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lunedì 9 Novembre 2020
Causa Covid quest’anno ogni italiano perde 2.500 euro
Come conseguenza della crisi, il Sud potrebbe veder scivolare il Pil allo stesso livello del 1989. In termini di ricchezza, pertanto, “retrocederà” di ben 31 anni. Il Nord, però, non se la passa molto meglio. Come uscirne? Nel breve termine, continuando a indennizzare le attività produttive ma, in prospettiva, rilanciando consumi e investimenti. A rischio c’è la tenuta sociale del Paese

A causa del Covid, quest’anno ogni italiano perderà  mediamente quasi 2.500 euro (precisamente 2.484), con punte di 5.575 euro a Milano. A stimare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale ci ha pensato l’Ufficio studi della Cgia che, inoltre, ha denunciato un altro dato particolarmente allarmante: anche se subirà una riduzione del Pil più contenuta rispetto a tutte le altre macro aree del Paese (- 9%), il Sud vedrà  scivolare  il Pil allo stesso livello del 1989. In termini di ricchezza, pertanto,  “retrocederà” di ben 31 anni.

La gravissima difficoltà economica può sfociare in una crisi sociale

Gli artigiani mestrini tengono a precisare che i dati emersi in questa elaborazione sono sicuramente sottostimati. Aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono conto degli effetti economici negativi che deriveranno dai Dpcm introdotti in queste ultime due settimane. «Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti,  rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale», dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo.

Servono contributi anche alle imprese non costrette a chiudere

«Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il   pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio, traendone un grande vantaggio in termini di consenso. Tutto ciò va assolutamente evitato,  sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili».

Nel medio-lungo termine occorre una drastica riduzione delle tasse

Se nel breve periodo alle imprese sono ancora indispensabili massicce dosi di indennizzi, nel medio-lungo termine bisogna assolutamente rilanciare la domanda interna, attraverso una drastica riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese, per far ripartire sia i consumi che gli investimenti. Purtroppo, la tanto agognata riforma fiscale verrà introdotta solo a partire dal 2022 e gli investimenti nelle grandi infrastrutture sono legati ai finanziamenti del Recovery fund che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno solo nella seconda metà del 2021, con effetti concreti solo a partire dall’anno successivo.

 

 

Redazione Mondo Business
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