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mercoledì 1 Aprile 2020
All’orizzonte una crisi senza precedenti
La rilevazione dell'istituto IHS Markit mette in guardia sui rischi che corre il settore manifatturiero italiano. Le ripercussioni della pandemia potrebbero essere senza precedenti
Aumentano i livelli di magazzino

A marzo, gli sforzi per cercare di fronteggiare l’emergenza coronavirus hanno pesato gravemente sulla prestazione del settore manifatturiero: le condizioni operative sono peggiorate al tasso maggiore da undici anni a questa parte e la stessa produzione è diminuita al tasso maggiore da quando l’indagine è iniziata, nel giugno del 1997. Per via delle chiusure e delle minori vendite, i produttori manifatturieri hanno ridotto i loro livelli occupazionali al tasso più veloce dall’agosto 2012. Allo stesso tempo, l’ottimismo delle aziende è diminuito a marzo al livello più basso di sempre.

L’indice Pmi è il più basso dalla crisi finanziaria del 2009

L’Indice Pmi (Purchasing manager index) IHS Markit del settore manifatturiero italiano è crollato dai 48.7 punti di febbraio ai 40.3 di marzo, facendo segnare il diciottesimo mese consecutivo di peggioramento dello stato di salute del settore manifatturiero italiano. A ciò si aggiunga che l’indice è stato il più basso dall’aprile del 2009, periodo della crisi finanziaria globale. Quanto ai dati settoriali, il sottosettore dei beni di consumo è stato quello che ha registrato i risultati peggiori, con crolli record della produzione e dei nuovi ordini. Allo stesso tempo, anche la domanda estera di beni manifatturieri italiani è stata colpita, infatti le esportazioni sono diminuite al tasso più veloce dal marzo 2009. Infine, le aziende manifatturiere hanno ridotto la loro attività di acquisto durante l’ultima indagine: gli acquisti di materie prime e semilavorati diminuiscono infatti al tasso maggiore da quasi undici anni.

Aumentano i livelli di magazzino e diminuiscono i prezzi al consumo

Detto ciò, le aziende campione hanno riportato livelli di magazzino più alti durante l’ultima indagine: le giacenze di materie prime e semilavorati sono aumentate per la prima volta in sette mesi, mentre quelle dei prodotti finiti sono aumentate leggermente. Infatti, le restrizioni sul trasporto e le chiusure delle aziende non hanno reso possibile il ritiro della merce ordinata da parte dei clienti. Inoltre, l’immane pressione sulla catena di distribuzione ha influenzato i tempi medi di consegna da parte dei fornitori, che si sono allungati al livello maggiore mai registrato dalla serie storica. Sul fronte dei prezzi, la pressione sui costi è diminuita al tasso più veloce dal maggio 2009, soprattutto a causa del minore costo delle materie prime. A beneficiarne sono stati i clienti, che hanno potuto contare su una leggera contrazione dei prezzi di vendita.

Improbabile una ripresa rapida dell’economia italiana

Generalmente parlando, i dati di marzo hanno evidenziato i risultati peggiori del settore mai registrati finora e, considerando che l’economia italiana è praticamente ferma, è improbabile che una qualsiasi ripresa dalle interruzioni dovute al virus Covid-19 possa essere rapida. Per quanto riguarda i Paesi membri dell’Unione europea, a livello nazionale tutti gli indici Pmi sono risultati più bassi rispetto al mese precedente, ma l’Italia ha osservato il declino maggiore delle condizioni operative. I Paesi Bassi sono stati gli unici a riportare a marzo un Pmi al di sopra del livello di non cambiamento, anche se si è trattato un incremento marginale. Francia, Germania e Grecia hanno registrato le contrazioni maggiori delle esportazioni.

Il manifatturiero potrebbe subire una contrazione mai vista prima

«Per capire meglio la gravità della situazione e  come il collasso del settore manifatturiero colpirà l’intera economia», si legge nel commento allegato alla rilevazione dei dati, «dobbiamo osservare la produzione e i nuovi ordini. Questi indici infatti suggeriscono un crollo della produzione al tasso maggiore dal 2009, che sta raggiungendo una contrazione annuale a doppia cifra. La preoccupazione è che il peggio del declino debba ancora materializzarsi. Le misure prese per fronteggiare il coronavirus, infatti, faranno ridurre drasticamente gli ordini a quelle poche aziende che ancora operano nel mercato. Chiusure delle aziende, isolamento collettivo e aumento della disoccupazione probabilmente avranno ripercussioni senza precedenti sulla spesa in tutto il mondo, abbattendo la domanda di un vasto numero di beni. Le sole eccezioni saranno per le aziende produttrici di alimenti e quelle farmaceutiche, mentre le altre fasce del settore manifatturiero potrebbero osservare contrazioni mai osservate finora».

 

Redazione Mondo Business
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