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venerdì 3 Aprile 2020
Essere una start up ai tempi del coronavirus
Ecco come la cremonese App Quality ha adattato il suo business alla situazione di emergenza, senza trascurare la solidarietà nei confronti di attività no profit
Luca Manara, ceo di App Quality

Le ricadute della pandemia da coronavirus sul versante economico si annunciano molto pesanti e, tuttavia, come in ogni crisi, anche quella attuale presenta delle possibili opportunità, soprattutto per chi fa dell’innovazione digitale il suo business e ha più familiarità di altri con modalità di lavoro a distanza, altrimenti detto smart working. In questa categoria rientrano le start up, imprese giovani, che apparentemente più in difficoltà, per mancanza di un fatturato consolidato, hanno il vantaggio di poter contare su una struttura snella e dinamica ma, soprattutto, come dicevamo, sulla loro natura fortemente innovativa. E, d’altra parte, l’emergenza in atto sta dando oggi un forte incentivo alla digitalizzazione, per via dei vincoli che costringono le persone a trascorrere in casa quasi tutto il loro tempo.

Una start up che testa la qualità dei software aziendali

Nel territorio cremonese ha sede una start up che Mondo Business ha già avuto occasione di intervistare: si chiama App Quality, è nata nel 2016 e ha i suoi uffici negli spazi del Crit – il Polo per l’innovazione digitale di Cremona, nato con l’obiettivo di diffondere la conoscenza e l’impiego di nuove tecnologie a beneficio della comunità. Quello che App Quality offre ai suoi clienti (aziende di diversi settori) è un servizio di testing per software (app, siti web ecc.) che ne verifica la qualità dal punto di vista dell’utente finale. L’obiettivo è di rendere più semplice possibile la fruizione di questi software, in modo da permettere all’azienda che si avvale di App Quality di incrementare il numero dei propri utenti. A questo scopo, la start up, oltre ad avvalersi di appositi algoritmi, ha creato anche una community a livello internazionale, tramite una piattaforma digitale a cui sono attualmente registrati 15mila tester, retribuiti dalla stessa App Quality, che hanno il compito di interagire con il software che deve essere testato e di fornire un feedback diretto al cliente.

Una consulenza gratuita per fronteggiare l’emergenza

«A fronte dell’emergenza che si è venuta a creare», ci racconta il ceo di App Quality, Luca Manara, «abbiamo pensato a un modo per poter essere di aiuto sia ai nostri tester, la cui collaborazione con noi rappresenta per lo più un secondo lavoro, sia alle aziende nostre clienti, che stanno vivendo un momento di grande difficoltà, soprattutto le imprese che operano nei settori dell’e-commerce e della grande distribuzione. In questa fase, infatti, queste ultime ci chiedono di testare la capacità dei loro siti internet di gestire la crescita esponenziale di richieste di ordinativi che stanno ricevendo; alcuni istituti di credito si rivolgono invece a noi per quanto riguarda la verifica dei loro sistemi di pagamento online. A tutte queste aziende clienti abbiamo deciso di offrire la nostra consulenza gratuita, facendo pagare loro soltanto il lavoro dei tester, che in questo modo possono continuare a contare sulle entrate derivanti dalla nostra collaborazione».

L’impegno di App Quality nel sociale e nella lotta al virus

App Quality, però, sta fornendo anche un’assistenza gratuita a realtà no profit attive in questo particolare momento di crisi, per garantire che i loro siti possano funzionare al massimo delle loro potenzialità. È il caso di siti come Filaindiana.it e Vicinoesicuro.it che, geolocalizzando la posizione dell’utente, si occupano rispettivamente di indicare quanta fila c’è nei supermercati della zona e quali attività commerciali sono aperte ed effettuano consegne a domicilio. Infine, insieme ad altre tre aziende – Conversate, Vivocha e Neosperience -, App Quality è scesa in campo anche nella lotta al coronavirus. Recentemente ha infatti proposto al sistema sanitario una soluzione che consiste in un sistema di telemonitoraggio e teleassistenza, allo scopo di raccogliere i sintomi di una popolazione ampia e trasferire la comunicazione dove necessario. «La nostra soluzione», ci spiega Alessandro Vitale, di Conversate, «è in grado di fornire ai decisori una visione d’insieme, individuando le zone dove sono concentrati i malati e consente di fare azioni proattive, rilevando appunto chi mostra i primi sintomi e potrebbe quindi essere a rischio».

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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