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martedì 24 Marzo 2020
Il freno della burocrazia alla produzione di mascherine
Andrea Goldaniga, titolare della Creazioni Saint Michael, di Ripalta Cremasca, ci racconta il tentativo andato a vuoto di convertire la sua attività in produzione di mascherine anti contagio
Andrea Goldaniga

Ma che fine hanno fatto le mascherine anti contagio? È la domanda che in questi giorni risuona in tutta Italia, nonostante l’epidemia da coronavirus che stiamo affrontando duri ormai da più di un mese. Eppure, continuano a mancarne all’appello ben 90 milioni, comprese quelle chirurgiche. Strano davvero che, di fronte a tale richiesta, l’offerta non sia in grado di dare risposta. Che cosa non sta funzionando? A parte il fatto che – notizia di oggi – c’è stato un nuovo freno all’esportazione di questo prodotto verso l’Italia da parte di altri Paesi europei, che attendono un picco del contagio da un momento all’altro? Ce lo chiediamo dal momento che diverse aziende italiane risultano aver dato la propria disponibilità a convertire la loro produzione abituale. Una di queste ha sede a Ripalta Cremasca, in una delle zone più colpite dal Covid 19: si tratta della Creazioni Saint Michael di Andrea Goldaniga, con una lunga esperienza alle spalle nel settore tessile.

Nonostante l’emergenza la burocrazia non accelera le procedure

«Ho capito che è meglio lasciar perdere», ci risponde al telefono Goldaniga, che da ieri ha dovuto chiudere la sua attività, visto che non rientra nell’elenco di quelle giudicate essenziali dal Governo. Che cosa le ha fatto cambiare idea? «La burocrazia e le sue lungaggini. Nonostante l’emergenza in cui siamo costretti a vivere ci si può permettere di mantenere la solita lentezza». Ci può raccontare come è andata? «Sono un paio di settimane che mi sono interessato alla possibilità di produrre mascherine, ma non per guadagnare, ci tengo a sottolinearlo, le farei anche gratis. Volevo semplicemente fare la mia parte, per dare un aiuto, vista la mia esperienza col materiale tessile».

Nessuna risposta da Regione Lombardia

«Per la verità avevo anche cominciato a produrne qualcuna, per le mie dipendenti, se non che mi è giunta notizia di una possibile sanzione, nel caso di una produzione non omologata a quella standard e di conseguenza mi sono subito informato a livello istituzionale». A chi si è rivolto? «A Regione Lombardia, ma non ho ancora avuto risposta. Poi, grazie alla Libera Associazione Artigiani di Crema, ho preso contatto con un’azienda tessile di Castel Goffredo, anche lei, come la mia, interessata a convertire la sua produzione, ma mi hanno spiegato le difficoltà dal punto di vista burocratico: l’iter di permessi a cui bisogna prepararsi e quindi il tempo che occorre mettere in conto. Per questo ho capito che è meglio lasciar perdere».

La possibilità di produrre 5mila mascherine al giorno

Anche perché, nel frattempo, la Creazioni Saint Michael, come molte aziende del suo e di altri settori, sono state costrette a interrompere la loro produzione dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, nell’ulteriore tentativo di contenere l’epidemia. «Mi spiace sul serio», continua Goldaniga. «Il materiale che potrei utilizzare è raso di puro cotone e posso assicurare al duecento per cento che è molto più valido di quello che vedo in circolazione. Non capisco perché, in una situazione così grave come quella attuale, non si possa prevedere un’organizzazione più veloce, che consenta di capire in poco tempo se un prodotto è valido ai fini della prevenzione oppure no. Ho tredici dipendenti: se mi dessero il via libera potrei iniziare a produrre 5mila mascherine al giorno, praticamente una mascherina al minuto. E, invece, sono qui con l’azienda chiusa, perché il mio settore non è considerato essenziale».

 

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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