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domenica 8 Marzo 2020
Il Reddito di cittadinanza drena risorse contro la crisi?
La Cgia di Mestre fa notare che tra il Reddito, la Pensione di cittadinanza e “Quota 100” è prevista una spesa del 64% in più della misura economica anti crisi annunciata dal Governo
Paolo Zabeo, coordinatore Ufficio studi della Cgia di Mestre

Tra il Reddito, la Pensione di cittadinanza e “Quota 100”, nel 2020 è prevista una spesa di 12,3 miliardi di euro, il 64% in più della misura economica anti crisi annunciata nei giorni scorsi  dal Governo, che sarà pari a 7,5 miliardi. Una cifra che lascia ancor più perplessi dopo lo stato di restrizione deciso ieri dal presidente del Consiglio dei ministri per quanto riguarda la Lombardia e quattordici province del Centro-Nord. «Per dare un sussidio anche a chi è poco interessato a trovarsi un lavoro o vuole andare in pensione in anticipo, il Governo ha previsto per l’anno in corso una spesa di 12,3 miliardi di euro», interviene Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. «Invece, per affrontare una crisi economica che rischia di far scivolare il Paese in una recessione pesantissima, promette 7,5 miliardi. Insomma, per l’assistenza non badiamo a spese, ma per fronteggiare una crisi che si annuncia essere tra le più drammatiche degli ultimi settantacinque anni erogheremo una misura che, sebbene sia raddoppiata nel giro di pochi giorni, rimane ancora insufficiente».

La necessità di sbloccare le grandi opere pubbliche già finanziate

«Se da un lato il mondo produttivo chiede a gran voce un’importante manovra espansiva, in grado di rilanciare i consumi e la domanda interna, dall’altro il Governo affronta la crisi solo con misure di contenimento  che, pur essendo certamente importanti, necessiterebbero di essere integrate con un importante piano di investimenti a medio-lungo termine. Per questo invitiamo l’Esecutivo a sbloccare le grandi opere pubbliche già finanziate o fermate dall’eccessiva burocrazia, mutuando il successo che sta avendo il metodo Genova. Senza dimenticare che è necessario che la nostra pubblica amministrazione torni a pagare i debiti commerciali maturati con i propri fornitori».

Il deficit di competitività ci costa 40 miliardi di euro l’anno

Dalla Cgia, inoltre, segnalano che per l’anno in corso le politiche attive del mercato del lavoro costeranno 17 miliardi di euro, risorse che in gran parte sono gestite dalle Regioni. Vista la situazione che si profila, gli artigiani mestrini ritengono che sarebbe forse opportuno dirottare una parte di queste risorse verso interventi capaci di creare nuovi posti di lavoro, proprio attraverso la cantierizzazione delle opere pubbliche, per esempio, anziché sostenere iniziative volte a trovare un’occupazione a chi non ce l’ha, dato che, con la crisi in arrivo, difficilmente riuscirebbe a trovare un lavoro. D’altra parte, la necessità di tornare a investire massicciamente nelle infrastrutture è una priorità riconosciuta da tutti. Secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il deficit di competitività del nostro sistema logistico-infrastrutturale ci costa 40 miliardi di euro l’anno.

Molti altri interventi “minori” attendono di essere eseguiti

 La Cgia tiene comunque a precisare che, oltre alla realizzazione delle grandi infrastrutture materiali e immateriali, abbiamo bisogno di eseguire anche moltissimi interventi “minori” che sono però indispensabili per la messa in sicurezza di tante aree del Paese. Si ricorda, infatti, che l’88% dei quasi 8 mila Comuni italiani ha almeno un’area classificata a elevato rischio idrogeologico; il 40% circa delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica è ubicato in zone ad elevato rischio sismico; su 6mila opere monitorate dalle Province (gallerie, ponti, viadotti, ecc.) quasi 2mila necessitano di interventi urgenti; infine, il 38% circa dell’acqua trasportata dal sistema idrico pubblico si perde per strada a causa dell’elevato livello di deterioramento della rete.

 

 

 

 

Redazione Mondo Business
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