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sabato 2 Maggio 2020
Flop dei prestiti fino a 25mila euro per le Pmi
Ad oggi sono poco più di 45mila le domande di accesso al credito delle Pmi accettate dalle banche. Secondo la Cgia la soluzione rimane quella dei contributi a fondo perduto
Paolo Zabeo

I mini prestiti fino a 25mila euro, introdotti dal decreto “Liquidità” a sostegno dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi e delle Pmi, non hanno riscosso l’interesse sperato. Almeno finora. A dirlo è la Cgia, che ha riscontrato che fino allo scorso 30 aprile le banche hanno fatto pervenire al Fondo di garanzia del Mediocredito centrale 45.703 domande. Se teniamo conto che la platea delle imprese e dei liberi professionisti interessati per legge da questa misura è costituita da oltre 5 milioni e 250mila attività, vuol dire che solo lo 0,9% di loro ha fatto ricorso a questa misura.

Molte le richieste ancora in fase di lavorazione

Non è da escludere che il numero ufficiale sia sottostimato. Molte richieste, infatti, sono ancora in fase di lavorazione presso gli istituti di credito, dal momento che tanti imprenditori hanno inviato la domanda non correttamente e sono stati invitati a modificarla o integrarla. «Se conteggiassimo anche le richieste bloccate presso gli sportelli bancari», riflette il coordinatore dell’Ufficio studi dell’associazione di Mestre, Paolo Zabeo, «che stando a indiscrezioni giornalistiche ammonterebbero a circa 250mila, l’incidenza percentuale delle aziende interessate dal micro prestito fino a 25mila euro rimarrebbe comunque bassissima: un misero 5,6%».

Il decreto “Liquidità” ha spinto le imprese a indebitarsi con le banche

«Questo flop era prevedibile», prosegue Zabeo. «Tantissime partite Iva sono state obbligate a chiudere temporaneamente per legge e successivamente, a seguito delle loro richieste di credito, si sono viste tendere una mano dal Governo con il decreto “Liquidità”, ma solo per costringerle a indebitarsi con le banche. A nostro avviso, invece, in questo momento particolare, le piccole imprese dovrebbero essere sorrette con contributi a fondo perduto. In altre parole, è bene che sia lo Stato a indebitarsi e non le imprese, che con troppi debiti rischiano di implodere».

Il modello da seguire è quello tedesco

«A nostro avviso il modello da seguire è quello tedesco», interviene il segretario della Cgia, Renato Mason. «A parità di costi o quasi, ma con fatturati in caduta libera, se nelle prossime settimane le aziende non avranno a disposizione la liquidità necessaria per far fronte alle esigenze  di ogni giorno, nel giro di qualche mese molte di loro saranno costrette a chiudere definitivamente i battenti». Ma in cosa consiste il modello tedesco? «Per sostenere le piccole imprese, il governo federale e i Länder regionali hanno erogato fino a 15mila euro a fondo perduto alle realtà con meno di 15 addetti. Una misura di grande attenzione alle piccolissime attività che sia la Banca d’Italia sia il commissario europeo al Mercato interno, Thierry Breton, hanno suggerito anche al nostro Governo».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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