PRIMO PIANO
lunedì 6 Luglio 2020
La crisi colpisce soprattutto donne e contratti a termine
«Il nostro Paese ha le pile scariche e il coronavirus ha accentuato ancora di più le disuguaglianze. La flessione della componente femminile è stata quasi doppia rispetto a quella maschile, mentre il calo complessivo dei contratti a termine nel bimestre marzo-aprile ha raggiunto le 270mila unità ». È quanto dichiara Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp
Sebastiano Fadda

«Nei due mesi di lockdown», dichiara Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, «la flessione della componente femminile dell’occupazione è stata quasi doppia rispetto a quella maschile (-1,5% contro -0,8% nel periodo marzo-aprile 2020, rispetto al mese di febbraio). Va sottolineato che si registra un fenomeno opposto a quanto osservato nel corso delle due fasi recessive del 2009 e del 2013. In quell’occasione, infatti, la componente maschile subì una diminuzione pari al 6,5%, a fronte di una sostanziale stabilità delle donne occupate (+0,15%)».

Nell’occupazione a termine si conferma una diminuzione marcata

«Per quanto riguarda l’occupazione a termine, che già dal mese di marzo ha fatto registrare una flessione preoccupante», aggiunge Fadda, «si conferma nel mese di aprile una diminuzione marcata, con un’ulteriore perdita di 130mila occupati; il calo complessivo nel bimestre marzo-aprile ha raggiunto le 270mila unità, vale a dire poco meno del 70% dell’intero calo occupazionale. I lavoratori temporanei, sia con contratti di lavoro subordinato a termine che con altre forme di lavoro non-standard, sono generalmente più esposti a crisi di natura esogena e congiunturale. Nel caso dell’emergenza sanitaria, la perdita del lavoro di occupati temporanei rafforza la necessità di tutela del reddito di una quota importante della popolazione, sostenuta in misura minore dai provvedimenti di sostegno varati nel corso delle diverse fasi del lockdown, rispetto agli occupati dipendenti a tempo indeterminato.

Servono politiche attive del lavoro per accompagnare la transizione

«I contratti a termine si sono interrotti per naturale scadenza dei termini e non usufruiscono delle misure relative ai rapporti di lavoro rimasti attivi, così come non sono sottoposti, per lo stesso motivo, al divieto di licenziamento. Il riassorbimento di tali lavoratori», osserva il presidente dell’Inapp, «più che dalle misure di natura giuridica, relative alla causalità o altro, dipenderà dalle prospettive di solidità della ripresa, alimentate da positivi sbocchi di mercato. Ma non illudiamoci: questa ripresa non sarà uniforme o equiproporzionale in tutti i settori. Ci sarà un cambiamento strutturale e questo richiede adeguate misure di politica attiva del lavoro per sostenere la transizione dei lavoratori da un settore all’altro, anche attraverso efficaci interventi di formazione di nuove competenze e nuove abilità professionali».

Un sistema flessibile per sfruttare le potenzialità che si apriranno

Sempre secondo il presidente dell’Inapp: «La grande sfida, tramite politiche industriali adeguate, sarà quella di rendere il sistema tanto flessibile da sfruttare al massimo e con prontezza  le potenzialità di sviluppo che si aprono per alcuni settori, in cui dovranno concentrarsi i maggiori investimenti sia pubblici che privati, come per esempio il settore della sanità, il settore delle nuove fonti di energia, il settore dell’infrastrutturazione informatica, il settore della manutenzione del territorio e del risanamento urbano, il settore della logistica, il settore della ricerca in genere, e così via; ma anche l’area delle piccole imprese, capaci di inserirsi nelle catene di valore di dimensioni più ampie e  internazionali oppure capaci di riorganizzarsi e operare nelle numerose nicchie di qualità che si possono manifestare con la crescita della domanda».

 

Redazione Mondo Business
RICHIEDI LA TUA
COPIA GRATUITA
RICEVILA ADESSO