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lunedì 6 Aprile 2020
Dall’Eurispes un piano B per l’eurozona
L'istituto di ricerca Eurispes propone una soluzione allo stallo europeo sugli strumenti per uscire dalla crisi: emettere Coronabond solo con i Paesi che ci stanno

Emanare i cosiddetti Coronabond o Covidbond (titoli di debito europei) con chi ci sta. È questa la proposta del Laboratorio Europa dell’istituto di ricerca Eurispes, di fronte a un’Europa incerta, inconsapevole di essere davanti una svolta epocale. «Il nodo è arrivato al pettine: l’Unione europea deve decidere se esiste o meno un “bene comune europeo”, un bene per cui valga la pena di rischiare per non andare in frantumi, condividendo la sovranità fiscale e politica e blindando l’euro. Oppure, da irresponsabili, continuare con il solito balletto dei rinvii o delle mezze misure, come sono quelle annunciate dalla Commissione e quella franco-tedesca sul tavolo del negoziato dell’Eurogruppo (la sua riunione è in programma domani ndr)».

Un’alternativa consentita dal trattato in vigore

Il dilemma drammatico di questi giorni ha però una risposta, precisa l’Eurispes: quella dei Coronabond, che i 19 Paesi dell’eurozona dovrebbero emanare. Qualora qualche Stato tra i più refrattari continuasse a tergiversare, i Paesi firmatari dell’appello comune – Italia e Spagna in testa – e gli altri che si sono aggiunti, tra cui la stessa Francia, potrebbero procedere da soli emanando obbligazioni comuni, destinate esclusivamente a far fronte alla crisi indotta dalla pandemia e alle sue conseguenze; ciò obbligherebbe i Paesi contrari a scegliere da che parte stare. «Si tratta di una possibilità consentita dal trattato in vigore, attraverso una maggioranza qualificata su proposta della Commissione», ricorda l’Eurispes.

La scelta tra due diverse visioni di Europa

«Un’altra scelta può essere quella di procedere con la cooperazione rafforzata (una procedura che consente ad almeno nove Paesi dell’Ue di stabilire un’integrazione o una cooperazione più stretta in una determinata area), prevista dallo stesso trattato. Il problema non è giuridico, ma politico. Vorremmo ricordare che durante l’ultima crisi, alcuni Paesi, pur di imporre il Patto di bilancio (Fiscal compact), rivelatosi deleterio per la crisi, addirittura chiesero e ottennero l’adozione di un nuovo trattato, al di fuori di quello esistente. Perciò la scelta è tra due opzioni, due visioni: una solidale, con i Coronabond, per dare all’Europa una prospettiva di futuro, riducendo gli squilibri esistenti e tollerati da troppo tempo; l’altra è quella egoista e nazionalista, che la costringe all’agonia insieme a cittadini e imprese».

 

 

Redazione Mondo Business
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Eurispes
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