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mercoledì 18 Marzo 2020
Coronavirus. Bressanelli: «È ora che l’Italia decida da sé»
Il presidente della Libera Artigiani di Crema si scaglia contro l'egoismo dell'Ue e contro il decreto legge "Cura Italia"
Marco Bressanelli, presidente della Libera Artigiani

C’è paura tra gli artigiani, rassegnazione alla necessità di dover fermare il proprio lavoro, ma anche preoccupazione per le incognite che ci attendono, quando l’emergenza causata dal coronavirus sarà terminata. Marco Bressanelli, presidente della Libera Associazione Artigiani di Crema, ha avuto modo di confrontarsi con più di un collega e, nonostante in questi giorni sia tutto un susseguirsi di previsioni più o meno funeste, non perde il suo ottimismo: «Sono abituato a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno», ci dice, per poi aggiungere: «Non intendo unirmi al coro delle previsioni, che in più di un caso si sono rivelate inesatte. Pertanto, non ci resta che aspettare che sia trascorsa questa emergenza, visto che l’unica sicurezza che abbiamo, quando tutto sarà finito, è che ci dovremo rimboccare le maniche e iniziare a correre». A livello locale che cosa potrà fare il territorio cremonese? Uno strumento come il Tavolo provinciale della competitività potrà essere ancora utile o servirà qualcos’altro? «Troppo presto per parlarne, ma ho l’impressione che il Tavolo della competitività, così com’è, non sia più sufficiente: ci vorranno misure straordinarie, eccezionali. Sono convinto che dovranno cambiare molte cose».

Scandalosa la mancanza di solidarietà dimostrata dall’Ue

Ottimismo a parte, Bressanelli non sottovaluta certo la crisi in atto, ma da quanto sta avvenendo ne approfitta per tratte una lezione: «Una cosa se non altro l’abbiamo imparata: nel mondo della globalizzazione, certe filiere strategiche e alcuni servizi essenziali è bene che rimangano in Italia. È una conseguenza logica evidente, osservando l’egoismo che alcuni Paesi europei ci hanno riservato in questi giorni. L’auspicio è di poter uscire da questa crisi con uno spirito europeista migliore, ma nel frattempo, se questa è la solidarietà europea, tanto vale decidere da sé come far fronte all’emergenza».

Il presidente della Libera Artigiani si riferisce alla decisione iniziale, da parte della Germania, di bloccare un carico di dispositivi medici diretto nel nostro Paese, ma anche alle affermazioni (poi rettificate) della presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, che nei giorni scorsi aveva sostanzialmente rispedito al mittente dei singoli Governi europei la responsabilità di adottare misure drastiche contro la crisi.

«Non si è trattato di una gaffe: la signora Lagarde è troppo esperta. Semplicemente ha detto quello che pensa l’asse franco-tedesco che guida questa Unione europea. Sia chiaro: sono sempre stato europeista, ma a questo punto di che cosa stiamo parlando? Se dobbiamo arrangiarci, allora le regole su che cosa possiamo o non possiamo fare per salvare l’Italia le stabiliamo noi e non altri. È vergognoso: l’Unione europea è la prima vittima illustre di questa crisi».

Cura Italia: un decreto legge insufficiente e dispersivo

Venendo ai 10 miliardi di euro stanziati per il mondo del lavoro dal decreto legge “Cura Italia”, il cui testo definitivo è stato reso noto questa notte, Bressanelli non è per nulla soddisfatto: «Può essere un punto di partenza, d’accordo, ma nel complesso non ci siamo: assomiglia a un classico decreto “Milleproroghe” dove si tende a infilare di tutto. È vergognoso, per esempio, che vengano stanziati altri 600 milioni di euro per salvare Alitalia. Ma con tutti i soldi che le sono stati assegnati in questi ultimi anni non si poteva forse potenziare le nostre strutture sanitarie, evitando il rischio collasso a cui stiamo assistendo? Per non parlare del Reddito di cittadinanza e del fatto che è stata estesa la possibilità di averne diritto, anche senza presentare la documentazione normalmente richiesta. In altre parole, la torta è piccola e i commensali al tavolo perfino troppi».

«Inoltre, è ridicolo rinviare il pagamento delle tasse alle imprese per due mesi: non serve a nulla, se non a salvare la faccia di chi ci governa. Infine, si dice che questa manovra sarà in grado di smuovere 350 miliardi di euro come effetto leva sull’economia, ma non c’è nulla di certo; per il momento sono solo parole. Ci siamo indebitati per molte cose inutili negli ultimi anni, a questo punto meglio spendere di più di quanto stanziato finora, visto che è per una vera emergenza».

 

 

Redazione Mondo Business
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