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mercoledì 24 Marzo 2021
Decreto “Sostegni”: i soldi arriveranno con tre mesi e mezzo di ritardo
Se non ci saranno nuovi intoppi, le risorse messe a disposizione dal decreto “Sostegni” arriveranno a imprese e lavoratori autonomi subito dopo Pasqua. In buona sostanza, saranno accreditati sul conto corrente delle attività interessate almeno tre mesi e mezzo dopo le chiusure imposte nel dicembre scorso dall’allora governo Conte

«Questi soldi, messi a disposizione dallo scostamento di bilancio del gennaio scorso, giungeranno a destinazione non certo con la tempestività che la situazione imporrebbe, ma a passo di lumaca», commenta l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. «Se dopo un anno dall’inizio della pandemia è necessario aspettare ancora così tanto tempo, è evidente che la “macchina” necessita di una messa a punto. Se paradossalmente invertissimo i ruoli, a un’azienda sarebbe stato possibile saldare le imposte all’erario con almeno 3,5 mesi di ritardo, a causa di un litigio fra soci tale da portare alla sostituzione dell’amministratore delegato e senza pagare alcuna sanzione per tardivo versamento? Abbiamo ottime ragioni nel ritenere che, obiettivamente, ciò non sarebbe potuto accadere».

Perché non sono stati inseriti nella legge di Bilancio?

«Perché i 32 miliardi di scostamento non sono stati inseriti nella legge di Bilancio, invece di fare un intervento ad hoc dopo soli venti giorni? Ricordiamo che a metà gennaio il numero dei contagi era in calo in tutto il Paese e in quelle settimane tutte le Regioni stavano riaprendo l’attività scolastica in presenza. Insomma, eravamo in una fase in cui il Covid aveva allentato la presa. Una “svista”, dunque, che ha colpevolmente allungato i tempi con i quali andremo a sostenere le imprese colpite. Le aziende, soprattutto quelle di piccola e micro dimensione, non possono attendere così a lungo.  Il crollo del fatturato e la conseguente mancanza di liquidità subita in questi ultimi mesi stanno infatti spingendo verso il baratro tantissimi operatori economici, che rischiano di ricevere i soldi fuori tempo massimo».

Servirebbero almeno 50 miliardi di euro

«E che questi 32 miliardi fossero anche del tutto insufficienti lo si era capito fin dall’inizio. Prova ne sia che, da qualche settimana, negli uffici del ministero dell’Economia circolano alcune simulazioni di un possibile nuovo disavanzo di bilancio di almeno 20 miliardi di euro, che potrebbe essere approvato dalle due Camere nelle prossime settimane. È evidente che anche questo importo appare poca cosa se lo rapportiamo alla dimensione delle perdite subite dalle imprese e da tutto il mondo del lavoro autonomo.  Per questo è necessario fare un ulteriore sforzo, approvando delle misure di indennizzo che arrivino a toccare almeno i 50 miliardi di euro».

Con i parrucchieri chiusi, nelle zone rosse dilagano gli abusivi

«Inoltre, com’era prevedibile, nelle undici Regioni che attualmente si trovano in  zona rossa, prolifera il lavoro nero e l’abusivismo; uno dei settori più colpiti è sicuramente il settore del benessere. La chiusura per decreto dei centri estetici, dei barbieri e dei parrucchieri ha dato una grande spinta a chi gira per le case private praticando abusivamente questi mestieri, violando ogni limitazione alla mobilità e tutte le norme in materia di sicurezza». Oltre a denunciare la mancanza di controlli da parte delle forze dell’ordine, la Cgia segnala che il paradosso di tutta questa vicenda è che si è deciso di fermare attività regolari, dove tutto era tracciato; dove si lavorava solo per appuntamento; non c’erano assembramenti e ogni operazione era sottoposta a rigorosi protocolli di igiene introdotti ben prima dell’avvento del Covid. «Una piaga, quella del lavoro nero, che avvicinandoci alle festività pasquali è destinata ad aumentare ulteriormente e rappresenta non solo una concorrenza sleale nei confronti dei professionisti di questo settore, ma anche un grosso rischio per la tutela della salute pubblica».

Redazione Mondo Business
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