PRIMO PIANO
martedì 2 Febbraio 2021
Fare presto. Il mondo del lavoro è in allarme
Il Cnel esorta il Governo a fare tutto il possibile per evitare l'esplosione di una vera e propria bomba sociale, partendo proprio dalle politiche sul lavoro e con un'attenzione particolare rivolta ai giovani e alle donne. Secondo i dati Istat la disoccupazione giovanile è la più alta d'Europa

«I drammatici dati sull’occupazione diffusi dall’Istat erano stati prospettati appena qualche settimana fa in occasione della presentazione del Rapporto sul mercato del lavoro 2020 del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro)», afferma il presidente del Cnel, Tiziano Treu. «Dobbiamo e possiamo evitare l’esplosione di quella che sarà una vera e propria bomba sociale, facendo partire subito il Piano nazionale di ripresa e resilienza, iniziando proprio dai progetti sul lavoro, con un’attenzione particolare ai giovani e alle donne. La disoccupazione giovanile è cresciuta ancora raggiungendo il 29,7%, la più alta d’Europa, seconda solo alla Spagna, mentre la perdita di lavoro femminile ha raggiunto cifre insostenibili (-99mila a novembre 2020). Senza contare che il 2021 si è aperto con il 77% dei contratti collettivi nazionali scaduti. Le politiche del lavoro in questo scenario diventano un test decisivo per il successo di tutto il Piano».

Datori di lavoro e sindacati d’accordo sul sostegno al reddito

«Nel XXII Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva», aggiunge Treu, «un’attenzione specifica viene data ai possibili sviluppi del sistema degli ammortizzatori sociali, con una proposta unitaria delle principali sigle sindacali, insieme a posizioni parzialmente diverse di alcune associazioni di categoria datoriali. Comune alle diverse posizioni risulta il raggiungimento della garanzia del sostegno al reddito, secondo modalità diversamente espresse dalle parti e dai settori produttivi, per le sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa di tutti i lavoratori dipendenti, compresi quelli delle microimprese. In questa fase, è fondamentale l’utilizzo di tutte le risorse disponibili».

Discutibile la scelta del Governo di voler usare solo parte dei fondi Ue

«Come abbiamo detto in audizione parlamentare», conclude il presidente del Cnel, «la scelta di usare solo parte dei prestiti, verosimilmente motivata dalla necessità di garantire sostenibilità finanziaria di lungo periodo, appare discutibile, poiché riduce l’impatto del Piano e la possibilità di sfruttare tutto il potenziale moltiplicatore degli investimenti pubblici che, come noto, generano un aumento di Pil maggiore della spesa necessaria per realizzarli. Non utilizzare, dunque, tutti i prestiti del Recovery fund per investimenti aggiuntivi tradisce il timore di non saperli utilizzare o di doverli destinare ad altre forme di spesa. Il timore è comprensibile, ma occorre sottolineare che tali fondi sono più che mai necessari per recuperare i ritardi storici accumulati dal nostro Paese su tutti gli obiettivi di convergenza europea».

Redazione Mondo Business
RICHIEDI
LA TUA COPIA
GRATUITA
RICEVILA ADESSO