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mercoledì 14 Aprile 2021
Gli artigiani al Governo: «Parrucchieri e centri estetici devono riaprire»
Una delegazione composta dai responsabili del settore acconciatura ed estetica, aderenti a Casartigiani (la confederazione a cui aderisce la Libera Associazione Artigiani di Crema), Confartigianato e CNA, ha simbolicamente consegnato questa mattina nelle mani del ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, le firme raccolte con la petizione promossa nei giorni scorsi: oltre 50mila firme, per sollecitare l'attenzione del Governo sulla necessità di riapertura delle imprese nelle zone rosse

«È stato riferito al ministro Gelmini che le imprese del settore hanno accolto con grande senso di responsabilità i provvedimenti di chiusura», commentano le tre confederazioni, «attenendosi alle normative messe in atto fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, impegnandosi, inoltre, ad adottare rigorosi protocolli igienico-sanitari e rispondendo con diligenza e rigore alle indicazioni del Governo per evitare la diffusione del virus. Non è un caso che in questi mesi saloni di acconciatura e centri estetici non abbiano in alcun modo rappresentato fonte di contagio, in virtù dell’adozione delle misure previste dai citati protocolli. I rappresentanti delle categorie aderenti alle tre confederazioni hanno inoltre posto l’accento sullo sconcertante dilagare del fenomeno dell’abusivismo provocato dalle chiusure».

Modificare il meccanismo di ristoro a fondo perduto

«Proprio nelle zone dove maggiore è la diffusione del contagio si rischia il danno collaterale, dovuto a un aumento della circolazione del virus a causa degli abusivi, che operano indisturbati senza rispettare alcun tipo di protocollo o misura di sicurezza, vanificando così l’intento del legislatore di contenere i contagi attraverso la sospensione delle attività». Da recenti analisi, effettuate dalle confederazioni sui bilanci delle proprie imprese associate, emerge che nel 2020 il 94% delle imprese di acconciatura ed estetica ha registrato una perdita media di fatturato del 25%, rispetto all’anno precedente. Di queste, solo il 28% potrà accedere al contributo, sulla base dei meccanismi di ristoro previsti dal decreto “Sostegni”. Per questo motivo, le confederazioni hanno avanzato proposte di modifica del meccanismo di ristoro a fondo perduto, proponendo la progressiva riduzione del contributo in relazione all’andamento del fatturato, al fine di superare le discriminazioni collegate alla determinazione della soglia minima pari al 30%.

Chiedere ulteriori sacrifici sarebbe una condanna a morte

Persistono, inoltre, i dubbi sul fatto che il decreto “Sostegni” riuscirà ad alleviare le enormi difficoltà in cui versano le imprese, schiacciate dalla crisi economica e, pur confidando in un ulteriore stanziamento di risorse, si ritiene che la via maestra per riuscire ad arrivare in fondo al tunnel sia una rapida ed efficace attuazione del piano vaccinale. I ritardi che si stanno registrando nella somministrazione dei vaccini, il cui obiettivo delle cinquecentomila dosi giornaliere appare ancora largamente disatteso, esasperano il malcontento e inducono le imprese al più totale sconforto. «Chiedere ulteriori sacrifici alle imprese, per colmare questi gravi ritardi, rappresenta una condanna a morte per molte imprese del settore, che non riusciranno a resistere ancora per molto», aggiungono le confederazioni. «Un settore con 150mila imprese e oltre 300mila addetti partecipa in maniera determinante all’economia italiana, oltre a essere essenziale per garantire il benessere della popolazione».

Redazione Mondo Business
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