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giovedì 29 Agosto 2019
Il presidente della Provincia: «Non c’è tempo da perdere»
Abbiamo intervistato Paolo Mirko Signoroni, neo presidente della Provincia di Cremona, per affrontare nel dettaglio tutti i temi più urgenti del nostro territorio
Il presidente della Provincia, Paolo Mirko Signoroni

Paolo Mirko Signoroni, sindaco di Dovera, Comune al confine con il Lodigiano, è il nuovo presidente della Provincia di Cremona. Lo scorso 25 agosto, Signoroni, candidato del centrosinistra, che ha trovato l’appoggio anche di alcuni fuoriusciti da Forza Italia, ha avuto la meglio su Rosolino Bertoni, primo cittadino di Palazzo Pignano, in quota al centrodestra. Il neo presidente ha ottenuto 37.190 voti ponderati, contro i 31.276 del suo sfidante. I temi sul suo tavolo sono molti, alcuni dei quali particolarmente urgenti per il nostro territorio. Lo abbiamo quindi intervistato per rendere note nel dettaglio le sue priorità, partendo dal contenuto della sua prima dichiarazione pubblica.

Presidente, in quella occasione, lei ha sottolineato l’impegno a rapportarsi con le associazioni di categoria. Ritiene che il rapporto avuto finora tra Provincia e associazioni abbia funzionato oppure occorre un cambio di passo? «Il nostro territorio è composto da un grande patrimonio: piccole, medie e grandi imprese, eccellenze note in tutto il mondo. Credo, perciò, sia fondamentale avere una visione comune e condivisa con le parti socio-economiche, sull’onda del percorso già avviato dai miei predecessori. In questo senso, l’intuizione del Tavolo della Competitività è stata azzeccata, in quanto, dopo anni che non si riprendevano le tematiche lasciate in sospeso dal Patto dello Sviluppo, risalente alla presidenza Torchio, ora queste ultime sono tornate sotto i riflettori, all’interno di un percorso strutturato, che va seguito fino alla fine».

A proposito del Tavolo della Competitività, di recente il sindaco di Cremona ci ha espresso una sua perplessità in merito: se cioè questo Tavolo sia davvero lo strumento che serve o se invece occorra qualcos’altro, vista anche la necessità di prendere decisioni in tempi certi. Anche il sindaco di Crema è sembrato disponibile a uno strumento più ristretto. Qual è la sua opinione? «Come accennato, ribadisco la necessità che tutti abbiamo di fronte, sia che si tratti di un tavolo allargato sia di un comitato ristretto: risorse certe, in tempi stretti, con opere da subito cantierabili e coinvolgendo le comunità locali. Il metodo poi lo discuteremo. Sono un amministratore di un piccolo Comune, conosco molto bene le difficoltà quotidiane e non precorro i tempi senza un planning economico ben definito. Quello che conta è puntare su opere fattibili e non un libro dei sogni. Di sicuro, ci sono delle priorità, tra queste ovviamente quelle infrastrutturali e da qui bisogna partire».

A parte l’autostrada Cremona-Mantova, ci sono molte esigenze, da Crema a Casalmaggiore. E’ verosimile che nelle trattative con la Regione si possa accontentare tutti? «Mi sono insediato da  due giorni ma, a parte le necessarie formalità, ho già pianificato degli incontri per approfondire questi aspetti, soprattutto con i colleghi sindaci e in Regione. Non ho intenzione di aspettare i canonici quindici giorni di visione, pre-conoscenza eccetera; sono già al lavoro. Quello delle carenze infrastrutturali, tanto in tema di strade che di ferrovie, è un gravissimo problema, che ha relegato il nostro territorio in un limbo asfittico. Certamente tutti dobbiamo fare i conti con le ristrettezze finanziarie, che hanno colpito duramente dal 2014 ad aggi Province e Comuni, ma non si possono non considerare le necessarie esigenze di nuova mobilità a livello locale, dal Cremonese al Casalasco».

Il Masterplan 3C, il dossier redatto dal think tank The European House-Ambrosetti e commissionato dall’Associazione Industriali di Cremona, pone alcune priorità, tra cui l’individuazione di un brand, per rilanciare l’immagine del nostro territorio. Emergono già, però, le prime differenze, soprattutto tra Cremasco e Cremonese, differenze con cui spesse volte occorre fare i conti. Quale ruolo intende assumere al riguardo? «Non ho certo intenzione di soffermarmi a lungo sui vari modelli di brand, per quanto fondamentali: per questo vi sono persone che vi hanno lavorato e il Tavolo trarrà le sue conclusioni. Sono ben altre le questioni prioritarie, a iniziare da un visione strategica del territorio, che eviti l’isolamento dal resto della Regione e che permetta di calare sulle nostre comunità nuove opportunità e quindi occupazione e ricerca. Io rappresento tutto il territorio, che è uno solo, formato al suo interno da molto identità, come è giusto che sia, e che rappresentano la nostra ricchezza. Quello che serve sono risorse economiche importanti, perché non si deve perdere tempo; non ne abbiamo».

Quanto alla Fiera di Cremona, da tempo si dice che occorre rilanciarla, pena il suo decadimento. Anche in questo caso, però, nonostante il ruolo delle associazioni di categoria sia essenziale, c’è molta divisione sul tema. Come può agire la Provincia, in concreto? «È fondamentale un ruolo di mediazione. Le diverse posizioni vanno portate a sintesi già a partire dai prossimi mesi e sono certo che troveremo, tutti insieme, la giusta soluzione per il bene del territorio, che è l’unica cosa che conta, anche pensando ad alleanze non solo con le province limitrofe. Abbiamo un enorme potenziale, che sulla scorta di quanto già fatto, va portato a pieno regime. Già dai prossimi giorni avvierò le necessarie interlocuzioni».

 

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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