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martedì 15 Ottobre 2019
Il mercato automobilistico è pronto alla svolta green?
Cesare De Lorenzi, vice presidente nazionale di Federauto, difende il Diesel e mette in luce le contraddizioni della normativa europea
Cesare De Lorenzi

«Sgombriamo il campo da equivoci: i concessionari respirano la stessa aria di ogni altra persona; hanno anche loro dei figli e ci tengono a lasciargli in eredità un pianeta vivibile. Solo, per favore, facciamo chiarezza e diciamo le cose come stanno». Cesare De Lorenzi, vice presidente nazionale di Federauto, si dice pronto alla svolta “green” nel mondo dell’automotive, peraltro imposta a livello europeo già a partire dal 1 gennaio 2020, ma non ci sta a far passare il suo settore come il principale responsabile dell’emissione di gas serra nell’atmosfera: «Oltre l’80% dell’inquinamento di questo tipo non è dovuto all’utilizzo di auto o altri mezzi di trasporto. Se anche ricominciassimo ad andare tutti in carrozza, non cambierebbe nulla, perché le emissioni maggiori sono dovute ai consumi nelle abitazioni e nelle industrie».

Non esiste ancora un mercato dell’auto elettrica

 Qual è la situazione del mercato italiano? «Il nostro è un mercato fondamentalmente stabile, con alcune variazioni: a volte negative, a volte positive. Il mese di settembre, tra gli altri, è stato eccezionalmente positivo, facendo segnare un più 13%. Il problema semmai è quello che succederà in prospettiva. La strada ormai è tracciata in Unione europea e si andrà sempre più verso prodotti eco-sostenibili, con sanzioni, per chi non si adeguerà, in grado di mettere in ginocchio anche i giganti dell’industria automobilistica. E, tuttavia, c’è un però: il mercato dell’auto elettrica attualmente non esiste e non è previsto un grande sviluppo a breve, nei prossimi due o tre anni; si parla dell’1 o 2% a dir tanto. Ci sono quindi costi certi per i costruttori e di conseguenza per noi concessionari, ma non ancora un ritorno di volumi prevedibile».

La CO2 è aumentata nonostante lo stop ai vecchi Diesel

In questi ultimi anni, il Diesel ha subito duri attacchi. Sono giustificati? «Al riguardo è stata fatta una grandissima disinformazione, da parte dei media ma anche delle amministrazioni locali. Tutta la regolamentazione europea è volta a combattere la CO2 ma il nuovo Diesel Euro 6.2, da questo punto di vista, è del tutto a norma. Nelle città europee, però, è cominciata una campagna di divieto di ingresso per i Diesel fino all’Euro 4. Un grandissimo errore. Uno studio di Federauto, infatti, ha dimostrato che la CO2 è aumentata, nonostante questi divieti. Se poi vogliamo parlare di polveri sottili è un altro discorso, ma attualmente la normativa europea è incentrata sul contrasto alla CO2; non si parla d’altro ad oggi».

La confusione generata da paure e dati non corretti

Come se lo spiega? «Non abbiamo capito il perché. Come Federauto, abbiamo indirizzato di recente una lettera al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro competente, per spiegare esattamente questo: oggi, ci sono sul mercato dei motori Diesel straordinari quanto a efficienza ed emissione di scarico. Invece, si sta dicendo che il motore di domani sarà quello ibrido, quando si sa benissimo che, oltre i 50 chilometri l’ora, il motore ibrido va a benzina. In poche parole, in questo periodo di paure, più che di idee chiare e basate su dati certi, abbiamo finito col confondere le persone».

Il motore elettrico richiederà uno stile di vita molto diverso

«Il mercato dell’auto elettrica, come dicevo, non esiste, ma per un motivo molto semplice: mancano le infrastrutture apposite, le famose colonnine; non sono sufficienti gli incentivi, se poi non c’è il resto. Si può prevedere un certo sviluppo nel mercato metropolitano, e parlo soprattutto di Milano ma, se ci si allontana anche solo di poco e si arriva in Pianura Padana, ecco che non esiste nulla. Ma non è nemmeno solo un problema di infrastrutture: caricare la batteria di un’auto elettrica richiede trenta minuti di tempo; immaginiamoci le code. Hanno poi un’autonomia per un massimo di 300 chilometri  e si scaricano anche quando si utilizza l’aria condizionata. Quindi, si tratta di cambiare il concetto di mobilità e anche di stile di vita. Siamo pronti? E, poi, l’inquinamento prodotto dal litio delle batterie. Quanti sanno che la batteria di un’auto elettrica dura otto anni e che finora non si sa ancora come poterla smaltire. Quali saranno le discariche idonee? Ci si è preparati a questo problema?».

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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