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sabato 20 Luglio 2019
Cresce il peso della burocrazia sulle Pmi
In un'indagine promossa dalla Commissione europea, l'Italia si colloca al 23° posto dei Paesi dell'Ue come qualità della pubblica amministrazione
Paolo Zabeo

Come riporta l’ufficio studi della CGIA di Mestre, il peso della burocrazia statale, in controtendenza rispetto agli ultimi anni, ha ripreso a crescere. Nel 2018, infatti, il saldo complessivo degli oneri amministrativi introdotti ed eliminati è tornato a essere positivo. È per questo motivo che, nel corso del 2019, le Pmi italiane dovranno farsi carico di un costo aggiuntivo di poco superiore a 36 milioni di euro, per espletare le nuove procedure richieste.

Peggio di noi solo la Grecia e alcuni Paesi dell’Est Europa

Seppur modesto e ancora parziale, si tratta di un importo che va a incrementare gli storici 31 miliardi che, secondo le stime della  Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentano i costi amministrativi gravanti ogni anno sulle Pmi italiane. Come sottolinea Paolo Zabeo, coordinatore del centro studi della CGIA: «Nonostante tutti i politici si dichiarino favorevoli ad alleggerire il peso degli oneri amministrativi sulle Pmi, questi dati dimostrano che, al contrario, gli aggravi di costo sono in aumento, per stessa ammissione dei ministeri. La burocrazia statale, in buona sostanza, non indietreggia, anzi torna ad avanzare». Il giudizio di Zabeo si basa sui risultati riportati nell’ultima indagine promossa dalla Commissione europea riguardo alla qualità della pubblica amministrazione, in cui emerge che, sui 28 Paesi dell’Ue monitorati, l’Italia si colloca al 23° posto. Un risultato che ci relega nelle ultime posizioni della graduatoria generale: solo l’Ungheria, la Croazia, la Grecia, la Romania e la Bulgaria registrano delle performance inferiori alla nostra.

Tra le Regioni europee, la prima italiana è il Trentino-Alto Adige

Commenta il segretario della CGIA, Renato Mason: «Sebbene sia sempre sbagliato generalizzare, anche alla luce del fatto che in Italia possiamo contare su delle punte di eccellenza nella sanità, nella ricerca e tra le forze dell’ordine, che non hanno eguali nel resto d’Europa, il livello medio della nostra amministrazione pubblica rimane ancora insoddisfacente, soprattutto al Sud». Tra le 192 regioni d’Europa monitorate nell’indagine promossa dalla Commissione europea, la prima realtà territoriale italiana è il Trentino – Alto Adige, che si colloca al 118° posto. Seguono al 127° l’Emilia Romagna, al 128° il Veneto e al 131° la Lombardia. Come ha avuto modo di sottolineare anche l’Ocse, nel “Rapporto Economico sull’Italia”, del febbraio 2017, la produttività media del lavoro delle nostre imprese è più elevata nei territori dove l’amministrazione pubblica è più efficiente. Diversamente, dove l’efficienza della Pa è più bassa, le performance di quest’ultima condizionano negativamente la produttività del settore privato, particolarmente le aziende di piccole dimensioni.

Le proposte della CGIA per ridurre l’impatto della burocrazia

Quali possono essere, pertanto, le misure da adottare per migliorare le prestazioni della nostra pubblica amministrazione? L’ufficio studi della CGIA propone, tra l’altro, di migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto sulle micro e piccole imprese; monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure, per poter introdurre tempestivamente dei correttivi; consolidare l’informatizzazione della pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili; far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche, per evitare la duplicazione delle richieste; permettere all’utenza la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze e accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici, attraverso un’adeguata e continua formazione.

 

Redazione Mondo Business
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