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venerdì 25 Settembre 2020
Export lombardo: il risultato peggiore del decennio
L’impatto negativo dell’emergenza sanitaria raggiunge l’apice nel secondo trimestre, con una contrazione generalizzata del valore delle esportazioni originate dalla Lombardia, che infatti scende a circa 24 miliardi di euro. Occorre tornare al 2010 per trovare un valore inferiore

L’impatto negativo dell’emergenza sanitaria raggiunge l’apice nel secondo trimestre con una contrazione generalizzata del valore delle esportazioni, originate dalla Lombardia, che infatti scende a circa 24 miliardi di euro; occorre tornare al 2010 per trovare un valore inferiore. Gli effetti negativi dell’emergenza Covid-19 hanno interessato particolarmente il mese di aprile, influendo fortemente sui risultati del secondo trimestre della nostra regione. «Come ci aspettavamo, il secondo trimestre risulta il più colpito dalla crisi economica innescata dalla pandemia Covid-19», commenta il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio, «e tutte le categorie merceologiche, così come tutti i territori, fanno segnare una forte contrazione delle loro esportazioni. Solo i prodotti alimentari e parzialmente i prodotti utili all’emergenza sanitaria mostrano variazioni negative più contenute».

La Lombardia registra un -26,9% su base annua

Inquadrando le principali regioni manifatturiere del Nord, tutte registrano una forte contrazione tendenziale delle esportazioni, a partire dal Piemonte (-35,7%), la Lombardia (-26,9%), il Veneto (-25,4%) e l’Emilia Romagna (-25,3%). Questi risultati negativi spiegano, insieme, i due terzi della contrazione dell’export italiano in questo trimestre. I prodotti che si mostrano più resilienti, con variazioni tendenziali negative ma più contenute, sono i prodotti alimentari (-3,5%) e gli articoli farmaceutici (-12,8%). Seguono i computer, apparecchi elettronici e ottici (-16,6%) e le sostanze e prodotti chimici (-17,7%). I risultati più negativi riguardano le esportazioni dei prodotti che tradizionalmente caratterizzano l’export della nostra regione: macchinari e apparecchi (-29%), metalli di base e prodotti in metallo (-30,1%) e prodotti tessili, pelli e accessori (-42%). Sono pesantemente negative anche le esportazioni di mezzi di trasporto (-41,3%), altri prodotti delle attività manifatturiere (-34%), che per la Lombardia sono per il 50% mobili e gomma e materie plastiche (-21,2%).

Il territorio cremonese esporta soprattutto tubi, condotti e cavi

Per quanto riguarda le tipologie di prodotto maggiormente esportate, la Lombardia presenta una situazione eterogenea a livello territoriale, che rispecchia la diversificazione produttiva della regione. Le macchine di impiego generale sono il prodotto maggiormente esportato per le provincie di Brescia (13,7% la quota), Mantova (13,6%) e Bergamo (9,9%), ma ciò non vale per i restanti territori. La provincia di Como vede prevalere l’export di mobili (10,9%) mentre medicinali e preparati farmaceutici sono le merceologie principali dell’export per Milano (13,6%) e Pavia (15,9%). Cremona ha una maggiore quota relativa di tubi, condotti, cavi (13,9%), Lodi di apparecchiature per telecomunicazioni (18,7%) e Varese di articoli in materie plastiche (9,3%). Sondrio esporta prioritariamente metalli di base preziosi e altri metalli (11,4%) e Lecco gli altri prodotti in metallo (10%). Infine, Monza e Brianza vede una quota importante per i componenti elettronici e le schede elettroniche (8,3%).

Cremona tra le province che esportano di più in Germania

Relativamente alle destinazioni prevalenti per l’export, la Germania rimane il principale mercato per le provincie lombarde, con le sole eccezioni di Milano, che esporta in primis verso gli Stati Uniti (10,7%), Lodi verso la Spagna (30%) e Sondrio in Francia (15,8%). Le quote maggiori di export verso la Germania si registrano per le provincie di Brescia (19,5%), Cremona (18,8%), Lecco (18,5%), Mantova (18,1%) e Bergamo (18%). Anche le importazioni lombarde registrano una riduzione congiunturale in valore, che si attesta a -19,5%, dato che si associa a una contrazione tendenziale del 24,8%. Anche considerando le quantità si registrano forti decrementi, pari al -16,4% congiunturale e al -22,4% tendenziale.

 

 

Redazione Mondo Business
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