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sabato 18 Aprile 2020
La burocrazia costa 57,2 miliardi di euro alle imprese
Secondo la Cgia di Mestre, a rendere difficile il rapporto tra aziende e pubblica amministrazione è l'iper legiferazione che caratterizza il nostro Paese

Ammonta a 57,2 miliardi di euro il costo che ogni anno grava sulle imprese italiane, a causa della burocrazia, il cui meccanismo di funzionamento rende complicato il rapporto tra le aziende e la pubblica amministrazione. È quanto rende noto l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. «Basti pensare che, al netto delle disposizioni prese dalle singole Regioni, in questi ultimi due mesi il Governo ha approvato una dozzina di decreti, costituiti da oltre 170 pagine,  per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e molti di questi sono pressoché indecifrabili».

La confusione degli imprenditori 

«Per esempio, l’ultimo: il decreto “Liquidità”, che ha causato grossi problemi alle strutture operative sia delle banche sia del Fondo di garanzia gestito dal Mediocredito Centrale. A distanza di dieci giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, infatti, nessuna impresa è ancora riuscita a ottenere un euro di prestito. Senza contare che, da parecchie settimane, commercialisti, consulenti del lavoro e associazioni di categoria sono letteralmente sommersi dalle telefonate degli imprenditori, che non sanno se e come possono slittare il pagamento delle tasse; come ricorrere alla CIG e quando verrà erogata ai propri dipendenti o se possono tornare a operare».

160mila norme contro le 5.500 della Germania

«In Italia», dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «si stima vi siano 160mila norme, di cui 71mila promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7mila, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3mila. Tuttavia, la responsabilità di questa iper legiferazione è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che, negli ultimi decenni, il nostro quadro normativo ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di numerosi decreti attuativi. Questa procedura ha aumentato a dismisura la produzione normativa in Italia, gettando nello sconforto cittadini e imprese, che ogni giorno sono chiamati a rispettarla».

I primi penalizzati sono i funzionari pubblici

Che cosa si potrebbe fare per migliorare l’efficienza della nostra pubblica amministrazione, alleggerendo così i costi amministrativi delle aziende? «Innanzitutto, come dicevamo più sopra, bisogna semplificare il quadro normativo», prosegue Zabeo. «Cercare, dove è possibile, di non sovrapporre più livelli decisionali sulla stessa materia e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della pubblica amministrazione. Con troppe leggi e regolamenti, i primi penalizzati sono proprio i funzionari pubblici, che nell’incertezza si “difendono” spostando nel tempo le decisioni».

Alcuni suggerimenti per sburocratizzare il Paese

«Nello specifico, è necessario migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese; monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure, per poter introdurre tempestivamente dei correttivi; consolidare la digitalizzazione della pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili; far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche, per evitare la duplicazione delle richieste; permettere all’utenza la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze; procedere e completare la standardizzazione della modulistica e accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici, attraverso un’adeguata e continua formazione».

 

 

Redazione Mondo Business
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