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lunedì 25 Gennaio 2021
Errore nei dati epidemiologici in Lombardia: di chi è la colpa?
Sette sindaci dei capoluoghi lombardi, tra cui il primo cittadino di Cremona, Gianluca Galimberti, chiedono trasparenza a Regione Lombardia sulla modalità di raccolta dei dati e quindi sulla determinazione del colore di una regione. La questione è capire di chi sia l'errore riscontrato negli ultimi giorni e se questo ha inciso solo sull'ultima settimana o se risale addirittura a prima delle vacanze natalizie. Il problema non è certo da poco, visto che in una zona rossa a rimetterci sono molte attività economiche

Questi giorni, a livello politico, sono caratterizzati da uno scambio molto polemico tra Regione Lombardia e l’Istituto superiore della sanità. Quest’ultimo ha evidenziato che l’indice Rt in Lombardia è cambiato dopo che da Milano sono stati rettificati i dati. Si cerca dunque di capire cosa è successo ma, al di là delle polemiche, Regione Lombardia ha trasferito dati significativamente diversi nel giro di qualche giorno. Da parte sua, la Regione sostiene che è l’algoritmo dell’Iss a incepparsi, se non che, fanno notare sette sindaci di altrettanti capoluoghi lombardi nella conferenza stampa di oggi, questo algoritmo è il medesimo da 36 settimane per tutte le regioni italiane.

Picchi e cali notevoli da un giorno all’altro

A far propendere i sette sindaci per un errore a livello regionale è il fatto che in Lombardia l’Ats di Milano non è tenuta a compilare il campo dello stato clinico. Se, tuttavia, tale campo non viene compilato, il sistema non è più in grado di scaricare il numero dei guariti e forse nemmeno quello dei deceduti. È questo, dunque, il motivo dell’errore che è costato un’ulteriore settimana in zona rossa per i cittadini e molte imprese lombarde? Inoltre, a metà gennaio, diversi Comuni delle province di Milano e Bergamo hanno fatto registrate picchi o cali ingiustificati da un giorno con l’altro.

 L’errore nei dati si trascina da prima di Natale?

«Pensiamo che il tema dei dati sia stato molto trascurato fin dall’inizio in Lombardia», è intervenuto Giorgio Gori, sindaco di Bergamo. «Abbiamo sempre chiesto trasparenza: che i dati fossero accessibili a esperti e statistici, perché, così facendo, dell’errore ce ne saremmo accorti anche prima. Vogliamo capire cosa è successo da ottobre, da quando il meccanismo di certificazione del numero di positivi è stato modificato a livello nazionale. In altre parole, si è verificato un errore dal 15 gennaio, quindi con conseguenze solo per una settimana, oppure l’errore si trascina da prima di Natale? Perché da qui ne derivano una serie di considerazioni sui danni economici ingiustamente subiti da alcune categorie».

La necessità di un controllo tecnico efficiente

«Sui banchi dell’università mi hanno sempre spiegato che la qualità dell’output dipende da quella dell’input», ha aggiunto Giuseppe Sala, sindaco di Milano. «In questo caso è evidente che nella compilazione dei dati c’è stato un errore. La macchina amministrativa funziona solo se alla capacità politica si affianca una capacità tecnica. Di conseguenza, è molto importante un controllo tecnico su quello che si fa; la questione non è attribuire delle colpe, ma risolvere il problema. Si tratta di un fatto eminentemente tecnico, non politico, a meno che si scelga di dire che la politica si prende l’onere di definire le misure da adottare, prescindendo dall’analisti tecnica; ma così non è. Da maggio scorso, infatti, si è deciso di delegare a un algoritmo la decisione su cosa i cittadini possono o non possono fare».

Disaggregare il dato dei tamponi a livello provinciale

«Un secondo fatto dovrebbe far riflettere, ma viene spesso rimosso», ha sottolineato Emilio Del Bono, sindaco di Brescia: « il presidente Fontana ha firmato un’ordinanza regionale l’8 gennaio scorso (sospesa poi dal Tar), che prevedeva la chiusura delle scuole superiori fino al 24 gennaio; una decisione da zona rossa. La motivazione? L’andamento epidemiologico in peggioramento. Ma quell’ordinanza è stata adottata sulla scorta di quali dati? Immagino quelli elaborati in sede regionale. E, quindi, quei dati erano epurati dai numeri di coloro che dovevano essere considerati negativizzati o no in base all’algoritmo? Mi sembra ci sia abbastanza confusione in tutto ciò. C’è anche un altro tema, che ho posto in più occasioni: quello del numero dei tamponi processati. Viene dato come dato aggregato a livello regionale, e non nelle singole province. E, però, non è banale conoscere i dati a livello provinciale, però, perché il numero dei positivi ha uno stretto legame con il numero dei tamponi effettuati e quanti sono quelli effettuati in proporzione alla popolazione, provincia per provincia?».

Le attività economiche stanno pagando costi altissimi

«L’attuale braccio di ferro tra Regione Lombardia e Governo ci interessa molto poco», ha dichiarato Mattia Palazzi, sindaco di Mantova. «Siamo preoccupati perché, se non si fa chiarezza, siamo tutti più deboli e in enorme difficoltà, dal momento che non ci troviamo in una fase che si sta chiudendo (anche a causa del ritardo nei vaccini), ma in una situazione che proseguirà almeno per i prossimi mesi. Non basta cambiare un assessore, ma capire se il modo di raccogliere i dati ha dei limiti oppure no». Quanto a Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona, ecco la sua posizione: «In una democrazia, accertare e riconoscere le responsabilità è necessario, fondamentale per la credibilità del sistema, soprattutto in questo momento. Mettere in discussione l’istituto nazionale dell’Iss, senza elementi per farlo, mette in discussione proprio questa credibilità. La scuola e le attività economiche stanno pagando costi molto alti e davanti a noi ci sono ancora mesi complessi: quindi la credibilità è essenziale. Da parte nostra garantiamo che la volontà di collaborare è massima, ma perché una collaborazione ci sia serve correttezza».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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