PRIMO PIANO
giovedì 10 Dicembre 2020
La burocrazia sta rallentando gli investimenti
Rispondendo a un’indagine realizzata da Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Confindustria, Ance e Luiss, 5.104 stazioni appaltanti e 217 operatori economici hanno fornito una vera e propria radiografia delle difficoltà del sistema dei contratti pubblici nel nostro Paese

Dall’indagine su infrastrutture e contratti pubblici, realizzata da Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Confindustria, Ance e Luiss, emerge un giudizio critico sul Codice dei contratti pubblici del 2016, che risulta di difficile applicazione e che ha rallentato la realizzazione degli investimenti, oltre ad aver aggravato gli adempimenti burocratici. Anche il decreto “Sblocca cantieri” non sembra aver risolto le principali criticità normative preesistenti (lo pensa l’81% dei Responsabili unici del procedimento più giovani e le percentuali scendono al salire dell’età, fino a un comunque robusto 62% nella fascia dei più anziani).  Ci sono perplessità anche sulla normativa anticorruzione: solo il 13% dei Rup che hanno un ruolo di direttore/dirigente apicale la ritiene utile e rispondente a esigenze di trasparenza.

La richiesta delle imprese è quella di semplificare e di farlo presto

Tra le misure che potrebbero far funzionare meglio il sistema, gli oltre 5mila Rup consultati indicano una razionalizzazione del numero delle stazioni appaltanti e secondo le 217 imprese è fondamentale un percorso di qualificazione e professionalizzazione delle stazioni appaltanti. Questi sono solo alcuni dei dati della ricerca, che è stata illustrata nel corso dell’evento online “Perché in Italia le opere pubbliche sono ferme?” da Bernardo Giorgio Mattarella, docente ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss “G. Carli”. In apertura dei lavori, il presidente della Regione Liguria e vice presidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, ha ricordato che oggi,  attraverso i dati di questa ricerca, più di 5mila Responsabili unici del procedimento e oltre 200 imprese di diverse dimensioni inviano al mondo delle istituzioni un messaggio univoco: “semplificate davvero e fate presto!”.

I tabù che Stato e Regioni devono sfatare

I lavori sono poi proseguiti con una tavola rotonda, moderata da Giorgio Santilli (Il Sole 24 ore), a cui hanno partecipato Giuseppe Busia (Presidente Anac), Fulvio Bonavitacola (coordinatore della commissione Infrastrutture, Mobilità e Governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome), Giulio Veltri (consigliere di Stato), Stefan Pan (delegato del presidente di Confindustria) ed Edoardo Bianchi (vice presidente Ance). L’intervento di Paola De Micheli, ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha quindi concluso i lavori. Prendendo spunto proprio dai dati presentati, Bonavitacola si è soffermato su alcuni tabù che Stato e Regioni hanno il dovere di sfatare insieme. «Il primo è che la complessità delle procedure possa rappresentare un antidoto alla corruzione; il secondo è che il processo di responsabilizzazione del dirigente pubblico coincida con un aggravio normativo. Al contrario, quest’ultimo ha generato il fenomeno diffuso della “paura della firma” e una fuga dalla responsabilità. Infine, il tema delle procedure di gara e delle aggiudicazioni ha bisogno di un serio tagliando. Temi su cui, come Conferenza delle Regioni, abbiamo avanzato diverse proposte concrete, ma siamo stati finora inascoltati; ora ci auguriamo che l’atteggiamento dell’Esecutivo cambi».

Non servono correttivi e deroghe ma un sistema normativo semplice e stabile

«L’uscita dalla crisi economica provocata dalla pandemia non può prescindere da un effettivo rilancio della politica infrastrutturale e dal miglioramento dell’efficienza programmatica e realizzativa degli investimenti in opere pubbliche», ha aggiunto Pan. «Giocano un ruolo determinante l’efficienza dei processi decisionali; l’adeguamento professionale e tecnologico della pubblica amministrazione; una migliore qualità progettuale e un’efficace regolazione del mercato dei contratti pubblici. Per il buon funzionamento complessivo della politica infrastrutturale non si può ricorrere continuamente a correttivi o a deroghe, ma serve un sistema normativo e regolatorio il più possibile semplice, chiaro, flessibile e ragionevolmente stabile nel tempo». Infine, Bianchi ha rimarcato che: «Che da oltre vent’anni il mercato dei lavori pubblici è afflitto da una schizoide ipertrofia normativa e da una progressiva carenza di risorse, perché queste ultime destinate prioritariamente a favore della spesa corrente. In tutto il settore vige una presunzione di colpevolezza che ha definitivamente bloccato ogni cosa. Per rilanciare il Paese, serve chiarezza sulla centralità delle infrastrutture, per ora solo a parole».

Redazione Mondo Business
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO