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venerdì 12 Giugno 2020
Crisi economica: Cremona è la migliore in Lombardia
In ambito provinciale, l’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia sul primo trimestre del 2020 ha interessato complessivamente 155 imprese cremonesi, appartenenti a tutte le principali attività del comparto manifatturiero, suddivise in 64 imprese industriali e 91 artigiane
La Camera di commercio di Cremona

Purtroppo, la provincia di Cremona è stata tra i primi territori a sperimentare la diffusione del contagio da Covid-19 e a sopportarne le conseguenze. Tuttavia, gli effetti sicuramente più pesanti, legati al lockdown vero e proprio, si evidenzieranno maggiormente nella rilevazione del prossimo trimestre. A essere più colpite dalla crisi sono state le Pmi, mentre il settore più in sofferenza è stato quello dei beni di investimento. I settori che hanno subito i cali annui più contenuti (sotto i due punti percentuali) sono invece l’alimentare, che ha continuato a produrre per soddisfare le esigenze primarie, e la chimica, che ha beneficiato del consistente impulso all’industria farmaceutica. I settori delle pelli-calzature, dell’abbigliamento e del legno hanno invece visto contrazioni produttive ben più marcate, attorno al 20%. Circa il 40% delle imprese intervistate sono andate in sofferenza e stanno incontrando crescenti problemi finanziari e di liquidità, a causa dei consistenti cali di fatturato e del blocco delle attività.

Per il momento non si registrano cali a livello occupazionale

Una prima osservazione di carattere generale, che riguarda il confronto con l’intera regione, attesta una migliore tenuta dell’economia industriale provinciale, rilevata da quasi tutti gli indicatori, che hanno evidenziato variazioni, sia congiunturali che tendenziali, meno negative di quelle riscontrate per la Lombardia. Per il momento non si registrano cali nel livello occupazionale, grazie alle misure adottate di potenziamento degli ammortizzatori sociali e al fatto che i lavoratori in Cassa integrazione nel nostro paese vengono considerati occupati. Dopo due trimestri praticamente a zero, la percentuale di imprese che ha fatto ricorso alla Cig ordinaria è salita al 47% del totale. Alla quasi stabilità del numero degli addetti corrisponde, però, un crollo delle ore lavorate nel mese di marzo. A livello congiunturale, si assiste a una diminuzione della produzione del 6,5%, che accentua notevolmente le criticità già in parte manifestate a fine 2019. Ancora più pesante è l’impatto sul fatturato, che perde il 10%, mentre restano contenute le conseguenze sugli ordinativi, la cui contrazione ha risparmiato le imprese del comparto agroalimentare. La flessione maggiore si è registrata invece sulla domanda dall’estero, che ha perso il 3,4% su base trimestrale, contro l’1,7% ceduto da quella nazionale.

Il quadro tendenziale ricalca le dinamiche trimestrali

Scarso, almeno per il momento, è stato l’impatto della crisi sui prezzi, che vengono dichiarati in lieve crescita per le materie prime (+1,1%) e in calo altrettanto contenuto per i prodotti finiti (-0,8%). Il quadro provinciale tendenziale, quello cioè che risulta dal confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, ricalca le dinamiche trimestrali e gli effetti economici su base annua della pandemia si riflettono in misura pressoché analoga su tutti i principali indicatori, a eccezione dell’occupazione, per le motivazioni prima espresse. La produzione industriale, che già aveva lasciato sul terreno oltre quattro punti percentuali nei mesi finali del 2019, evidenzia un -8,6% e di poco meno (-7,7%) si contrae il fatturato. Nei confronti dell’anno precedente, a soffrire maggiormente sul lato della domanda è la componente nazionale (-7,2%), mentre quella estera, che solo tre mesi prima aveva segnato un +10,6%, contiene la perdita a poco più di due punti percentuali.

A livello strutturale il mondo artigiano risulta compromesso

Analoghe osservazioni riguardano l’artigianato produttivo, che presenta difficoltà maggiori rispetto all’industria. Come per il comparto industriale, l’unico a essere risparmiato, almeno per il momento, è il livello occupazionale, che non presenta differenze significative nel confronto coi periodi precedenti. Rispetto allo stesso periodo del 2019, produzione e ordinativi vengono rilevati in contrazione dell’11,3% e il fatturato del 10,5%. Il quadro strutturale risulta compromesso: le imprese che dichiarano la stabilità produttiva si confermano a poco più del 10% del totale e la quota di quelle in espansione tendenziale passa dal 50 al 27%, mentre sei artigiani su dieci, nei primi tre mesi dell’anno, hanno prodotto meno che nello stesso periodo del 2019.

Sostenere la liquidità delle imprese e attuare interventi pubblici

«La nostra provincia è una di quelle più colpite dall’epidemia, anche da un punto di vista economico», ha commentato il presidente della Camera di commercio di Cremona, Gian Domenico Auricchio, «e i risultati dell’indagine congiunturale lo evidenziano drammaticamente. Come Camera di commercio, oltre a continuare ad assicurare tutti i servizi durante il lockdown, grazie all’accordo per lo sviluppo economico e la competitività del sistema lombardo abbiamo mobilitato importanti risorse a favore delle nostre imprese, per supportarne la ripartenza, con bandi e iniziative volti ad abbattere il costo degli interessi delle operazioni di finanziamento e le spese necessarie a ripartire in sicurezza e a favorire gli investimenti in tecnologie digitali. Questi, però, sono interventi di “primo soccorso”, che dovranno necessariamente essere seguiti da interventi di più ampio respiro: per garantire la ripartenza delle nostre imprese e la tenuta del nostro sistema sociale, è fondamentale sostenere la liquidità delle imprese e attuare interventi pubblici che favoriscano la ripresa della domanda».

Carenza di infrastrutture fisiche e digitali su buona parte del territorio

«Servono interventi in grado di stimolare i consumi dei privati e investimenti pubblici», prosegue Auricchio. «Sono urgenti soprattutto per quanto riguarda la nostra rete autostradale e stradale, la sistemazione dei ponti sul Po e la rete ferroviaria; sono anni che tutti gli enti pubblici e le parti sociali segnalano questa emergenza, che ora diventa ineludibile. Necessitiamo anche di investimenti tecnologici: l’emergenza legata al Covid-19 ha reso indispensabile l’utilizzo di tecnologie informatiche, ma questo ha evidenziato la carenza di reti tecnologiche efficienti su buona parte del nostro territorio e il conseguente rischio di un’ulteriore marginalità per la provincia cremonese. Ci aspetta una nuova stagione, che sarà sicuramente difficile e complessa, ma che sta a noi affrontare, con l’orgoglio di un territorio che, se pur martoriato dall’epidemia, vuole ripartire e deve essere aiutato a farlo con gli interventi infrastrutturali necessari, perché gli effetti della pandemia sui bilanci aziendali non si ripercuotano in modo devastante sull’occupazione e quindi sulla tenuta sociale».

 

Redazione Mondo Business
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Gian Domenico Auricchio
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