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mercoledì 27 Gennaio 2021
La pandemia cancella 30mila liberi professionisti
Presentato a Milano il V Rapporto sulle libere professioni in Italia, a cura dell'Osservatorio di Confprofessioni. L’effetto Covid accelera la crisi del lavoro indipendente, che in un anno perde circa 170 mila posti di lavoro. Il settore libero professionale regge l’urto, ma all’appello mancano circa un milione di giovani lavoratori

L’onda d’urto provocata dall’emergenza Covid-19 si infrange in modo violento sulle libere professioni. Nei primi sei mesi del 2020, oltre 30mila liberi professionisti (in prevalenza donne) hanno dovuto abbandonare la propria attività a causa della crisi innescata dalla pandemia, cui si aggiungono circa 170mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di lavoratori autonomi bloccati dal primo lockdown (dati fino a 3 maggio 2020). I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare, con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre del 2020 e si registrano significative contrazioni anche tra le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%). Pesante anche il bilancio per i professionisti-datori di lavoro, che nel primo trimestre del 2020 registrano una flessione del 16,7%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È questa la fotografia del settore professionale che emerge dal  V Rapporto sulle libere professioni in Italia 2020, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni.

La contrazione insiste soprattutto nel Nord Italia

La contrazione insiste prevalentemente nel Nord Italia (-23,9%), dove scende anche il numero di liberi professionisti senza dipendenti e nel Centro Italia (-28,3%). In netta controtendenza il Sud Italia, dove la variazione risulta invece positiva per entrambe le componenti e a crescere è soprattutto il numero di datori di lavoro (+15,9%). Lo stato di emergenza economica dei professionisti è confermato anche dal massiccio ricorso alle misure di sostegno messe in campo nei vari Dpcm varati durante la pandemia. Ad aprile, le Casse di previdenza professionali hanno accolto oltre 400mila domande per l’indennità dei 600 euro, introdotta dal decreto “Cura Italia”; mentre a maggio sono state quasi 5 milioni le domande dei lavoratori autonomi, iscritti alla gestione separata, pervenute all’Inps, con una percentuale di accoglimento che supera l’80%. «L’impatto del Covid–19 sul lavoro indipendente è stato pesantissimo», commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Nelle fasce di età più giovani mancano all’appello quasi un milione di persone: un crollo solo in parte compensato dalle fasce di età più anziane e dai nuovi ingressi dei laureati (+372mila), che di norma si vanno a collocare tra i liberi professionisti».

Nel 2019 quasi 300mila professionisti in più del 2009

Con poco più di 1,4 milioni di persone, il comparto dei liberi professionisti costituiva nel 2019 oltre il 6% degli occupati in Italia e il 27% del complesso del lavoro indipendente. Secondo i dati Istat, elaborati dall’Osservatorio libere professioni, si tratta di un aggregato in forte crescita: nel 2019 si contano quasi 300mila professionisti in più rispetto al 2009 (+18%). Insieme alla categoria degli imprenditori, che conta numeri più contenuti, le libere professioni rappresentano l’unico segmento in crescita all’interno del lavoro indipendente ma, come si sottolineava, in tendenziale declino nell’ultimo decennio (-730 mila unità). Il trend di crescita trova conferma nel contesto europeo, dove la quota dei liberi professionisti passa dai poco più di 5 milioni del 2009 agli oltre 6,4 milioni del 2019 (+26,5%). 

Redazione Mondo Business
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