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mercoledì 3 Febbraio 2021
Automotive: a marzo gli incentivi rischiano di essere già finiti
Cesare De Lorenzi, vice presidente nazionale di Federauto, teme un altro anno difficile per il settore automobilistico. Le aziende navigano a vista e per gli addetti ai lavori le risorse una tantum non sono sufficienti: servirebbero incentivi strutturali, perché questa è una crisi senza precedenti
Cesare De Lorenzi

Dati sconfortanti quelli relativi al settore automobilistico nel mese scorso. Le nuove autovetture immatricolate dalla Motorizzazione sono state 134.001 (-14,03% rispetto a gennaio 2020). A dicembre 2020, invece, erano state immatricolate 119.563 autovetture, con una variazione di -14,87% rispetto al dicembre dell’anno precedente. Sempre nel mese di gennaio 2021, il volume globale delle vendite (393.245 autovetture) ha riguardato per il 34,08% auto nuove e per il 65,92% auto usate. Anche nel Cremonese le cose non vanno benissimo: parola di Cesare De Lorenzi, vice presidente nazionale di Federauto e presidente europeo dell’Associazione dei concessionari Citroën e Ds. Lo scorso mese, infatti, nel territorio provinciale, sono state immatricolate 862 nuove autovetture: meglio del gennaio precedente, quando furono acquistate 855 auto, ma peggio del gennaio 2019, quando si toccò quota 1.031.

Preoccupa la mancanza di visione strategica a livello governativo

 «La situazione è abbastanza delicata», commenta De Lorenzi. «In breve, possiamo dire che gli incentivi sono un “metadone” necessario, perché la crisi pandemica non si sta attenuando. Per di più, a differenza dell’estate scorsa, è venuta a mancare anche quell’euforia che ci aveva consentito di tirare un sospiro, dopo la batosta dei primi mesi del 2020. Oggi è subentrata la paura. Tante categorie economiche sono al palo da troppi mesi e, di fatto, sempre più persone sono costrette a fare i conti con difficoltà economiche. Tutto questo, unitamente a una mancanza di visione strategica a livello governativo, ci preoccupa non poco. In una situazione simile, di fronte a questi dati, non oso immaginare cosa sarebbe successo senza incentivi pubblici».

Siete soddisfatti dell’entità delle risorse stanziate per il vostro comparto?

«Stiamo parlando di 250 milioni di euro: una somma che, stando alle nostre stime, dovrebbe durare al massimo fino alla metà del prossimo mese di marzo. Peraltro, gli incentivi specifici per i veicoli commerciali (quelli interessati dai dati più negativi) non sono ancora partiti, perché, come è già successo in passato, il sito del ministero dello Sviluppo economico ha avuto alcuni problemi tecnici. Quello che avevamo chiesto al Governo erano incentivi per almeno sei mesi, per quanto riguarda le autovetture termiche, e di un anno per le auto ibride ed elettriche. Da Roma, però, ci è stato risposto che per il momento non possiamo aspettarci di più».

Qual è la sua previsione per il corso dell’anno?

«L’incertezza fa male al commercio e ad oggi ci sono troppe variabili per poter fare una previsione, a cominciare dal Recovery plan; è un po’ come azzardare un exit poll. Detto questo, tutto lascia pensare che anche il 2021 sarà un anno difficile, perché il mercato è stimato debole per tutti i brand. La realtà è che navighiamo a vista e per chi deve pianificare investimenti decennali è dura. Servirebbero incentivi strutturali e non una tantum come ora, perché quella che stiamo affrontando è una crisi senza precedenti. Le risorse vanno destinate ai settori in grado di creare occupazione e il nostro è uno di questi. Ad ogni modo, siamo in trincea: pronti a fare il nostro dovere; con archi e frecce, ma ci siamo».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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