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martedì 1 Settembre 2020
Evasione e sprechi della Pa frenano la nostra economia
Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel rapporto “dare-avere” tra lo Stato e il contribuente italiano, a rimetterci è sicuramente quest’ultimo. Comparando i dati relativi all'evasione fiscale con i costi aggiuntivi che gravano su famiglie e imprese per il malfunzionamento dei servizi pubblici, il danno per i contribuenti sarebbe di oltre 200 miliardi l'anno

«Stando ai dati del ministero dell’Economia», fa sapere la Cgia di Mestre, «l’evasione fiscale presente in Italia è stimata in circa 110 miliardi di euro l’anno. Un importo paurosamente elevato che, comunque, appare decisamente inferiore agli oneri che i cittadini e le imprese subiscono in virtù degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze presenti nella nostra Pa. Scorrendo i risultati di alcuni studi condotti da una mezza dozzina di istituzioni di ricerca molto autorevoli, il danno economico in capo ai contribuenti italiani sarebbe di oltre 200 miliardi di euro l’anno; si tratta di una dimensione economica quasi doppia rispetto all’evasione». L’Ufficio studi della Cgia tiene però a precisare che, quello appena richiamato, è un raffronto che non ha alcun rigore scientifico: gli effetti economici delle inefficienze pubbliche che gravano in particolar modo sulle imprese sono di fonte diversa, i dati non sono omogenei, gli ambiti in molti casi si sovrappongono e, per tali ragioni, non si possono sommare.

L’opinione pubblica è poco sensibile al tema degli sprechi 

Secondo la Cgia, la riflessione ha tuttavia un suo rigore concettuale: nonostante ci sia tanta evasione, una Pa poco efficiente causa ai privati dei danni economici molto superiori. «La conclusione non appare per nulla scontata», prosegue l’associazione, «visto che una buona parte dell’opinione pubblica ha una forte sensibilità verso il tema dell’evasione, ritenendo tuttavia meno allarmanti gli effetti degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze della nostra macchina pubblica. «Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco», interviene il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo: «L’evasione non va mai giustificata e dobbiamo contrastarla ovunque essa si annidi, sia che riguardi i piccoli che i grandi evasori. Se, infatti, portassimo alla luce una buona parte delle risorse sottratte illecitamente all’erario, la nostra Pa avrebbe più soldi, funzionerebbe meglio e, probabilmente, si creerebbero le condizioni per alleggerire il carico fiscale».

Urge una riforma fiscale che riduca la pressione e gli adempimenti

«Per molte imprese», dichiara il segretario della Cgia, Renato Mason, «quello del prossimo autunno sarà uno stress test molto delicato. Probabilmente, molte di loro faticheranno a superare questa fase così difficile legata agli effetti della crisi sanitaria; alcuni segnali, infatti, non lasciano presagire nulla di buono. Il Governo, tuttavia, deve assolutamente mettere mano il prima possibile al nostro sistema fiscale, riducendone il prelievo e il numero di adempimenti, che continuano a essere troppi e spesso difficili da espletare. Con meno tasse e una burocrazia fiscale più soft si possono creare le condizioni per far ripartire l’economia. Senza dimenticare che il nostro Paese si regge su un tessuto connettivo formato da tantissime Pmi, che faticano a ottenere una risposta agli innumerevoli problemi che condizionano la loro attività lavorativa».

Le principali inefficienze e sprechi della nostra Pa

L’Ufficio studi della Cgia ha raccolto i risultati di una serie di analisi sulle inefficienze e gli sprechi che caratterizzano la nostra Pa. Eccole, in sintesi: il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la Pa è pari a 57 miliardi di euro (Fonte: The European House Ambrosetti); i debiti commerciali della Pa nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi di euro (Fonte: Banca d’Italia); il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti); se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: CER-Eures); sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso, che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale a livello della media Ue (Fonte: Discussion paper 23 Commissione Europea); gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 23,5 miliardi di euro ogni anno (Fonte: Ispe); gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno (Fonte: The European House Ambrosetti-Ferrovie dello Stato).

 

 

Redazione Mondo Business
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