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venerdì 4 Settembre 2020
Forum Ambrosetti: è tempo di distruzione creativa
Secondo il think tank The European House-Ambrosetti, il Covid-19 ha portato alla luce ed esasperato tutte le criticità pre-esistenti e ce le ha poste davanti, con forza. «Non possiamo più ignorarle, dobbiamo affrontarle con energia, decisione e pianificazione. Se il mondo cambia, anche le aziende devono cambiare»

Il Fondo monetario internazionale stima una recessione del 4,9% per il 2020. Mai, negli ultimi sessant’anni, il mondo aveva subito una contrazione di tale portata: cinquanta volte superiore a quella seguita alla grande crisi del 2008. Per l’Italia, il modello econometrico elaborato dal think tank The European House-Ambrosetti indica per il 2020 una contrazione pari al 10,8 del Pil, la terza più grave nei 150 anni della storia della nostra Repubblica.

Guardare al futuro con idee di innovazione, rilancio e sviluppo

«Una pre-condizione indispensabile per una ripartenza del Paese», è l’opinione del think tank, «è la capacità di guardare al futuro non solo con preoccupazione, ma con idee di innovazione, rilancio e sviluppo; se il mondo cambia, anche le aziende devono cambiare. Per quanto ci riguarda, anche nel nostro piccolo abbiamo cercato di tracciare un esempio, tanto da disegnare un’architettura per la nostra edizione 2020 del Forum di Cernobbio con un’iniezione massiccia di tecnologia. È necessario pianificare fin da ora cosa si vorrà essere nel futuro, e tracciare la strada per arrivarci. Sotto questo punto di vista, è il momento della distruzione creativa di Schumpeter: il Covid-19 ha portato alla luce ed esasperato tutte le criticità pre-esistenti e ce le ha poste davanti, con forza; non possiamo più ignorarle, dobbiamo affrontarle con energia, decisione e pianificazione».

Segnale di moderata fiducia per il prossimo semestre

È questo il sentiment che emerge fra la business community di The European House–Ambrosetti – oltre 350 amministratori delegati e vertici delle più importanti società italiane e multinazionali -, tramite la rilevazione dell’Ambrosetti Club Economic Indicator. «Il nostro strumento economico e statistico è basato su un’indagine ad hoc, che somministriamo ogni tre mesi, e che assume valori fra -100 (sentiment totalmente pessimistico) e +100 (sentiment pienamente ottimistico). I primi due trimestri 2020 sono stati caratterizzati da un comprensibile tracollo della fiducia: l’Indicatore di sentiment sulla situazione attuale è crollato a -60,8 a marzo e -59,8 a giugno; valori pessimistici mai verificatesi in passato. La Fase 2 ha poi portato a una riduzione del 70% del pessimismo. A settembre, infine, l’Indicatore assume il valore di -21,1, pur sempre molto negativo ma decisamente incoraggiante in prospettiva. Un segnale di moderata fiducia emerge dall’Indicatore sulla situazione prospettica a sei mesi: a marzo -63,4, a giugno -63,0, oggi -1,8».

Passare dalla navigazione a vista alla rotta di lungo periodo

«È possibile che l’autunno porti con sé seconde ondate epidemiologiche e nuove restrizioni, ma l’impegno profuso in questi mesi dal Governo ci permetterà – lo auspichiamo – di affrontare ricadute da una posizione di maggiore consapevolezza. I posti letto in terapia intensiva, per esempio, sono raddoppiati: da 8,6 per 10mila abitanti a 15,6. Se sul fronte economico, per il prossimo semestre, il rimbalzo di fiducia è significativo, permangono invece alcune ombre sotto il profilo occupazionale e quello degli investimenti. Ancora una volta, però, è importante sottolineare come rispetto alla fase acuta il pessimismo si è ridotto di due terzi: la fiducia sulla situazione dell’occupazione a sei mesi passa da -56,5 nel secondo trimestre a – 22,8 nel terzo; la fiducia sulla situazione degli investimenti da -60,1 a -18,4. Pessimismo in riduzione, quindi, ma tuttora presente: per un maggiore ottimismo su quest’orizzonte temporale, oltre all’incertezza legata all’evoluzione pandemica, è forse necessario che il quadro politico passi dalla navigazione a vista alla rotta di lungo periodo, e inizi a delineare l’immagine dell’Italia del futuro».

Se non ora, quando?

«Produttività stagnante, burocrazia, lentezza della giustizia civile e amministrativa, mancanza di infrastrutture al Sud, disuguaglianze crescenti, frammentazione del mercato del lavoro, mancanza di opportunità per i giovani: il Covid-19 ha avuto il merito di mettere sul tavolo tutti i fattori critici che, da vent’anni, non affrontiamo. Se non lo facciamo ora, quando?»

 

Redazione Mondo Business
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The European House - Ambrosetti
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