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martedì 14 Aprile 2020
Il lavoro sarà sempre più smart. L’Italia è pronta?
Secondo Marco Ceresa, ad di Randstad Italia, i professionisti dell'Information Technology, come gli esperti di sicurezza informatica e Big Data, avranno un ruolo imprescindibile nel mondo del lavoro post Covid-19
Marco Ceresa

Marco Ceresa, ad di Randstad Italia, una delle principali agenzie per il lavoro, riflette con noi sulle prospettive occupazionali a breve-medio termine per il mercato. In che modo lo stato di emergenza inciderà sul mondo del lavoro? E quale ruolo rivestirà la tecnologia digitale, che sta già consentendo a molte aziende di poter continuare a lavorare, nonostante le restrizioni vigenti?

Ci sono già dei riscontri sulle professioni che saranno più ricercate nel breve termine o comunque è possibile prevedere quali saranno?

«Al momento, e con molta probabilità anche nel breve futuro, i settori in crescita sono quello infermieristico-Oss, biomedicale, informatico, delle pulizie e quello logistico. È cresciuta molto la richiesta per la Gdo, dove si cercano soprattutto addetti agli scaffali, cassieri, banconisti e magazzinieri mulettisti. In generale aumentano le domande per il comparto food, tra produzione e trasformazione degli alimenti. Abbiamo notato anche un aumento di richieste dal settore IT, per la gestione di strumenti e servizi a supporto dello smart working».

Quali invece le posizioni più a rischio?

«Indubbiamente le professioni legate al settore alberghiero e della ristorazione sono le più a rischio. Nello scenario attuale, i lavoratori più esposti sono quelli assunti con contratto a tempo determinato, molti dei quali in scadenza. La maggioranza di questi contratti viene firmata a inizio anno o dopo l’estate e, data l’emergenza, molti non saranno rinnovati».

È verosimile ritenere che lo smart working, le conference call e, in genere, le modalità di interazione a distanza rivestiranno un ruolo importante anche terminata l’emergenza?

«Certamente. Se ben programmato e gestito, il lavoro agile genera molti benefici sia per i lavoratori che per le aziende. L’emergenza ha fatto sì che lo smart working iniziasse a essere sperimentato anche da quelle realtà che fino a questo momento non ne sfruttavano il potenziale. Per molte aziende, infatti, c’è stata una sorta di “corsa alle tecnologie” per garantire ai propri dipendenti la possibilità di lavorare in autonomia anche da casa. Queste conoscenze, ormai acquisite e consolidate, rimarranno di certo anche una volta cessata l’epidemia, comprese molte abitudini derivanti dalla pratica del lavoro agile. Si può dire che l’Italia sia pronta per lo smart working e che il grande lavoro che resta da fare sia solo culturale, per creare un approccio non legato alla “presenza fisica in ufficio” ma ai risultati effettivi».

A suo parere, le professioni legate alla tecnologia digitale e nello specifico al 4.0 subiranno un’accelerazione? E quali in particolare?

«Sicuramente il trend è in crescita e lo si rileva già da ora. Le tecnologie messe in moto per il lavoro agile hanno alle spalle diversi professionisti dell’IT, che si occupano quotidianamente di manutenzione, sviluppo dei software e assistenza. Ecco perché le figure di questo campo saranno sempre più richieste e imprescindibili, come i programmatori, gli esperti di sicurezza informatica e gli esperti di Big Data».

Quali potrebbero essere, dal suo punto di vista, le azioni da parte del Governo per tutelare il mercato del lavoro dai turbamenti che si annunciano?

«Il Governo finora ha preso le misure giuste per tamponare l’emergenza, con la sospensione delle tasse per i primi mesi, il blocco dei licenziamenti, l’allargamento della cassa integrazione a una platea più ampia di beneficiari e i sussidi per le partite Iva e i lavoratori meno tutelati. Il modo migliore per ripartire è adottare una chiara strategia di graduale sblocco e ripresa delle attività produttive, con tutte le cautele che saranno necessarie per non ricadere nell’emergenza. La sfida sarà garantire liquidità a imprese stremate da mesi di inattività e cercare di estendere il più a lungo possibile gli ammortizzatori sociali per lavoratori e aziende, per accompagnarli nel percorso di progressivo ritorno alla normalità».

In genere, come pensa cambierà il mercato del lavoro? E in che modo ne verranno interessate le agenzie come la vostra?

«Indubbiamente aumenterà l’utilizzo delle tecnologie digitali. Come dicevo, lo smart working continuerà a crescere anche dopo questa fase, alimentando sempre di più l’industria informatica e i settori delle tecnologie digitali. Inoltre, abbiamo assistito a professioni quasi completamente rivoluzionate, come quelle legate all’insegnamento: la chiusura delle scuole ha costretto migliaia di professori a trasformare il proprio metodo, in modo da adattarlo alla didattica a distanza.  Anche nel nostro caso, gli strumenti digitali saranno sempre più valorizzati ed è molto probabile che aumenterà l’uso di software per i colloqui. Nell’ambito dei nostri progetti di formazione, abbiamo già esempi digitali, come ad esempio nel caso di “Allenarsi per il Futuro Digital”: rispetto alla precedente versione classica, sarà possibile attivare un modulo a distanza, durante il quale i ragazzi potranno dialogare con rappresentanti di aziende, che gli aiuteranno a riflettere e a orientarsi sul percorso di studi o di lavoro da intraprendere al termine della scuola».

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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