PRIMO PIANO
giovedì 27 Febbraio 2020
La bellezza sostenibile della Ancorotti Cosmetics
L’imprenditore cremasco Renato Ancorotti, presidente dell'associazione Cosmetica Italia, racconta gli enormi risultati raggiunti dalla sua azienda nella produzione green
Renato Ancorotti

Non solo le alghe, utilizzate come preziosi ingredienti per salutari linee di cosmetici. Il make up di qualità ed ecosostenibile è sempre più ricercato e i brand cosmetici sembrano aver colto l’esigenza. Tant’è vero che il mercato italiano della cosmesi green ha già sfondato quota un miliardo di euro. «Essere green nella cosmesi è un must. La vera sfida per l’industria cosmetica è la sostenibilità ambientale», avverte Renato Ancorotti, presidente dell’associazione Cosmetica Italia, che conta 500 aziende. «La sostenibilità, se affrontata con consapevolezza e serietà, può trasformarsi in un fattore di successo in grado di incrementare la competitività e l’innovazione aziendale, oltre che la reputazione». Renato Ancorotti è anche presidente della Ancorotti Cosmetics Spa di Crema, l’azienda con cui proseguiamo il nostro percorso tra le realtà produttive cremonesi che hanno deciso di investire nell’economia green. 

La sua azienda come guarda alla sostenibilità? «A 360 gradi: dalla selezione delle materie prime al processo industriale. Abbiamo ottenuto enormi risultati in termini ambientali». Ci può fornire qualche esempio? «Da una mappatura delle emissioni è emersa una diminuzione di CO2 pari al 12%, mentre confrontando gli ultimi dati con quelli raccolti nel 2015 abbiamo osservato una significativa riduzione del consumo di acqua (-26.2%), metano (-37%) ed energia elettrica (-42.5%): obiettivi raggiunti grazie all’introduzione di nuovi macchinari di ultima generazione e all’implementazione di misure di efficientamento strutturale ed energetico. Il 95% dei rifiuti sono oggi riciclati o riutilizzati. Il nuovo stabilimento è dotato di un impianto per il riciclo dell’isododecano, che ha determinato un taglio del 70% sull’acquisto di questa sostanza utilizzata nella lavorazione delle polveri cosmetiche. Non bisogna dimenticare, infine, che abbiamo recuperato una struttura abbandonata e degradata proprio nel cuore della città, risanando una ferita di 30mila metri quadrati».

La sostenibilità è anche un dovere sociale. È d’accordo? «Certo. In Ancorotti Cosmetics siamo molto coscienti della nostra responsabilità sociale d’impresa. I nostri dipendenti sono 326, di cui il 63% sono donne. Contiamo ventuno diverse nazionalità, l’età media è di 36 anni e il 96% dei lavoratori sono assunti a tempo indeterminato. L’integrazione di categorie svantaggiate è incoraggiata attraverso iniziative come la “Rete per la Cosmesi”, un progetto finalizzato a favorire l’acquisizione di competenze di mestiere in collaborazione con agenzie di recruiting, Cisl e Caritas, che ha portato alla stabilizzazione di diciannove profili. Infine, siamo costantemente impegnati nel campo dell’istruzione e della formazione: abbiamo contribuito alla realizzazione dell’Its in Cosmesi 4.0, un corso post diploma di durata biennale lanciato da Cosmetica Italia e da altri partner territoriali». Ancorotti, quale sassolino dalla scarpa vuole togliersi? «Inventarsi la “Plastic Tax” significa non avere alcuna visione dell’industria italiana. La plastica è la materia prima che più si adatta al sistema industriale, il contenitore ideale. Tant’è vero che la bioplastica rappresenta solo il 2% dei circa 335 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno».

Non sarebbe meglio usare il vetro? «Serve più energia a fondere il vetro che la plastica e più energia significa più CO2. Servono più camion per trasportarlo e quindi più produzione microplastiche nell’aria. Ma ci sono altre dicerie da sfatare». Per esempio? «Nessuno si preoccupa dei telefonini, che a fine vita, già programmata, producono in un anno montagne di rifiuti non riciclabili alte come 3.600 Tour Eiffel; quanto invece alle auto elettriche, non sappiamo ancora come smaltiremo le batterie. Certo, si può fare un prodotto cosmetico sostenibile, il problema è dove metterlo. Bisogna quindi arrivare a trovare un’alternativa alla plastica, studiando un nuovo prodotto, ma ci vogliono investimenti e tempo. Non ci meritiamo una classe politica che mette tasse senza studiare i problemi e senza preoccuparsi delle conseguenze».

Redazione Mondo Business
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO