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domenica 5 Luglio 2020
La Pa: debitore sì, ma cliente principale delle imprese
Come rileva la Cgia, nonostante i ritardi nei pagamenti, con i suoi 140 miliardi di euro di commesse all’anno, pari a circa l’8% del Pil nazionale, la nostra pubblica amministrazione è la principale cliente di una parte importante delle imprese italiane. In termini assoluti, infatti, le aziende che lavorano per gli enti statali sono circa un milione

«Sebbene la puntualità dei pagamenti rimanga ancora una questione irrisolta», afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «con i suoi 140 miliardi di euro di commesse l’anno, pari a circa l’8% del Pil nazionale, la nostra pubblica amministrazione è la principale cliente di una parte importante delle imprese italiane. In termini assoluti, infatti, le aziende che lavorano per  gli enti statali sono circa un milione». Gli artigiani mestrini sollevano anche un grosso interrogativo: «Dopo la sentenza di condanna emessa dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel gennaio scorso, corriamo il pericolo di pagare una maxi multa da 2 miliardi di euro?».

Quasi la metà dei mancati pagamenti è riconducibile alla sanità

Il dubbio è emerso a seguito delle dichiarazioni rilasciate  da alcuni autorevoli esperti, che hanno sostenuto che i sistematici ritardi nei pagamenti compiuti dalla nostra Pa potrebbero far scattare una sanzione europea come quella ricevuta per le quote latte, che finora è costata all’Italia circa 2 miliardi di euro. Tutto questo, comunque, potrà essere evitato se lo Stato italiano metterà fine a questa cattiva abitudine. Ipotesi che pare difficilmente perseguibile, considerata la crisi di liquidità post-Covid, che sta colpendo anche lo Stato e le sue articolazioni periferiche, almeno per l’anno in corso. «Alla luce del fatto che quasi la metà di questi mancati pagamenti sono riconducibili alla sanità», aggiunge Zabeo, «perché non ricorrere alla nuova versione del Mes, anche per liquidare i fornitori delle nostre aziende ospedaliere?»

Nessuno è in grado di affermare a quanto ammonta il debito

«Ma la cosa più inammissibile di tutta questa vicenda», prosegue la Cgia,  «è che nessuno è in grado di affermare a quanto ammonta esattamente il debito commerciale della nostra pubblica amministrazione e nonostante da qualche anno le imprese che lavorano per la Pa abbiano l’obbligo di emettere la fattura elettronica. Ricordiamo, inoltre, che l’avvento di quest’ultima avrebbe dovuto eliminare un altro grosso problema che assilla i fornitori degli enti pubblici: vale a dire lo split payment. «La nostra Pa», conclude il segretario della Cgia, Renato Mason, «non solo paga con ritardi spesso ingiustificabili, ma quando lo fa non versa più l’Iva al proprio fornitore. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, scontano anche il mancato incasso dell’imposta che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti correnti».

La tendenza a pagare solo fatture di importo elevato penalizza le Pmi

La Cgia, infine, sottolinea che secondo i dati riportati dalla Corte dei conti si starebbe consolidando una tendenza in atto da alcuni anni, che vede le amministrazioni pubbliche puntuali nel pagamento delle fatture di importo maggiore e in ritardo intenzionale nella liquidazione di quelle di importo meno elevato. «Una modalità operativa che ovviamente penalizza le piccole imprese che, generalmente, lavorano in appalti o forniture di importi nettamente inferiori a quelli “riservati” alle attività produttive di dimensione superiore».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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