PRIMO PIANO
mercoledì 15 Aprile 2020
Due micro imprese su tre avranno difficoltà a riaprire
Lo dice uno studio dell'Inapp, che rileva come la quota di attività sospese sia caratterizzata soprattutto da aziende di piccole dimensioni
Sebastiano Fadda, presidente Inapp

Escluso il comparto agricolo, un’impresa su due in Italia è stata costretta a interrompere le proprie attività per le misure di contenimento adottate dal Governo per fronteggiare la diffusione del covid-19: in totale 2milioni e 100mila unità, corrispondenti a poco meno della metà imprese attive (47,3%). È quanto emerge dallo studio “Covid-19: misure di contenimento dell’epidemia e impatto sull’occupazione”, curato dall’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, che analizza l’impatto del lockdown sulle imprese e sui lavoratori.

Le aziende più piccole meritano misure adeguate a sopravvivere

«Le misure di sospensione delle attività produttive», ha spiegato Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp, «hanno agito in misura maggiore su settori caratterizzati, più di altri, dalla necessità di svolgere la prestazione lavorativa sul luogo di lavoro, come la gran parte delle imprese manifatturiere, mentre in buona parte dei settori rimasti attivi il lavoro ha caratteristiche tali da permettere uno svolgimento in modalità remota, smart working o lavoro agile. Dai dati analizzati, si ricava che sono soprattutto le micro e piccole imprese a essere più colpite dalle misure di sospensione dell’attività produttiva. Queste, peraltro, e per molte ragioni, incontreranno maggiori difficoltà nel sopravvivere a un periodo prolungato di assenza di fatturato e meritano pertanto particolare attenzione nella predisposizione di misure adeguate, non solo per garantirne la sopravvivenza, ma anche per assicurarne la ripresa».

Oltre il 55% delle imprese artigiane ha sospeso l’attività

In base allo studio dell’Inapp, la quota di imprese sospese decresce quasi sistematicamente con la dimensione aziendale: a fronte di un’incidenza complessiva delle aziende la cui attività è stata interrotta, pari al 47,3%, le imprese senza addetti risultano sospese in ragione del 66,7%, mentre solo il 33,8% delle grandi imprese, con oltre 250 addetti, risultano interessate dalle misure di restrizione. Le imprese artigiane, che hanno caratteristiche dimensionali e settoriali specifiche, risultano sospese in misura superiore al totale (55,3%). «La quota elevata di micro e di piccole imprese interessate dal fermo delle attività è preoccupante», ha proseguito il presidente dell’Inapp, «dal momento che le aziende di dimensioni minori hanno generalmente una più bassa capacità di fronteggiare choc esogeni e inattesi, che incidono in misura elevata sulla dinamica della domanda e sul fatturato».

I dipendenti con contratto a termine sono i più a rischio

Di particolare interesse l’analisi secondo il carattere dell’occupazione. I dipendenti a tempo determinato, coinvolti dalle misure di contenimento del contagio sono poco meno di 600mila unità, occupati in prevalenza nel settore terziario (419mila). Questa tipologia di lavoratori a termine è generalmente più a rischio di perdere l’occupazione in fasi recessive o a causa di choc esogeni. Infatti, come sottolinea sempre lo studio dell’Inapp, nel 2009, l’anno in cui la recessione economica ha pesato in misura maggiore in Italia, con una flessione del Pil pari al 5,3%, il numero di occupati a termine si è ridotto del 7,2%, rispetto all’anno precedente, a fronte di una sostanziale stabilità dell’occupazione a tempo indeterminato (-0,1%). Solo nell’anno successivo si è registrata una marcata diminuzione degli occupati a tempo indeterminato.

Le misure di sostegno al reddito servono a rilanciare la domanda

«In un simile contesto», ha concluso il presidente dell’Inapp, «risultano necessarie misure di sostegno al reddito dei lavoratori espulsi dall’occupazione in seguito alla caduta del livello di attività economica, anche nell’ottica di mantenere un adeguato livello di domanda aggregata necessario per supportare la ripresa dell’offerta. Ma tale sostegno al reddito risulta molto debole per alcune categorie di lavoratori interessati dal fermo dell’attività. In particolare, i lavoratori con contratti a termine non potranno beneficiare delle misure straordinarie di sostegno al reddito varate per l’emergenza, nel caso molto probabile che a seguito del fermo dell’attività il loro contratto non venga rinnovato».

 

 

 

Redazione Mondo Business
RICHIEDI LA TUA
COPIA GRATUITA
RICEVILA ADESSO