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lunedì 7 Ottobre 2019
Evasometro: che cosa è e come funziona
Da agosto 2019, l'Evasometro è entrato in vigore anche per le persone fisiche, di cui incrocerà i movimenti bancari con il reddito dichiarato

Accantonato il Redditometro, che non ha conseguito gli esiti previsti dal legislatore, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno a disposizione un nuovo strumento per contrastare l’evasione fiscale: l’Evasometro. Non che quest’ultimo sia proprio una novità: nato nel 2011, per iniziativa del Governo Monti, ha tuttavia dovuto attendere l’anno scorso per poter essere operativo, per quanto limitatamente alle partite Iva; dall’agosto del 2019, invece, è entrato in vigore, sebbene in via sperimentale, anche per le persone fisiche. Per capire come funziona e quali sono le differenze col precedente Redditometro, ci siamo rivolti a un’esperta,  la commercialista Stefania Serina, consigliere dell’Unione Giovani Commercialisti ed Esperti contabili di Milano.

I controlli scattano se si rileva una discrepanza sopra il 20% tra movimenti e reddito

«Per Evasometro si intende un algoritmo, con cui l’Agenzia delle Entrate può incrociare i movimenti bancari (effettuati dall’anno di imposta 2014 in poi), con il reddito dichiarato e questo grazie al fatto che tutti i dati dei contribuenti sono stati raccolti in un unico data base, la Super Anagrafe. Se si rileva una discrepanza superiore al 20%, allora il contribuente in questione è chiamato a giustificare la sua posizione. La differenza sostanziale con il Redditometro consiste nel fatto che, mentre in quel caso i controlli scattavano solo a spesa effettuata, il nuovo strumento consente alle autorità di giocare in anticipo, monitorando direttamente i conti correnti».

Lo strumento è in via sperimentale e si affinerà gradualmente

«Ovviamente, si possono verificare situazioni in cui la discrepanza è dovuta al fatto che un soggetto ha ricevuto una donazione in denaro oppure è beneficiario di una successione; in questo caso, spetterà al soggetto stesso chiarire l’incongruenza. Ricordo che l’Evasometro è attivo in via sperimentale e che spetterà al Governo stabilirne modalità e raggio d’azione. In una prima fase, lo strumento si concentrerà sui casi limite, più eclatanti, per poi affinarsi gradualmente. I principali fattori considerati sono i saldi iniziali e finali dell’anno; i flussi mensili in entrata e in uscita e le giacenze medie».

Il rischio di riuscire a individuare soltanto i piccoli evasori

«Ci si aspettano risultati migliori, rispetto al Redditometro, perché sembra che i margini di errore siano più bassi. Personalmente, ritengo che l’Evasometro abbia grandi potenzialità ma, come ogni strumento di questo tipo, dovrà rivelarsi inattaccabile in sede di contenzioso e da questo punto di vista non sono molto fiduciosa. Potrebbero verificarsi gli stessi problemi che stanno emergendo con gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità), nati per  sostituire gli Studi di settore ma che stanno sollevando più di una perplessità. C’è poi sempre il solito rischio di limitarsi a colpire solo il piccolo evasore, dal momento che il “pesce grosso” non è certo così ingenuo da fare transazioni tramite conto corrente».

La necessità di più strumenti per combattere efficacemente l’evasione

«Per contrastare l’evasione, occorre un insieme di misure, non una soltanto, altrimenti la caratteristica dell’Evasometro rimarrà di fatto quella di un deterrente, più o meno efficace. Certamente, la tracciabilità dei pagamenti, tramite l’uso delle carte di credito o di debito, è uno degli strumenti più importanti e, se sommato all’obbligo delle fatture elettroniche e dei corrispettivi elettronici, a questo punto non rimarrebbero molti margini per operazioni illecite».

Redazione Mondo Business
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