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martedì 9 Marzo 2021
Il grido d’allarme di Confcommercio Cremona: «No a nuovi lockdown»
Marco Stanga, vice presidente di Confcommercio Cremona, avverte sugli effetti esiziali che un nuovo lockdown generalizzato causerebbe all’economia. «È ormai evidente a tutti che le priorità sono due: il contrasto al Covid e la difesa del tessuto produttivo. Come ormai è dimostrato, non è sui luoghi di lavoro che si sviluppa il contagio. Scegliere questa strada comporterebbe gravissime conseguenze sul piano economico, più gravi di quanto si possa immaginare»

«Guardiamo con enorme preoccupazione alle ulteriori restrizioni che il Governo sembra voler introdurre con il prossimo dpcm», dichiara Marco Stanga, vice presidente di Confcommercio Cremona. «Siamo contro un nuovo lockdown generalizzato, così come alle serrate nei fine settimana. È ormai evidente a tutti che le priorità sono due: il contrasto al Covid e la difesa del tessuto produttivo, tenendo insieme salute e ripresa dell’economia: due emergenze senza precedenti, alle quali si aggiunge quella sociale; tutte impongono di alzare il livello di responsabilità da parte di ognuno. Una responsabilità che, però, non deve essere declinata semplicemente chiudendo le realtà del nostro settore, perché, come ormai è dimostrato, non è lì che si sviluppa il contagio. Non si avrebbero, insomma, vantaggi dal punto di vista sanitario, ma al contrario si sconterebbero gravissime conseguenze sul piano economico; più gravi di quanto si possa immaginare».

1,7 miliardi di euro le perdite del terziario lombardo da inizio 2021

Una stima di Confcommercio Lombardia ha calcolato in almeno 1,7 miliardi di euro le perdite del terziario regionale, a seguito delle chiusure alternate per zone rosse, gialle e arancioni, a partire dall’inizio del 2021. Nel dettaglio, la Lombardia è stata sette giorni in zona rossa; ventitre in zona arancione e ventotto in zona gialla. «Numeri che ci devono indurre a riflettere, prima di decidere ulteriori restrizioni», riprende Stanga. «Tanto più che, per questa cifra enorme e approssimata per difetto, le imprese ancora non hanno ricevuto ristori e nemmeno sanno con precisione quando li avranno. Sullo sfondo restano anche le pesantissime perdite del turismo, con fatturati crollati dell’80%. Voglio riaffermare quanto il nostro presidente nazionale Carlo Sangalli ha ribadito proprio pochi giorni fa, al ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Nelle nostre imprese abbiamo adottato, anche con sacrifici economici considerevoli, protocolli di sicurezza adeguati e potenziati nel corso dei mesi e che oggi garantiscono i nostri dipendenti e i nostri clienti. Da questa consapevolezza occorre ripartire anche per definire le nuove restrizioni, consci delle conseguenze che possono le restrizioni”».

Superare il meccanismo dei codici Ateco per le professioni

«Ugualmente drammatica è la realtà del settore moda, che viene da due stagioni devastanti (e a rischio è anche la prossima collezione primavera-estate), con i magazzini pieni di merce invenduta: prodotti di moda suscettibili di notevole deprezzamento, se non venduti nella stagione. Ecco perché, prima di pensare a nuovi lockdown, occorre che siano erogati indennizzi adeguati e tempestivi, per non far chiudere le imprese e per farle crescere quando tornerà la normalità. E queste misure devono rispondere alle esigenze dei diversi settori e delle diverse dimensioni d’impresa, incluso il mondo delle professioni. A questo proposito, va individuato un meccanismo che superi il sistema dei codici Ateco, come peraltro è nelle intenzioni del Governo; che non introduca tetti rigidi di ricavi e faccia riferimento sia alle perdite di fatturato annuo che ai costi fissi. Sappiamo che ci aspetta una ripresa tutta in salita, che va costruita con coraggio e determinazione e non scegliendo scorciatoie che, anziché risolvere il problema, paradossalmente lo amplificano».

Redazione Mondo Business
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