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venerdì 15 Maggio 2020
Decreto Rilancio: per le Pmi solo pochi spiccioli
Secondo l'Ufficio studi della Cgia, le misure messe in campo dal decreto "Rilancio" sono ancora insufficienti a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi 

«Solo pochi spiccioli. In altre parole, con i contributi a fondo perduto, il Governo sta offrendo un bicchiere d’acqua a tutti, ma non è nelle condizioni di togliere la sete a coloro che ne hanno veramente bisogno». È questo il primo commento a caldo rilasciato dal coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, dopo aver visto  i risultati emersi dalle simulazioni effettuate su alcune attività economiche che fra qualche settimana riceveranno un contributo a fondo perduto dallo Stato, così come previsto dal decreto “Rilancio”. «È vero che oltre agli indennizzi diretti è stato introdotto l’abbattimento dell’Irap, la riproposizione dei 600 euro, la detrazione del 60% degli affitti delle attività che hanno visto crollare di almeno il 50% del fatturato negli ultimi tre mesi e il taglio delle bollette», afferma il segretario della Cgia, Renato Mason, «ma tutto questo è ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi da tantissime piccole imprese».

La simulazione sugli effetti dei contributi a fondo perduto dà esiti modestissimi

Alcuni esempi sono stati realizzati su micro e piccole aziende che nel mese di aprile 2020 sono state obbligate a chiudere l’attività per decreto: un parrucchiere con un fatturato medio annuo di 70mila euro e una perdita nell’aprile 2020 rispetto all’aprile 2019 di oltre 5.833 euro, riceverà, stando alle disposizioni del decreto “Rilancio”, il 20% di questo disavanzo; in pratica otterrà 1.167 euro. Un’impresa edile con 450mila euro di fatturato, che presenta una caduta del fatturato stesso di 37.500 euro, riceverà 5.625 euro; importo ottenuto applicando il 15% sulla perdita. Un’azienda tessile con ricavi annui di 500mila euro e un disavanzo di 41.667 euro, incasserà dallo Stato 6.250 euro, pari al 15% della perdita. E, ancora, una concessionaria di auto, con un volume di affari annuo di 1,1 milioni di euro e un disavanzo mensile di 91.667 euro, porterà a casa 9.167 euro, ovvero il 10% del disavanzo.

 

Redazione Mondo Business
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