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giovedì 9 Aprile 2020
Coronavirus: la Seri-Art riconverte la produzione
L'azienda cremonese, attiva da 50 anni nel settore stampa, ha deciso di contribuire alle necessità dettate dall'emergenza, producendo dispositivi anti contagio
Matteo Galbignani

Ci sono aziende che, assorbito il colpo dovuto alla chiusura imposta dal Governo, hanno deciso di “reinventarsi”, anche solo temporaneamente, riconvertendo la propria produzione nella direzione richiesta dal momento. Tra queste, nel territorio cremonese, figura la Seri-Art, azienda attiva da 50 anni nel settore della stampa e serigrafia, che da quando è scattata l’emergenza, considerato che il codice Ateco le consente la possibilità di mantenere aperta l’attività, ha pensato a un modo per dare un suo contributo alla situazione d’emergenza e  tutelare i suoi dipendenti, dandogli la possibilità di continuare a lavorare senza attingere alla cassa integrazione.

Le due invenzioni: Proteggimi e Serimask

«Molti nostri clienti hanno deciso di chiudere, perlomeno fino alla fine di aprile», ci racconta Matteo Galbignani, responsabile marketing e vendite dell’azienda. «Avremmo potuto fare lo stesso, ma abbiamo deciso invece di studiare la possibilità di realizzare qualcosa di utile in questa fase così critica. Da qui è venuta l’idea di due prodotti: un pannello para fiato, che abbiamo chiamato “Proteggimi”, uno schermo protettivo in policarbonato di 3 mm e di cui abbiamo fabbricato tre diversi modelli, a seconda delle diverse esigenze, e una visiera, “Serimask”: una maschera protettiva in policarbonato riciclabile, con una chiusura modulabile e un frontalino distanziale in polietilene, certificato per il contatto con la pelle. Per quest’ultima stiamo cercando anche di ottenere la certificazione CE. Entrambe ci stanno già dando soddisfazioni, per via delle molte richieste che ci sono già pervenute. In particolare, per quanto riguarda “Proteggimi”, abbiamo avviato una collaborazione con la Federazione erboristi italiani, che sta distribuendo il nostro prodotto alle varie attività associate. Il pannello in questione può essere usato in vari modi, per esempio posizionato sui banconi dei negozi, davanti alle casse, oppure come separa scrivanie».

Una crisi diversa da quelle conosciute finora

«Ci tengo a precisare una cosa, però», sottolinea Galbignani: «Non stiamo parlando di dispositivi di protezione individuale (Dpi), come nel caso della mascherina in Regione Lombardia, per intenderci. Abbiamo dovuto inoltrare solo l’autocertificazione Inail, così come previsto dalla legge». Si comincia a parlare di una lenta e graduale riapertura delle attività produttive, subito dopo Pasqua. Che cosa significa, per un’azienda, ripartire dopo un fermo di un mese? «Nel nostro caso non abbiamo dovuto fermare i macchinari e comunque non abbiamo costi fissi esagerati a cui dover far fronte, però ci rendiamo conto che questa sarà comunque una crisi diversa da quelle che abbiamo conosciuto finora. Diversa, per esempio, da quella del 2008, perché quella che ci attende avrà anche un impatto sul nostro modello di vita nel breve e medio termine. Come dicevo, i nostri clienti, sia in Italia sia all’estero, sono chiusi e ci vorrà del tempo prima di recuperare la quantità di ordinativi che avevamo in portafoglio».

 

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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