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venerdì 28 Agosto 2020
Il fisco italiano impedisce alle imprese di crescere
Federico Biondini, broker immobiliare, specializzato nel settore industriale/logistica e titolare della M.I.I. – Mediazioni Immobili Industriali, indica possibili soluzioni alla crisi economica nella detrazione totale dei debiti contratti dalle imprese con le banche e in vantaggi fiscali per favorire un mercato delle permute nel comparto immobiliare
Federico Biondini

«A causa del Covid, il mondo dell’industria si è sostanzialmente fermato; solo la logistica sembra non risentire della crisi. Quest’ultima, però, è di fatto in mano alle multinazionali. A dirla tutta l’intero made in Italy non esiste da tempo, perché da noi il prodotto di qualità è osteggiato dal fisco; e questo accade da decenni. In una situazione del genere si capisce come il Covid sia stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. In aggiunta, il Governo, con i suoi provvedimenti, invece di trasferire soldi direttamente alle aziende che ne hanno necessità, le ha obbligate a indebitarsi con le banche, col risultato che, ora, il loro unico obiettivo è sopravvivere, non certo investire; non ne hanno i margini. Tutto questo, nell’arco dei prossimi due anni, comporterà il fallimento di un numero consistente di aziende, con una stima di almeno cinque milioni di posti di lavoro persi».

Qual è la soluzione, dunque?

«Le attuali regole di bilancio sono troppo pressanti nei confronti delle imprese. Lo Stato dovrebbe favorire un sistema  per cui la restituzione del debito agli istituti di credito da parte delle aziende possa essere detratto totalmente in sede di dichiarazione dei redditi. In caso contrario, il fallimento di queste aziende sarà inevitabile. Faccio solo un esempio». Prego. «Consideriamo le aziende che hanno fatto richiesta del prestito garantito pari a 25mila euro. Bene, oltre a dover restituire questa somma alla banca che l’ha concessa in prestito, secondo la legge vigente l’azienda dovrà anche versarne il 60% allo Stato, sotto forma di tassazione. Di conseguenza, l’azienda in questione si troverà a dover “restituire” 40mila euro, non 25mila».

Dal punto di vista del settore degli immobili industriali, com’è la situazione?

«Come dicevo all’inizio, la logistica sta proseguendo la crescita che ha conosciuto negli ultimi cinque anni, una crescita che l’emergenza sanitaria ha accentuato. Il settore industriale, invece, e penso soprattutto alle Pmi, avrà contraccolpi molto pericolosi, proprio per i motivi che ho appena spiegato». E in provincia di Cremona? «La provincia di Cremona è ferma. Si pensi solo che la città capoluogo è l’unico posto “baciato” da un casello autostradale a non aver conosciuto uno sviluppo industriale negli ultimi trent’anni. Basta fare un confronto con la vicina Piacenza, che è diventata invece uno dei primi poli logistici italiani, sviluppando decine di milioni di metri quadrati di immobili».

Quanto a Crema?

«L’industria di Crema vive sostanzialmente di cosmesi ma, nonostante questo settore stia andando bene, temo soffrirà comunque una grossa percentuale di licenziamenti o di contratti a termine non rinnovati, stando a quanto mi risulta da contatti avuti con imprese del comparto. Per non parlare del Casalasco, un’area sostanzialmente agricola. La conclusione è la seguente: o si è proattivi e in grado di fare gruppo oppure il territorio cremonese rischia di rimanere fermo ancora per anni. Il problema numero uno delle aziende italiane comunque è un altro».

Quale sarebbe?

«La mancanza di capitalizzazione delle aziende, che tra gli effetti negativi ha quello di impedire la loro internazionalizzazione, oggi quanto mai fondamentale. Dunque, in un contesto simile, un altro intervento importante sarebbe quello di permettere alle aziende di accantonare una quota di utile, esente da tassazione e che possa servire per investimenti. Non solo: se i vantaggi fiscali previsti per chi acquista crediti deteriorati dalle banche fossero estesi anche al mercato immobiliare, sia privato che industriale, potrebbe svilupparsi un mercato delle permute, con tutto quel che di positivo ne deriverebbe».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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