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mercoledì 7 Ottobre 2020
Competenze digitali essenziali per 7 assunti su 10
Per lavorare nelle imprese italiane le competenze digitali sono richieste a sette assunti su dieci, pari a 3,2 milioni di lavoratori, ma il 28,9% di questi profili, vale a dire circa 940 mila posizioni lavorative, è difficile da trovare, per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza di competenze digitali per le Pmi italiane

L’ “Internet Governance Forum Italia 2020”, il processo globale condotto sotto l’egida delle Nazioni unite, che favorisce il confronto e il dibattito tra tutte le parti interessate alla governance di Internet, è stato organizzato quest’anno dal sistema camerale. Quello che è emerso per quanto riguarda l’Italia è che il nostro mercato del lavoro, secondo le rilevazioni effettuate dal sistema Informativo Excelsior, nel 2019, non risponde ancora in maniera sufficiente alla rivoluzione digitale che incalza il sistema produttivo, visto che quando le e-skill digitali sono strategiche la difficoltà di reperimento è pari addirittura al 36,4%.

Un’attenzione particolare andrà riservata alle Pmi e alle micro imprese

«Sono impegnata affinché una parte delle risorse del Recovery fund sia destinata all’aggiornamento professionale e a migliorare le competenze digitali degli italiani nelle scuole, nelle università e nei posti di lavoro», ha affermato la ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano. «L’evoluzione dei servizi digitali produrrà sviluppo se sarà accompagnata da una crescita diffusa delle competenze di lavoratori, professionisti e imprenditori di oggi e di domani. Un’attenzione particolare andrà riservata alle Pmi e alle micro imprese. Dobbiamo far sì che il personale delle aziende italiane e dello Stato sia all’altezza delle sfide che si pongono al Paese in un’epoca di rivoluzione tecnologica. Possiamo farlo, lo dobbiamo fare».

La digitalizzazione delle imprese può valere da 3 a 7 punti di Pil

«Fare un salto di qualità è urgente, perché la digitalizzazione delle imprese oggi può valere da 3 a 7 punti di Pil. Occorre, perciò, superare il gap delle competenze digitali di lavoratori e imprese, allineandole alle esigenze del mercato e colmare i ritardi infrastrutturali accumulati, che ancora impediscono a tante persone, che abitano in quasi 7,9 milioni di unità immobiliari, situate in oltre 6mila Comuni, di sfruttare appieno i vantaggi di internet veloce». Lo sottolinea il presidente nazionale di Unioncamere, Carlo Sangalli, secondo il quale: «Il fatto che per la prima volta l’ “Internet Governance Forum Italia 2020” venga organizzato per l’Italia dal sistema camerale testimonia il crescente ruolo di facilitatore che questo processo sta esercitando per la modernizzazione del Paese”.

3,2 milioni di entrate delle aziende investite in collaboratori con skill digitali

Nel 2019, su 4,6 milioni di entrate programmate, le imprese ne hanno destinate 3,2 a professionisti che potessero vantare skill digitali di varia natura e complessità. In particolare, le abilità tecnologiche di base, come l’utilizzo di internet e la capacità nella gestione di strumenti di comunicazione visiva e multimediale, sono state richieste a circa 2,8 milioni dei nuovi ingressi in azienda (il 60,4% del totale). La capacità di utilizzare linguaggi o metodi matematici è stata ritenuta necessaria per oltre 2,3 milioni di entrate programmate, pari al 51,3% del totale. Più contenuta la diffusione della domanda di competenze specifiche per la gestione di soluzioni innovative: robotica, Big Data Analytics e IoT. Sono comunque oltre 1,6 milioni le posizioni lavorative alle quali è richiesta la capacità di gestire soluzioni di Industria 4.0 (pari al 36,2% di tutte le entrate). La capacità di utilizzare gli strumenti elementari del digitale viene vista dalle imprese come una competenza di base, che le risorse devono possedere.

 

Redazione Mondo Business
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