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mercoledì 9 Settembre 2020
Gli effetti negativi della sovraistruzione sul lavoro
Sono oltre 5 milioni e 800mila gli occupati sovraistruiti presenti in Italia ovvero i diplomati e i laureati che svolgono una professione per la quale il titolo di studio maggiormente richiesto è inferiore a quello posseduto. La loro incidenza è in costante aumento e spesso attiva meccanismi di demotivazione, che si riflette anche sul posto di lavoro

«L’incremento dei sovraistruiti è in massima parte dovuto alla mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati», sostiene il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo. «Non va nemmeno dimenticato che, grazie al ricambio generazionale registrato in questi anni, sono usciti dal mercato del lavoro tanti over 60 con livelli di istruzione bassi, che sono stati rimpiazzati  da giovani diplomati o laureati senza alcuna esperienza professionale alle spalle. Tuttavia, la sovraistruzione non va sottovalutata, perché molto spesso attiva meccanismi di demotivazione e di scoramento, che condizionano negativamente il livello di produttività del lavoratore interessato e conseguentemente dell’azienda in cui è occupato».

E tuttavia continuiamo a essere tra i meno scolarizzati d’Europa

«Sebbene nel nostro Paese il problema della sovraistruzione sia in costante ascesa, paradossalmente continuiamo a essere tra i meno scolarizzati d’Europa», denuncia il segretario della Cgia, Renato Mason. «L’anno scorso, la quota di popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni, in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, era del 62,2%, un dato decisamente inferiore a quello medio dell’Unione europea a 28, pari al 78,8% e a quello di alcuni tra i nostri principali competitor. Segnalo, infatti, che la Francia registrava l’80,4%, il Regno Unito l’81,1% e la Germania l’86,6%».

Nelle discipline tecniche fa meglio la componente femminile

«Non meno ampio è il divario per quanto riguarda la percentuale di coloro che hanno conseguito un titolo di studio terziario sempre nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni. Se, nel 2019, in  Italia la soglia era del 19,6%, la media europea si è attestata al 33,2%. Si segnala come la quota di laureati italiani tra i 25-34enni nelle discipline scientifiche e tecnologiche sia simile alla media dei 22 Paesi dell’Unione europea membri dell’Ocse. Tuttavia, si denota un forte divario di genere. Se per la componente maschile lo scarto è di 6 punti percentuali con la media Ue, l’incidenza delle laureate italiane nelle discipline tecniche è invece superiore al dato medio europeo».

Il ruolo delle Pmi per arginare il fenomeno della sovraistruzione

Secondo la Cgia, il ruolo delle Pmi permetterebbe di arginare la diffusione del fenomeno. «Sebbene non ci siano dati che ci consentono di misurare con puntualità il livello di sovraistruzione per dimensioni di impresa, l’esperienza quotidiana ci insegna che il ruolo delle maestranze presenti nelle piccole imprese è centrale rispetto a coloro che lavorano nelle aziende di maggiori dimensioni. Nelle Pmi, infatti, oltre a disporre delle conoscenze formali apprese durante l’esperienza scolastica, prevalentemente di natura tecnico/professionale, i dipendenti, grazie alle mansioni “allargate” che praticano in queste piccole realtà produttive, dispongono di conoscenze operative ed esperienziali  più estese e complesse di coloro che, invece, esercitano la propria attività lavorativa in maniera definita e in ambiti molto ristretti, così come spesso succede per chi è impiegato in un’impresa di grandi dimensioni».

Nel pieno della fase Covid le imprese non hanno trovato personale

Anche ad agosto è stato difficile reperire molti posti di lavoro. Nonostante la disoccupazione giovanile sia alta, il livello di istruzione ancora ben al di sotto degli standard europei e l’abbandono scolastico rimanga sostenuto, anche nel pieno della fase Covid le imprese hanno faticato a trovare personale. Nonostante sia un mese molto particolare, stando alla periodica indagine condotta su un campione significativo di imprese da parte di Unioncamere e Anpal, il 30% circa delle 200mila assunzioni previste ad agosto è stato di difficile reperimento. Tra le professioni non facili da coprire segnaliamo i meccanici artigiani, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (53,5%), artigiani e operai specializzati nelle rifiniture delle costruzioni (43,1%) e gli autisti di bus e mezzi pesanti (42,5%).

Redazione Mondo Business
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