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giovedì 23 Luglio 2020
La liquidità alle Pmi è la chiave per superare la crisi
Il Rapporto regionale Pmi 2020, redatto dal Cerved in collaborazione con Confindustria, ha analizzato lo stato di salute di 156mila piccole e medie imprese italiane. Il Rapporto conferma come la lenta ripresa delle Pmi italiane avesse esaurito la spinta già prima dell’epidemia. Su queste tendenze si è innestata l’emergenza sanitaria da Covid-19, che avrà un impatto senza precedenti sui conti delle Pmi

Le Pmi analizzate rappresentano un aggregato molto significativo, che costituisce l’ossatura della nostra economia. Il Rapporto regionale Pmi 2020 ha analizzato infatti lo stato di salute economico-finanziaria e le prospettive di 156mila società italiane, che impiegano tra 10 e 249 addetti e con un giro d’affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro. Con più di 93mila società nelle regioni settentrionali, il Nord è l’area con la maggior presenza di Pmi, che risultano comunque molto presenti anche nel Centro (32mila società) e nel Mezzogiorno (31mila). Questo aggregato produce un valore aggiunto pari a 224 miliardi di euro.

La ripresa aveva esaurito la sua spinta già nel 2018

È necessario, da un lato, garantire tempestivamente risorse finanziarie alle Pmi che potrebbero subire gli effetti di trascinamento della crisi di liquidità e, dall’altro, agganciare una ripresa solida, che consenta loro di ripagare i debiti accumulati e investire. I dati esaminati dimostrano che la ripresa aveva esaurito la sua spinta già nel 2018, dopo aver toccato l’apice l’anno precedente. Per esempio, il numero di nuove società di capitali “vere” (non riconducibili a precedenti imprese) ha arrestato una corsa che durava dal 2013, anno in cui erano state introdotte le Srl semplificate per incentivare la nuova imprenditoria. Nel 2019 sono state iscritte poco meno di 93mila società di capitali; un dato in diminuzione, rispetto al record di 98.510 unità registrato l’anno precedente (-5,8%).

Il Covid produrrà effetti senza precedenti sull’economia

Secondo tutti gli istituti di ricerca nazionali e internazionali, il Covid-19 produrrà impatti sull’economia senza precedenti, superando gli effetti della recessione del 2009, fin qui la peggiore per l’Italia dal secondo dopoguerra. Data la forte incertezza relativa all’evoluzione dell’epidemia, il Cerved ha considerato due scenari, nel secondo dei quali si ipotizza una nuova ondata di contagi e un nuovo lockdown in autunno, anche se di entità minore rispetto a quello di marzo e aprile. In base al primo modello, si prevede che le Pmi italiane contrarranno il fatturato del 12,8% nel 2020, con un rimbalzo dell’11,2% nel 2021, insufficiente per ritornare oltre i livelli del 2019. Nel complesso, questo si tradurrà in una perdita di 227 miliardi di euro di fatturato nel biennio 2020-21, rispetto a uno scenario tendenziale di lenta crescita delle vendite. In caso di nuove ondate del Covid-19, il calo dei ricavi è stimato a -18,1% per l’anno in corso (+16,5% nel 2021), con minori ricavi che sfioreranno i 300 miliardi di euro per le Pmi analizzate nel biennio di previsione. Gli impatti saranno fortemente asimmetrici a seconda dell’attività dell’impresa.

Possibile crisi di liquidità per più di un terzo delle imprese esaminate

Lo choc senza precedenti per le Pmi italiane potrebbe trasformarsi in una recessione lunga e con conseguenze sociali difficilmente sostenibili, nel caso di fallimenti in massa e di perdita di capacità produttiva. Questo dipenderà sia dall’efficacia delle misure di breve termine, con cui il Governo è intervenuto nella fase di emergenza per fornire liquidità al sistema, sia da quelle con un orizzonte più lungo, mirate ad agganciare una ripresa solida. Un’analisi condotta sui bilanci delle Pmi indica che più di un terzo delle 156 mila società analizzate (60 mila unità secondo lo scenario base e 70 mila in caso di una nuova ondata di contagi dopo l’estate) potrebbe entrare in crisi di liquidità nel corso del 2020 per effetto del Covid-19; sarebbero necessari tra i 25 e i 37 miliardi di euro per superare questa fase, evitando costi sociali molto importanti, con 1,8 milioni di lavoratori impiegati nelle Pmi con potenziali problemi di liquidità.

Necessaria una policy per il rilancio strutturale delle Pmi

Nel complesso, le misure per l’emergenza fin qui adottate sono state sicuramente utili per garantire la sopravvivenza delle Pmi, ma hanno considerato solo in parte le loro criticità complessive e quelle specifiche della loro localizzazione territoriale, certamente amplificate dalla crisi in atto. In prospettiva, è necessaria una policy che sappia affrontarle o, in poche parole, un’efficace politica per le Pmi, per passare dall’emergenza e, più decisamente, al rilancio in una prospettiva di cambiamento strutturale. Le criticità strutturali delle Pmi sono ben note e persistenti, tra le più rilevanti: la resilienza economico-finanziaria; l’accesso al credito; ricerca e sviluppo; la digitalizzazione; l’internazionalizzazione; la sostenibilità ambientale e la crescita dimensionale.

 

Redazione Mondo Business
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