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lunedì 8 Giugno 2020
Credito Padano: «Bisogna superare le cause della crisi»
Il presidente di Credito Padano, Antonio Davò, e il direttore generale, Paolo Innocenti, avvertono che nel medio periodo la recessione potrà avere effetti anche sul credito. Serviranno validi progetti imprenditoriali e serie programmazioni aziendali
Da sinistra, il direttore Paolo Innocenti e il presidente Antonio Davò

In questo periodo di emergenza, agli istituti di credito è stato chiesto un grande sforzo. Come ha reagito Credito Padano nei confronti dei suoi clienti: famiglie e imprese? «La banca si è attivata fin da subito per fronteggiare l’emergenza, costituendo un comitato di crisi e approntando le necessarie misure di continuità operativa; la tutela dei clienti e dei dipendenti è stata la nostra priorità. Pertanto, utilizzando la turnazione nei posti di lavoro, abbiamo ridotto la presenza fisica del personale, in sede e in filiale, con l’obiettivo di non far mancare al cliente i servizi necessari, lavorando in sicurezza e favorendo lo smart working. Inoltre, abbiamo dotato il personale dei dispositivi di protezione individuale, sanificato gli ambienti e organizzato l’attività di sportello su appuntamento. Con l’avvio delle fasi 2 e 3 non abbassiamo la guardia e continuiamo a lavorare a fianco dei nostri clienti, per rendere operative nel più breve tempo possibile le misure straordinarie che si richiedono».

Le misure di sostegno messe in campo dal Governo riusciranno nello scopo di attutire la crisi? «È necessario avere ben chiaro che le misure di sostegno, pur contribuendo ad attutire le conseguenze della crisi, non ne elimineranno tuttavia le cause. Terminata la pandemia, l’Italia avrà livelli di debito pubblico e privato molto più alti e diseguaglianze sociali ed economiche probabilmente in aumento. Tutto ciò condizionerà lo sviluppo dei territori, quindi anche noi, piccole banche di prossimità, anzi soprattutto noi, dobbiamo ripartire recuperando e consolidando le basi del nostro operare, i nostri valori cooperativi, per favorire una crescita sostenibile ed equilibrata delle nostre comunità. Adeguamento alle esigenze, ascolto, fiducia, innovazione, impegno, cambiamento costruttivo e solidale: così si reagisce all’emergenza e si superano le difficoltà».

Dal vostro osservatorio, quale sarà l’impatto della crisi sul tessuto economico locale? «L’impatto sarà sicuramente pesante. La caduta dell’attività ha ridotto le nuove occasioni di lavoro; ha colpito con maggiore intensità quelle tradizionali e ha amplificato il numero delle famiglie che non riescono a mantenere uno standard di vita accettabile. L’incertezza di oggi è forte e non riguarda solo la sanità: ha effetti sui nostri comportamenti, sulle abitudini di consumo, sulle decisioni di risparmio e investimento, sull’organizzazione sociale. È davvero difficile prefigurare quali saranno i nuovi equilibri e la nuova “normalità”. Molto dipenderà dalla capacità di debellare rapidamente il contagio, evitando ricadute; dalla visione progettuale di sistema e dalla volontà di risolvere in modo drastico e deciso vecchi problemi nazionali incancreniti nel tempo. Decisiva, in questo ambito, sarà la partita giocata dal nostro Paese in Europa».

Quali azioni dovrebbero essere adottate per rilanciare il sistema economico? «Tempi e intensità della ripresa sono legati a fattori difficili da prevedere. Per il momento, le misure straordinarie per sostenere la liquidità di famiglie e imprese stanno tamponando la situazione di emergenza. Bisogna aggiungere, inoltre, che non tutti i settori di attività economica sono stati colpiti in ugual misura, per cui anche gli interventi vanno attentamente calibrati. Commercio, turismo, attività ricreative e culturali, trasporti, sono sicuramente quelli che hanno risentito maggiormente del lockdown. Tra l’altro, se nel breve periodo gli ammortizzatori sociali aiuteranno a sostenere il reddito delle fasce più deboli, nel prosieguo dovranno essere fatte scelte decisive. È  imprescindibile ragionare fin da subito su riforme e progetti che rafforzino la nostra economia e Credito Padano non farà mancare il proprio supporto al territorio. Siamo una banca solida, con alle spalle la forza del terzo Gruppo bancario italiano: Iccrea».

Quante sono state le richieste di moratoria e quante quelle di finanziamento nelle varie tipologie? E quante di queste sono state da Voi soddisfatte, quante ancora in attesa e quante respinte? «Ad oggi abbiamo ricevuto circa 1.500 richieste di moratoria, di cui il 52% da parte di imprese. Sono stati inoltre deliberati un centinaio di anticipi della Cassa integrazione e processate oltre 600 richieste di finanziamento di 25mila euro, garantite al 100% dallo Stato. Finora siamo riusciti a evadere tutte le richieste grazie a un team di lavoro appositamente creato per fronteggiare questa situazione di emergenza; al momento, infatti, le pratiche respinte sono soltanto due, una percentuale davvero esigua. Tuttavia, è doveroso considerare che nel medio periodo la profondità della recessione potrà avere effetti sul rischio di credito e il principio di sana e prudente gestione vuole che si ponga attenzione al merito creditizio del cliente, dunque ancor più valenza avrà il progetto imprenditoriale e la seria programmazione aziendale. Su questa linea siamo pronti anche a fornire il nostro sostegno, attraverso strumenti di ristrutturazione e ricapitalizzazione di imprese, con l’appoggio e l’esperienza del Gruppo bancario Iccrea».

(Fine prima parte)

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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