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mercoledì 8 Aprile 2020
CNA: Proteggiamoci ma torniamo a lavorare
Giovanni Bozzini, presidente di CNA Cremona, esorta il Governo a procedere al più presto a una riapertura graduale delle attività produttive
Giovanni Bozzini

In merito alle ultime misure prese dal Governo per contrastare la crisi economica dovuta alla pandemia da coronavirus, interviene anche il presidente di CNA Cremona, Giovanni Bozzini. «Con il nuovo decreto per il sostegno alla liquidità delle imprese credo che si siano creati tutti i presupposti per fornire alle aziende, speriamo rapidamente, la disponibilità necessaria e al tempo stesso per procedere a una riapertura graduale delle attività produttive».

Edilizia e manifattura dovrebbero essere le prime a ripartire

Bozzini è infatti convinto che, una volta verificata l’effettiva sicurezza dei luoghi di lavoro e con tutte le dovute cautele socio-sanitarie, si possa iniziare a programmare un rientro scaglionato, che si potrebbe declinare nel seguente schema: prima i cantieri edili e la manifattura che non comporta il contatto con il pubblico, poi il commercio, nel rispetto delle distanze e delle modalità di tutela della salute già codificate e, quindi, la ristorazione, rispettando il distanziamento tra le persone, insieme a parrucchieri e centri estetici. Infine, la somministrazione di bevande e alimenti in bar, ristoranti, pub e locali di vario genere.

Ogni mese di stop l’Italia perde 100 miliardi di euro

«Credo sia stato opportuno fermare la maggior parte delle attività, per limitare il numero del contagio e ridurre il numero di morti. La provincia di Cremona, insieme a quelle di Bergamo e Brescia, purtroppo detiene un tristissimo primato, ma ora è necessario ripartire, per evitare danni irreversibili alla nostra economia. Ogni mese di stop, il Paese perde infatti 100 miliardi di euro, con tutte le conseguenze che ne derivano. In particolare, la nostra stima prevede un calo del Pil del 5% nel 2020, ma non tiene conto che la ripresa sarà graduale e delle conseguenze inevitabili. Certo, ribadisco che occorre essere rigorosi nei comportamenti individuali, programmando la dotazione di un numero importante di dispositivi di protezione, ma è necessario ricominciare a lavorare».

I limiti del modello economico e finanziario attuale

La riapertura delle aziende e delle attività in genere non è però l’unico problema: ci sono anche altre urgenze ad assillare le imprese. «Il tema maggiore», prosegue Bozzini, «è la liquidità, oltre all’esigenza di maggiori garanzie per il futuro e alla necessità di rapidi interventi strutturali e, al riguardo, non si capisce l’indecisione da parte di alcuni Stati europei. È evidente che occorre mettere in campo nuovi mezzi economici per affrontare una situazione inedita e straordinaria che nessuno si aspettava e che forse tutti, nelle fasi iniziali, abbiamo sottovalutato. Credo che un cambiamento sarà inevitabile: il modello economico, finanziario e commerciale, basato sulle grandi concentrazioni di capitale e lavoro in pochi centri o luoghi, ha mostrato dei profondi limiti».

Lo Stato deve tornare ad avere un ruolo regolatore

«Non è questione di nostalgia, ma è giunto il tempo di rivalutare il modello di piccola impresa diffusa, in grado di tutelare meglio il benessere del ceto medio e del proprio territorio e anche la salute, come stiamo scoprendo tutti giorni. Dopo questa emergenza, oltre a creare una nuova solidarietà all’interno dell’Unione europea, lo Stato dovrà tornare ad avere un ruolo regolatore, sociale e di mercato, evitando squilibri che sono sotto gli occhi di tutti. Sarà un dovere provarci. Quanto alla CNA, continuerà a stare a fianco delle imprese, che anche in questi momenti difficili stanno garantendo una serie di servizi essenziali ai cittadini e vogliono ripartire con più entusiasmo di prima e tanta voglia di fare».

 

Redazione Mondo Business
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