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martedì 14 Luglio 2020
Fuori dal lockdown un futuro molto rischioso
Secondo il rapporto di luglio dell'istituto Ref Ricerche, non sarà semplice superare la crisi. Come tutte le recessioni più pesanti, anche quella in corso si caratterizzerà per una trasformazione significativa della struttura produttiva: molti settori vedranno un ridimensionamento, ma in altri si creeranno nuove opportunità

L’economia italiana sta affrontando la crisi economica più grave dai tempi della Seconda guerra mondiale ed è anche per questo motivo che una lettura concorde dei suoi effetti è complicata. «Nelle settimane del lockdown, la contrazione dell’attività produttiva è stata di entità eccezionale in tutti i Paesi che hanno dovuto adottare questo tipo di restrizioni», si legge nel rapporto di luglio redatto da Ref Ricerche, istituto che supporta anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, chiamato a validare le proiezioni macroeconomiche del Governo.

La prudenza nelle abitudini di spesa dei consumatori potrebbe proseguire a lungo

«Non sarà semplice superare la crisi e innescare una fase di accelerazione dell’economia. Come tutte le recessioni più pesanti, anche quella in corso si caratterizzerà per una trasformazione significativa della struttura produttiva: molti settori vedranno un ridimensionamento, ma in altri si creeranno nuove opportunità. I driver del cambiamento saranno di natura psicologica, tecnologica e di carattere normativo. Dal punto di vista psicologico, è possibile che la crisi abbia strascichi sulla percezione del rischio da parte dei consumatori, inducendo comportamenti di spesa prudenziali, con effetti negativi sui consumi non necessari. È possibile che il cambiamento delle abitudini porti alcuni gruppi di consumatori a disertare a lungo le occasioni di condivisione degli spazi, anche quando l’emergenza sanitaria sarà terminata».

Per competere sarà fondamentale adattarsi alle nuove modalità di lavoro

I cambiamenti di tipo tecnologico, secondo Ref Ricerche, saranno invece pervasivi. «L’epidemia ha accelerato alcune trasformazioni che probabilmente si sarebbero ugualmente affermate nei prossimi anni, spingendo a riorganizzare i processi di produzione, con una crescita dello smart working, di education via internet e dell’e-commerce. La capacità di adattamento alle nuove modalità di lavoro rappresenterà un fattore competitivo fondamentale per le imprese e darà via a una fase di selezione anche all’interno degli stessi settori. Il mutamento delle normative dovrebbe infine spingere ad accelerare altri passaggi ineludibili, come la transizione verso la green economy, con tutto ciò che questo comporta in settori come l’energia e i trasporti.In sostanza, come in tutte le crisi, anche questa sarà segnata da un cambiamento strutturale: ai posti di lavoro che saranno perduti definitivamente in alcuni settori si accosteranno altre opportunità in nuovi ambiti».

L’Italia parte da una posizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi

«In questi casi», precisa sempre Ref Ricerche, «non vi è però coincidenza fra le caratteristiche professionali di quanti saranno espulsi dagli impieghi attuali e quelle di coloro che occuperanno le nuove posizioni.Capacità di adattamento e di accumulazione di nuove competenze e politiche volte a massimizzare le opportunità di crescita nei nuovi settori emergenti sono le basi da cui si può provare ad avviare una fase di ripresa. È una sfida complessa, che ci vede partire da posizioni di svantaggio rispetto alle altre maggiori economie, perché i ritardi accumulati negli ultimi vent’anni in molti ambiti sono ampi. Se le politiche non sapranno costruire una svolta credibile per il Paese, anche i comportamenti delle famiglie resteranno orientati a una valutazione pessimista delle prospettive. Questo avrà a sua volta riflessi sul quadro politico interno, destinato a restare fortemente instabile; un ulteriore ostacolo alla costruzione di risposte di politica economica adeguate, rispetto ai gravi problemi che dovremo affrontare nei prossimi anni».

Senza una politica economica adeguata aumenterà la fuga di cervelli

«In un contesto che non saprà costruire una politica economica credibile, la risposta degli attori economici non può che replicare gli andamenti che già da alcuni anni hanno iniziato a prendere piede, accentuandoli: da un lato, il sistema produttivo cercherà di tenere le posizioni attraverso politiche di contenimento dei costi, innanzitutto protraendo la fase di stagnazione salariale in corso da diversi anni; dall’altro, in un contesto economico che ha sempre meno da offrire, non potranno che aumentare gli incentivi per i più giovani a cercare opportunità all’estero, in particolar modo per quelli più qualificati. Il circolo vizioso della “fuga di cervelli”, con il conseguente indebolimento del capitale umano del Paese, non potrà che aggravarsi e limitare ulteriormente le occasioni di sviluppo della nostra economia».

Redazione Mondo Business
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