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martedì 24 Novembre 2020
Gli investimenti a lungo termine che servono al Paese
Confindustria è intervenuta in audizione in Parlamento per presentare le sue osservazioni in merito alla nuova legge di Bilancio. Salvo alcune misure positive, secondo il direttore generale, Francesca Mariotti, gli interventi di lungo periodo su crescita e competitività appaiono deboli e le principali scelte sono rinviate al Piano nazionale di ripresa e resilienza

Nella giornata di ieri, Confindustria è intervenuta in audizione nelle commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera sul ddl Bilancio 2021 e sul bilancio triennale 2021-2023. Secondo la Commissione europea il debito pubblico italiano salirà di 25 punti di Pil quest’anno, molto più che nella media Ue (+16%). Come ha fatto notare il direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti, è quindi indispensabile una strategia di rientro del debito, innalzando il tasso di crescita con investimenti e riforme. «Per quanto riguarda le valutazioni sul disegno di legge di Bilancio», ha commentato Mariotti, «la manovra ha un impianto espansivo e cerca di tenere insieme contenimento dell’emergenza e investimenti. Tuttavia, salvo alcune misure positive, gli interventi di lungo periodo su crescita e competitività appaiono deboli e le principali scelte sono rinviate al Piano nazionale di ripresa e resilienza».

Manca una prospettiva di intervento organico sul tema fiscale

«Occorre sostenere la domanda nei settori più colpiti dalla crisi o determinanti nei processi di transizione del sistema industriale. Due esempi: una proroga almeno al 2022 del Super bonus 110%, esteso a edifici delle attività produttive, e il rinnovo degli incentivi all’automotive». Proseguendo il ragionamento, il direttore generale conferma l’apprezzamento delle imprese per il rifinanziamento del fondo Simest per l’internazionalizzazione delle imprese, compresa la componente a fondo perduto, ma rileva che lo stanziamento è insufficiente a coprire le domande del 2020, pari a circa 4 miliardi di euro. Manca invece una prospettiva di intervento organico sul tema fiscale, che necessariamente deve passare attraverso un’ampia riforma del sistema impositivo e una decisa semplificazione degli oneri gravanti sul sistema produttivo. In quest’ottica, e nell’immediato, è auspicabile che la manovra di bilancio apporti quei necessari correttivi alle recenti norme sulla regolarità fiscale in materia di appalti, che nel rispetto delle direttive europee possano allineare la disciplina ai principi nel nostro ordinamento costituzionale».

Troppo timida la riforma dell’Irpef: meglio azzerare l’Irap

«Sono infatti timidi gli interventi in materia fiscale ed esigue le risorse per la riforma dell’Irpef, circa 3 miliardi nel 2022 e 2 miliardi nel 2023. Per un’imposta che apporta alle casse erariali circa 200 miliardi di euro l’anno si tratta di un margine di manovra dell’1%», sottolinea sempre Mariotti. «Immaginare che con questa dotazione finanziaria si possa provocare uno choc della domanda interna nel Paese appare utopistico. Queste risorse potrebbero forse essere più efficacemente investite in misure di sostegno alla competitività delle imprese e alla crescita economica, a partire dall’azzeramento dell’Irap. Inoltre, occorre riconsiderare totalmente l’introduzione di sugar e plastic tax, perché indeboliscono la domanda interna, non incentivano l’innovazione di prodotto e colpiscono settori già impegnati nella sostenibilità. Del tutto assenti, poi, interventi che le imprese chiedono da tempo, come una disciplina più celere di recupero dell’Iva sui crediti non riscossi, particolarmente importante in un momento di scarsa liquidità per le imprese come questo, e una proroga dell’entrata in vigore del canone unico patrimoniale».

Positiva inversione di tendenza sugli investimenti pubblici

Complessivamente, per Confindustria è necessario garantire pronta attuazione delle misure, evitando ritardi e complicazioni e intervenire sul numero di decreti attuativi legati al Covid non ancora adottati (196 sui complessivi 304, secondo Openpolis) puntando all’effettività sostanziale delle misure. Un capitolo a parte è dedicato al tema delle misure per il rilancio dell’economia. Secondo Mariotti, la manovra affronta in modo sufficiente il sostegno agli investimenti delle imprese in nuove tecnologie: infatti, recepisce quasi integralmente le istanze delle imprese, potenziando e prorogando le misure del piano “Transizione 4.0”. Tuttavia, le misure per la transizione 4.0 contenute nel ddl potrebbero essere rafforzate ulteriormente, prolungandole almeno per tre anni ed estendendo ai benefici 4.0 l’opzione della cedibilità del credito, sul modello seguito per il Super bonus 110%. Condivisibile, poi, il rafforzamento del credito d’imposta per formazione 4.0 e positiva la revisione della “Nuova Sabatini”; il rinnovo degli incentivi per ristrutturazioni ed efficientamento energetico e la proroga del credito di imposta per investimenti al Sud. La manovra fa anche registrare una positiva inversione di tendenza sugli investimenti pubblici, al netto delle risorse previste dal Recovery fund.

Consolidare la formazione professionalizzante degli Its

Per quanto riguarda il tema del lavoro, Mariotti sottolinea come continui a mancare un disegno organico per l’uscita dall’emergenza e il sostegno all’occupazione. Non si intravede, infatti, un chiaro disegno di potenziamento delle politiche attive del lavoro. «Gli incentivi previsti a favore dell’occupazione giovanile, femminile e per il Sud sono certamente apprezzabili nella finalità, ma poco efficaci. Si tratta infatti di misure non sempre coordinate tra loro e caratterizzate da vincoli tali da disincentivarne l’utilizzo. Mancano, inoltre, investimenti sulle competenze, per rispondere alla richiesta di figure professionali qualificate. Serve consolidare la formazione professionalizzante degli Its, per attivare percorsi di qualificazione e riqualificazione connessi a industria 4.0. Infine, si deve affrontare con urgenza il tema della capacità del nostro Paese di avviare e concludere progetti complessi nei tempi previsti, tenuto conto dei puntuali obiettivi e dello stringente crono programma richiesti dall’Unione europea.

Per il Piano nazionale di ripresa e resilienza serve una forte regia centrale

Confindustria chiede un confronto formale sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il Governo stesso intende presentare al Parlamento. «Riteniamo fondamentale che sul Pnrr si raggiunga la massima condivisione nel Paese, coinvolgendo tutte le parti sociali e politiche, così come sottolineato dal presidente della Repubblica e richiesto dalla Commissione europea. Il Piano in questione deve essere l’occasione per salvaguardare e rafforzare la leadership industriale dell’Italia. Dalla manifattura, infatti, dipendono il 35% dell’occupazione e il 50% degli investimenti in ricerca. Serve, a nostro giudizio, una forte regia centrale presso la Presidenza del Consiglio, che gestisca unitariamente le risorse e sia supportata da soggetti pubblici, privati e parti sociali».

Redazione Mondo Business
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