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venerdì 14 Agosto 2020
La Pa continua a non pagare i suoi debiti alle imprese
Nonostante i 12 miliardi di euro stanziati dal Governo a questo scopo, la Pubblica amministrazione non paga i propri fornitori. Si tratta di un tema che sta molto a cuore a centinaia di migliaia di imprese che lavorano per lo Stato. Cosa è successo nelle ultime settimane?

Tramite la Cassa depositi e prestiti (Cdp), il decreto “Rilancio” ha messo a disposizione delle Aziende sanitarie locali, delle Regioni e degli enti locali 12 miliardi di euro per liquidare i debiti commerciali maturati prima della fine del 2019. Eppure, entro lo scorso 7 luglio, termine entro il quale le articolazioni periferiche della Pa dovevano presentare la richiesta di denaro alla Cdp, sembra che, secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa specializzata, sia stato richiesto solo un miliardo. La conferma di questo clamoroso flop emerge dalla lettura delle bozze del decreto “Agosto”: all’art. 55, il Governo ha riaperto i termini per la presentazione della domanda alla Cdp. Pertanto, si potrà chiedere l’anticipazione di liquidità per pagare i creditori tra il 21 settembre e il 9 ottobre prossimi.

Compensare i debiti della Pa con le passività delle imprese

«In questi giorni, tutta l’opinione pubblica è indignata per i 600 euro di bonus incassati da parlamentari e consiglieri regionali», denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «ma, a nostro avviso,  è decisamente più immorale che moltissime Ats, Regioni e Comuni non abbiano pagato 12 miliardi di euro ai propri creditori, sebbene la Cdp abbia messo a disposizione un prestito trentennale a un tasso dell’1,22%. Per risolvere l’eccessivo stock di debito commerciale accumulato dalla Pa c’è solo una cosa da fare: bisogna consentire la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti dell’amministrazione verso le imprese e le passività fiscali e contributive in capo a queste ultime».

I ritardi dei pagamenti penalizzano soprattutto le Pmi

«Dalla segnalazione riportata dalla Corte dei conti», afferma il segretario della Cgia, Renato Mason, «si starebbe consolidando una tendenza in atto da alcuni anni, che vede le amministrazioni pubbliche saldare con puntualità le fatture di importo maggiore e ritardare intenzionalmente la liquidazione di quelle di dimensione meno elevate. Una modalità operativa che, ovviamente, penalizzerebbe le piccole imprese che, generalmente, lavorano in appalti o forniture di importi nettamente inferiori a quelli “riservati” alle attività produttive di dimensione superiore. Senza liquidità, molte Pmi non hanno futuro e, paradossalmente, rischiano di chiudere per troppi crediti inesigibili».

Nel secondo trimestre 8 ministeri su 13 hanno pagato in forte ritardo

«A dimostrazione della difficoltà in cui versano le aziende che lavorano con la Pa, segnaliamo i tempi di pagamento dei ministeri italiani», precisa la Cgia. «Nel secondo trimestre di quest’anno, 8 su 13 hanno pagato in ritardo i propri fornitori. Gli altri 5 non hanno ancora aggiornato l’indice di tempestività dei pagamenti, che misura i giorni di ritardo o di anticipo in cui vengono saldati i fornitori rispetto alle scadenze previste dal contratto. La situazione più difficile è in capo alle  attività economiche che hanno lavorato per il ministero dell’Interno: tra aprile e giugno sono state liquidate mediamente con 62 giorni di ritardo. Contravvenendo alle disposizioni di legge, cinque ministeri (Lavoro, Esteri, Giustizia, Salute e Istruzione) non hanno ancora  aggiornato i dati del secondo trimestre, mentre addirittura quelli della Giustizia e della Salute non hanno ancora reso disponibili gli indici di tempestività del primo trimestre del 2020».

Bankitalia stima che i debiti della Pa ammontino a 53 miliardi

«Secondo gli ultimi dati disponibili, riportati nella Relazione annuale 2018, presentata il 31 maggio 2019 dalla Banca d’Italia, l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra Pa sarebbe pari a circa 53 miliardi di euro, metà dei quali ascrivibili ai ritardi di pagamento. L’utilizzo del condizionale è d’obbligo, visto che il periodico monitoraggio condotto dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini campionarie condotte sulle imprese e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza. Tuttavia, di una cosa siamo certi: le statistiche di Bruxelles ci dicono che, nonostante gli sforzi fatti in questi ultimi anni, la nostra Pa è comunque tra le peggiori pagatrici d’Europa».

Redazione Mondo Business
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