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venerdì 6 Novembre 2020
Il sistema moda lancia un SOS al Governo
Alessandra Ginelli, referente regionale lombarda di CNA Federmoda, si rivolge al Governo per illustrare l'emergenza che sta vivendo il settore italiano, fatto soprattutto di piccole aziende e di imprese artigiane, e far comprendere quanto sia necessaria una strategia fin da subito, per evitare pesanti ripercussioni sull'economia del Paese
La recente premiazione dell'Atelier Barbara Montagnoli alla Torino Fashion Week

CNA Federmoda chiede al Governo attenzione per il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese della moda italiana, illustrando in una lettera la drammatica situazione del settore e proponendo una serie di misure specifiche. «Le varie misure fin qui introdotte, per supportare i diversi settori produttivi, non hanno dedicato la dovuta attenzione a questo comparto, che ha tanta rilevanza in termini di saldo positivo per la bilancia commerciale del Paese e rappresenta un biglietto da visita dell’Italia nel mondo. La filiera della moda italiana rappresenta una realtà unica nel panorama internazionale».

Necessaria una moratoria finanziaria e contributiva per 18 mesi

«La forza del nostro sistema moda», interviene Alessandra Ginelli, titolare dell’Atelier Barbara Montagnoli di Crema e portavoce regionale di CNA Federmoda Lombardia, «è data dal permanere in Italia di un tessuto imprenditoriale fortemente connesso ai territori e trae energia dalle migliaia di imprese artigiane e piccole aziende, che anche nel nostro territorio apportano competenze e flessibilità all’intera filiera. Recenti iniziative di brand primari della nostra moda hanno ben evidenziato come parte del loro valore è basato sul rapporto con la filiera produttiva nazionale e in primo luogo con l’artigianato. È necessario adottare fin da subito una strategia della resistenza per preservare il settore, garantendo una moratoria finanziaria e contributiva per 18 mesi, a partire da gennaio 2021, periodo che rappresenta il ciclo finanziario standard per un’azienda di abbigliamento e l’adozione degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021».

La campagna vendite invernale 2020 si è conclusa a metà

«La vita produttiva delle aziende di moda», prosegue Ginelli, «è organizzata sulle collezioni Autunno/Inverno e Primavera/Estate, ma la pandemia e la conseguente, progressiva, chiusura del traffico di persone a livello internazionale, esploso a fine febbraio in Italia, ha determinato l’interruzione della campagna vendita invernale, tanto che Milano è stata colpita proprio durante la settimana della “Moda Donna”, con fiere e sfilate in corso; di fatto, la campagna vendite invernale 2020 si è conclusa a metà. Nello stesso momento, erano in corso le consegne della Primavera/Estate 2020 e in questo caso la merce inviata dalle aziende o non è stata ritirata oppure è stata ritirata dai negozianti che dopo pochi giorni hanno dovuto chiudere per il lockdown. Per realizzare la produzione invernale, le aziende che hanno voluto regolarmente consegnare il venduto hanno acquistato i materiali nonostante le chiusure, per rispondere agli ordini nei tempi e modi consueti, e allo stesso tempo hanno concesso dilazioni di pagamento ai clienti con le attività chiuse, per garantire la continuità dei rapporti».

Occorre mantenere la cassa integrazione per tutto il 2021

«La campagna vendite P/E 2021 è iniziata da luglio, per via della cancellazione di diverse manifestazioni, mentre gli eventi in formato virtuale e i pochi eventi all’estero non hanno dato i risultati sperati. La situazione complessiva a livello mondiale ha ridotto mediamente gli acquisti del 50%. Ora, la cosiddetta seconda ondata determina un ulteriore danno per la stagione invernale 2020/2021 e si ripercuoterà sulla prossima campagna vendita 2021/2022. Stiamo quindi parlando di quattro stagioni, che significano due anni di investimenti senza ritorno, con un calo di fatturato del 2020 che si stima dal 35% al 60% e un’ulteriore previsione sulla P/E 2021 dal 50% al 70% in meno. Per le aziende che si trovano ad attraversare un periodo storico, per cui la mancanza di lavoro prolungata non può che determinare una forte riduzione del personale e mancanza di liquidità per far fronte agli impegni con i fornitori, è determinante il mantenimento della cassa integrazione per tutto il 2021».

Senza misure adeguate il settore sarà al collasso già l’anno prossimo

Sarebbe importante, inoltre, un’agevolazione fiscale per l’acquisto di prodotti made in Italy nel nostro Paese, che più degli altri sono il frutto di una sostenibilità sociale, economica e ambientale; tematica al centro delle politiche di sviluppo globali. Dobbiamo riuscire a promuovere il made in Italy nel mondo», conclude la referente regionale di CNA Federmoda, «e per far questo dobbiamo impiegare tutte le risorse a disposizione per l’internazionalizzazione, portando fisicamente le nostre aziende e i nostri prodotti nel mondo. La Moda ha bisogno di essere indossata, provata, raccontata fisicamente. La Moda è un settore ad alta intensità di manodopera, quindi per essere competitiva ha necessità di un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale e di flessibilità nell’utilizzo dei contratti a termine, oltre a un taglio contributivo importante per chi stabilizza e forma il personale in azienda. Se non verranno prese misure ad hoc, il settore è destinato a collassare, con una forte ripercussione negativa sul nostro Paese fin dal 2021».

 

Redazione Mondo Business
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