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lunedì 20 Aprile 2020
Coronavirus: i centri estetici chiedono di poter riaprire
Catuscia Livraghi, referente della categoria per la Libera Artigiani, ci spiega come le estetiste sono in grado di garantire il rispetto delle norme di sicurezza richieste
Catuscia Livraghi

Tra le categorie considerate più a rischio contagio, per le quali il Governo è orientato a posticipare il più possibile la ripartenza, figurano le estetiste.  Così come per i parrucchieri, a cui vengono abbinate, si ritiene che il loro essere a stretto contatto con più clienti in uno spazio ristretto possa compromettere la sicurezza di entrambi. Ma è proprio così? O comunque lo è in tutti i casi?

Estetiste e parrucchieri: due attività non accostabili tra loro

Catuscia Livraghi, referente della categoria per la Libera Associazione Artigiani di Crema, ha due dipendenti, attualmente in Cassa integrazione; né lei né le sue ragazze hanno avuto problemi di salute a causa del coronavirus, ma dal punto di vista economico la situazione si sta facendo pesante. Secondo lei, quello delle estetiste e dei parrucchieri è un classico esempio di come non sia consigliabile fare di tutta l’erba un fascio. «Non capisco perché ci accostino ai parrucchieri», si chiede Livraghi, «che appartengono a una categoria diversa e la cui attività presenta altre caratteristiche rispetto alla nostra. Da noi non ci sono persone in attesa, perché riceviamo una cliente alla volta solo su appuntamento e disponiamo di cabine isolate per ciascuna di loro. Oltretutto, nel mio caso specifico, mi ero già attrezzata almeno quindici giorni prima dello scoppio dell’emergenza, quando cominciavano le prime avvisaglie dell’epidemia, con tanto di mascherine, visiere, tute infermieristiche e cuffiette».

Altri due mesi di fermo e diverse attività rischiano la chiusura

Per la referente della Libera Artigiani è stato giusto chiudere, ma la situazione di emergenza si sta prolungando troppo. «Invece di procedere in modo generalizzato, sarebbe stato meglio verificare i singoli casi, anche perché non tutte le estetiste si occupano semplicemente di trattamenti di bellezza; non siamo tutte uguali. Nel mio caso, infatti, sono pedicurista e sono tante le mie clienti, anche infermiere, che in questi giorni mi contattano perché non riescono a stare in piedi, a causa di disturbi vari, ma oltre a dare consigli generali non posso fare». In qualità di rappresentante di categoria, Livraghi mantiene rapporti anche con altre sue colleghe. C’è il rischio che sul territorio qualcuna non riesca a riaprire? «Per il momento direi di no. Farà più fatica chi ha delle dipendenti, ovviamente. Certo, altri due mesi così e allora sì che ci sarà il rischio di chiusura per più di un’attività».

La proposta: tamponi frequenti a chi opera a stretto contatto coi clienti

Nel frattempo, l’unica attività consentita, così come per altre categorie, è la consegna a domicilio, che sta funzionando anche nel settore delle estetiste, sebbene le richieste non siano moltissime, ma non basta: «Fateci ripartire al più presto», riprende Livraghi, «perché siamo in condizione di poter garantire il distanziamento e le condizioni igieniche necessarie, cosa che peraltro, ribadisco, non è una novità imposta da questa emergenza. Da parte mia, ho anche una proposta da avanzare: che a tutti coloro che offrono servizi a stretto contatto con le persone vengano eseguiti tamponi di frequente, per garantire ancora di più la salute dei cittadini. Per quanto riguarda invece l’aspetto economico, l’ideale sarebbe poter beneficiare di un anno di sospensione delle tasse, perché ricominciare l’attività non sarà semplice: tutto il lavoro tipico di questa stagione è sostanzialmente perduto. Non possiamo che augurarci di recuperare nel 2021».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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