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mercoledì 21 Aprile 2021
Confindustria: «il Governo deve ascoltare di più le forze economiche e sociali»
Il quadro macroeconomico proposto dal Documento di Economia e Finanza 2021, le misure più urgenti per le imprese e il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questi i temi al centro dell’incontro tra il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e il presidente del Consiglio, Mario Draghi. «Per un anno Confindustria ha sottolineato l’esigenza di coinvolgere tutte le forze economiche e sociali, per convogliare l’ingente mole di risorse europee su finalità credibili e condivise, ma il tempo per le imprese è trascorso invano»
Carlo Bonomi

Nel confermare la disponibilità a collaborare con il Governo, Confindustria pone l’accento su tre punti cruciali. Il primo è il DEF . Il documento prevede, dall’11,8% sul Pil di quest’anno, una discesa del deficit pubblico superiore a 8 punti di Pil in 36 mesi, tra il 2022 e il 2024. Ma questo obiettivo può essere raggiunto solo con interventi per innalzare la crescita e renderla solida e duratura. Il DEF si fonda sull’ipotesi che i quattro pilastri della risposta europea al Covid – sospensione del Patto di stabilità, acquisti senza limiti della Bce, sospensione del divieto di aiuti di Stato e Recovery fund (considerato solo come l’inizio di una progressiva espansione del debito europeo) restino in vigore per molti anni. E, tuttavia, nessuno oggi può prevederlo.

Forte aumento del debito delle imprese industriali

Il secondo tema riguarda le necessità più urgenti per le imprese: liquidità, patrimonializzazione, ristori, lavoro. Le misure emergenziali varate nel 2020 hanno alleviato i colpi della crisi, ma hanno anche determinato un forte aumento del debito delle imprese. Sulle imprese industriali grava inoltre la sensibile crescita dei prezzi delle materie prime, che riducono ulteriormente i flussi di cassa. Per Confindustria servono dunque alcune misure prioritarie, a partire da un più rapido recupero dell’Iva versata sui corrispettivi non incassati; dalla compensazione tra crediti e debiti fiscali e  contributivi e dall’allungamento dei tempi di restituzione da sei a non meno di quindici anni dei debiti emergenziali contratti. La proroga della moratoria, pur positiva, non è ritenuta infatti sufficiente.

Scongiurare aumenti delle imposizioni fiscali

Secondo Viale dell’Astronomia vanno inoltre scongiurati interventi di aumento dell’imposizione fiscale, a partire dall’introduzione di nuove imposte come plastic e sugar tax, e andrebbe consentita l’immediata deducibilità dalla base imponibile Irap degli oneri finanziari, in attesa di una riforma fiscale organica. «Queste misure andrebbero accompagnate da interventi volti al rafforzamento patrimoniale delle imprese, come un vigoroso incentivo a favore degli aumenti di capitale. Inoltre, per evitare un’ondata di fallimenti fuori controllo, serve rinviare di un anno l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa o, quantomeno, delle procedure di allerta e composizione assistita della crisi».

I numeri del lavoro rivelano un’emergenza assoluta

«Sul capitolo ristori, registriamo il cambio di passo nell’annuncio di voler superare la logica dei contributi calcolati solo sulle perdite di fatturato, inserendo anche i costi fissi nella valutazione dei sostegni da erogare. Per quanto riguarda il lavoro, i numeri delineano un’emergenza assoluta: tra febbraio 2020 e febbraio 2021, abbiamo perso 945mila occupati, soprattutto giovani, donne, occupati a tempo e autonomi, nonostante il blocco dei licenziamenti assunto solo in Italia. Serve quindi agire lungo due direttrici: ridurre la soglia d’accesso al contratto di espansione, portandola a 50 dipendenti dagli attuali 250, collegando questa misura ai bonus per l’assunzione di giovani e donne, e rimuovendo contestualmente le causali previste nel decreto “Dignità” sui contratti a tempo determinato».

Ancora senza riscontro le proposte sulle riforme strutturali

«La seconda riguarda le riforme strutturali: la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro. Già a luglio 2020 abbiamo presentato proposte tecniche, senza ricevere finora alcun riscontro. Serve un ammortizzatore universale basato su formazione e rioccupabilità e analoghe politiche attive del lavoro aperte anche alle agenzie per il lavoro private e non più solo basate sui centri per l’impiego pubblici». Il terzo tema riguarda il Piano nazionale di ripresa e resilienza, su cui, non conoscendo ancora i dettagli, Confindustria ribadisce alcuni auspici di ordine generale, già formulati al Governo precedente: un sistematico coinvolgimento delle parti sociali nell’attuazione del Piano; una governance del Piano e una visione industriale strategica.

Aumentare la concorrenza e la produttività

«Nel precedente Pnrr non mancavano solo cronoprogrammi, costi e impatti, come invece richiedono le linee guida europee, era assente qualunque approfondimento per le filiere centrali della nostra manifattura, così come mancava del tutto l’obiettivo di aumento della concorrenza e della produttività, due temi strettamente correlati tra loro. A questo proposito, confidiamo che l’attuale Governo accolga e traduca in interventi concreti le proposte dell’Antitrust: dalla energica diminuzione dei servizi in house delle controllate locali, all’abbattimento delle deroghe di durata delle concessioni pubbliche».

Redazione Mondo Business
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