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venerdì 29 Gennaio 2021
Il peggio non è finito e il meglio arriverà solo gradualmente
La ripresa dell’economia italiana ha il passo del gambero. Dopo il balzo in avanti del terzo trimestre (+16 per cento), il Pil è arretrato nel quarto trimestre del 2020 e nel primo trimestre del 2021, disegnando così un andamento a W

La ripresa dell’economia italiana ha il passo del gambero. Dopo il balzo in avanti del terzo trimestre (+16%), il Pil è arretrato nel quarto 2020 e nel primo 2021, disegnando, così un andamento a W. Con le vaccinazioni e la graduale riapertura delle attività sociali, nel secondo semestre di quest’anno inizierà un percorso di recupero che diventerà più consistente l’anno prossimo. Ref ricerche prevede un +3,9% in media d’anno nel 2021 e +4,4 nel 2022. Tuttavia, alla fine di quest’anno, il Pil pro capite sarà ancora inferiore del 3%, rispetto ai livelli di fine 2019, mentre alla conclusione del biennio previsivo risulterà dell’1% sotto i valori pre-pandemia.

Cosa accadrà quando la fase di emergenza finirà?

Finora l’occupazione, misurata sul numero di persone, ha subito contraccolpi limitati (-300mila a novembre rispetto ai livelli pre crisi), grazie all’allargamento e potenziamento della rete degli ammortizzatori sociali (principalmente la Cig) e, soprattutto, il divieto di licenziare in presenza dello stato di emergenza. Una misura più corretta della caduta occupazionale si ha guardando alle ore lavorate, che sono crollate: -5,2% nel terzo trimestre, rispetto a fine 2019, corrispondenti a oltre un milione di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno. L’interrogativo cruciale è comprendere cosa accadrà quando la fase di emergenza finirà e scatteranno i tagli agli organici, che già molte imprese hanno definito per adeguare la capacità produttiva al più basso livello della domanda. La concentrazione settoriale della riduzione di prodotto e ore lavorate ha anche conseguenze in termini di ricollocazione dei lavoratori che hanno perso un impiego, considerando la difficoltà a riutilizzare le competenze acquisite in un settore diverso da quello di provenienza.

Disuguaglianze in aumento, con effetti sulla prossima ripresa

Nei settori più colpiti da questa crisi le professionalità acquisite sono frequentemente specifiche (si pensi a un cuoco, a un pilota di aereo o a un attore di teatro per fare qualche esempio) e non riutilizzabili in altri settori. Ci sono anche lavoratori con basse qualifiche (per esempio, gli addetti alle pulizie e atri servizi alla persona), il che implica che a una relativa capacità di reimpiego possano corrispondere forme di marginalizzazione dei lavoratori in aree del mercato caratterizzate da elevata precarietà dei rapporti di lavoro e salari molto bassi. Il largo uso degli ammortizzatori sociali ha favorito sinora la relativa stabilità dei redditi delle famiglie. La contrazione dei consumi si è tradotta in un incremento del risparmio, che trova riscontro anche nella crescita dei depositi bancari. Si è verificato quindi un aumento della ricchezza finanziaria. Tuttavia, queste dinamiche non sono state affatto uniformi. Ne è risultato un approfondimento delle disuguaglianze, con effetti sulla prossima ripresa dell’economia. L’ampliamento delle divergenze in termini di reddito e di ricchezza condiziona le aspettative e influenzerà non solo i comportamenti economici, ma anche i meccanismi di partecipazione alla vita politica.

Redazione Mondo Business
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