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mercoledì 17 Marzo 2021
Confcommercio: Pil giù del 4,7% con nuovo stop a marzo
L’economia italiana si trova a rivivere una situazione di menomazione produttiva simile per molti aspetti a quella di marzo e aprile del 2020. I vincoli alla mobilità, le chiusure degli esercizi commerciali e dei luoghi di scambio sociale, seppure relativamente meno stringenti, sortiranno effetti molto problematici, perché si innestano in un sistema economico già fortemente compromesso

Confcommercio mette in discussione la previsione di crescita del Pil attorno al 4% per l’anno in corso. Si ampliano, infatti, i divari tra i settori economici: gran parte dei servizi di mercato si trovano ormai da un anno nell’impossibilità di operare, mentre almeno alcuni settori dell’industria stanno recuperando le perdite registrate nei peggiori momenti dello scorso anno.

Un brusco stop della ripresa è già atteso per questo mese

Confcommercio segnala a febbraio un andamento negativo su base annua, con una flessione del 12,2% successiva alla contrazione del 17,5% di gennaio. Questa dinamica, comunque, sottintende un modesto rimbalzo congiunturale, a sottolineare come le famiglie, nel momento in cui ne hanno la possibilità, sarebbero ancora disponibili a tradurre in consumo una parte del risparmio involontario accumulato; il che costituisce un indizio delle potenzialità di crescita presenti nell’economia, oggi compresse dalla pandemia. Inciampi nell’implementazione del piano vaccinale e un eventuale allontanarsi dell’inizio della fase di ripresa potrebbero tuttavia depotenziare questa molla. Di fatto, in seguito alle nuove limitazioni, la ripresa dovrebbe già registrare un brusco stop nel mese di marzo, a causa del quale si stima una riduzione del Pil pari al 4,7% in termini congiunturali, sebbene su base annua il confronto con il mese iniziale della crisi porti comunque a una crescita del 7,3%. Nel complesso del primo trimestre, la variazione dovrebbe attestarsi a -1,5%, rispetto all’ultimo quarto del 2020, e a -2,6% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno.

La crescita su base annua sarebbe pari al 7,3%

Nonostante il permanere di una situazione ancora molto difficile, peraltro non solo nel nostro Paese e derivante dall’emergenza sanitaria, la produzione industriale di gennaio ha fatto registrare un leggero incremento congiunturale dell’1%, al netto dei fattori stagionali, con una flessione del 2,9% su base annua. Il sentiment delle imprese del commercio al dettaglio ha registrato, nel mese di febbraio, una crescita del 6,2% congiunturale e una riduzione tendenziale dell’11,8%. Le nuove strette, che hanno portato gran parte dell’Italia in zona rossa da metà marzo, determinano p­­er il mese in corso una stima del Pil, al netto dei fattori stagionali, del -4,7% in termini congiunturali. Ciò nonostante, su base annua si osserverebbe una crescita del 7,3%, rispetto allo stesso mese del 2020. Nel complesso del primo trimestre del 2021, si stima una flessione dell’1,5% congiunturale e una riduzione del 2,6%, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Difficile evitare pesanti ripercussioni per i settori più colpiti

Anche a febbraio le dinamiche settoriali evidenziano un quadro particolarmente articolato, in linea con le limitazioni imposte dalla pandemia, che hanno toccato i vari settori in misura differenziata. Solo per i prodotti e i servizi di comunicazione e per l’elettronica i consumi si confermano in territorio positivo. Tuttavia, spinta dalle nuove incentivazioni, è risultata in ripresa anche la domanda di autovetture da parte dei privati. Per la prima volta, dopo molti mesi, il settore dell’alimentazione mostra qualche elemento di difficoltà: situazione determinata anche dal confronto con un periodo in cui l’affacciarsi della crisi sanitaria aveva portato a un forte aumento delle scorte da parte delle famiglie. La filiera turistica, la mobilità e i settori legati alla fruizione del tempo libero continuano a essere i più penalizzati. Il protrarsi da un anno di riduzioni prossime o superiori al 50% sempre più difficile immaginare un’uscita dalla crisi, peraltro non immediata, che non implichi pesanti ripercussioni su questi settori, con effetti che potrebbero durare più a lungo della crisi sanitaria.

Redazione Mondo Business
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