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venerdì 29 Maggio 2020
Contro la crisi al Paese serve un nuovo contratto sociale
Nelle sue conclusioni, al termine della presentazione della relazione per l’anno finanziario 2019, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha invitato a una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi, perché l’impatto della recessione sarà pesante e ne usciremo solo se il Paese sarà unito nell’assumere un impegno concreto

«L’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata», ha commentato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. «Nonostante le profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti, le opportunità in prospettiva non mancano e il Paese ha i mezzi per coglierle. L’incertezza è una ragione in più per rafforzare da subito la nostra economia, per muoversi lungo quel disegno organico di riforme già per molti aspetti tracciato. I frutti di questa azione non potranno che vedersi col tempo, ma un progetto compiuto rende più chiara la prospettiva, influisce sulle aspettative, accresce la fiducia».

No a un aumento di spesa pubblica, se non si migliora la sua efficacia

«Per riportare la dinamica del prodotto intorno all’1,5% (il valore medio annuo registrato nei dieci anni precedenti la crisi finanziaria globale) servirà un incremento medio della produttività del lavoro poco inferiore a un punto percentuale l’anno. Questo obiettivo richiede una crescita dell’efficienza produttiva non dissimile da quella osservata negli altri principali Paesi europei. Conseguirlo presuppone comunque una rottura rispetto all’esperienza storica più recente, richiede che vengano sciolti quei nodi strutturali che per troppo tempo non siamo stati capaci di allentare e che hanno assunto un peso crescente nel nuovo contesto tecnologico e di integrazione internazionale. I ritardi rispetto alle economie più avanzate non possono essere colmati con un aumento della spesa pubblica, se non se ne accresce l’efficacia e se non si interviene sulla struttura dell’economia».

Scontiamo soprattutto l’incidenza dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale

«Va recuperato il ritardo accumulato nelle infrastrutture, sia quelle tradizionali, da rinnovare e rendere funzionali, sia quelle ad alto contenuto innovativo, come le reti di telecomunicazione, necessarie per sostenere la trasformazione tecnologica della nostra economia. Come da troppi anni si sottolinea, va migliorata anche la qualità del capitale umano, affrontando i problemi di fondo del sistema scolastico, dell’università e della ricerca; un’istruzione migliore rende di più e un Paese che innova crea migliori e più diffuse opportunità di lavoro. Ciò che soprattutto ci differenzia dalle altre economie avanzate è però l’incidenza dell’economia sommersa e dell’evasione, che si traduce in una pressione fiscale effettiva troppo elevata per quanti rispettano pienamente le regole. Le ingiustizie e i profondi effetti distorsivi che ne derivano si riverberano sulla capacità di crescere e di innovare delle imprese; generano rendite a scapito dell’efficienza del sistema produttivo. Un profondo ripensamento della struttura della tassazione, che tenga anche conto del rinnovamento del sistema di protezione sociale, deve porsi l’obiettivo di ricomporre il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi».

Ce la faremo con scelte mature e consapevoli e con lungimiranza

«Serve un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell’economia reale e della finanza, istituzioni, società civile. Possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo “contratto sociale”, ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo. Oggi da più parti si dice: “Insieme ce la faremo”. Lo diciamo anche noi, purché non sia detto solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere. Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza».

 

 

 

Redazione Mondo Business
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