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lunedì 30 Marzo 2020
Assoindustria Cremona: riaprire le fabbriche sicure
Il presidente degli industriali cremonesi, Francesco Buzzella, invita il Governo a fare presto, perché il tempo scarseggia e le conseguenze della crisi possono essere irrimediabili
Francesco Buzzella

«Sappiamo bene quanto è forte in questo territorio il senso corale di umanità», dichiara il presidente dell’Associazione industriali di Cremona, Francesco Buzzella, in un suo intervento in merito alle numerose donazioni che l’associazione Uniti per il territorio della provincia di Cremona sta continuando a ricevere. «Lo abbiamo visto anche in questa circostanza di grande emergenza, dove sia i singoli cittadini ma anche le imprese hanno saputo e sanno tuttora lasciare segnali importanti». Buzzella affronta anche il tema della chiusura di moltissime aziende, prescritta dal presidente del Consiglio dei ministri. Queste ultime hanno dato prova di grande responsabilità e senso civico, procedendo all’immediata adozione di tutti i protocolli sanitari per la tutela dei propri lavoratori, in certi casi anche prima delle disposizioni degli enti preposti.

Numerose aziende stanno riconvertendo la loro produzione

«Certo, permane ancora la difficoltà di trovare alcuni dispositivi oggi fondamentali, perché lo sforzo deve andare nella direzione di garantire la salvaguardia delle persone anche attraverso la reperibilità di presidi, come mascherine, gel igienizzanti, camici ecc. Siamo però certi del fatto che le fabbriche sul nostro territorio sono luoghi sicuri dove poter lavorare. Inoltre, a dimostrazione della fantasia e del genio italico, numerose aziende stanno riconvertendo la loro produzione, per contribuire all’emergenza; un sintomo di vitalità, di voglia di combattere e di ricominciare. Penso, in particolare, ad alcune aziende cosmetiche o tessili della provincia di Cremona. Purtroppo la burocrazia non ci aiuta, perché anche in simili casi di emergenza le imprese devono comunque attendere certificazioni e autorizzazioni. In questi casi le procedure andrebbero seriamente accelerate e snellite; il tempo è poco».

Il rischio che corre la nostra economia è molto serio

Sempre in merito alla chiusura delle attività produttive, l’opinione di Buzzella è che fare di tutta l’erba un fascio non sia mai saggio. «A determinate condizioni numeriche, di spazi e luoghi a disposizione e di stretta osservanza dei presidi sanitari, il fatto che alcune aziende possano gradualmente riprendere la loro attività risponde a molteplici esigenze: mantenere in vita l’azienda, i posti di lavoro, pagare gli stipendi, alimentare minimamente l’indotto e contribuire a tenere acceso il motore dell’economia nazionale. L’Italia è l’unico Paese ad aver fermato le attività, salvo quelle considerate essenziali. La nostra idea era quella di lasciare spontaneamente la libertà delle imprese di fermarsi o meno, condizionatamente all’utilizzo di tutti i presidi di sicurezza e di igiene necessari. Solo chi non era in regola andava fermato. Il rischio che corriamo oggi è molto serio: se non gestita bene, questa fase economica potrebbe portare a danni enormi, come la recessione e la totale depressione dell’economia. In un Paese come il nostro, dove la manifattura la fa da padrone, danni così ingenti non li recupereremmo più».

È necessaria una strategia comune per garantire liquidità

Secondo il presidente degli industriali cremonesi, rischia di essere già tardi anche per la seconda fase di interventi annunciata dal Governo: «Ci sono tre punti principali su cui credo dovremmo focalizzarci. In primis, servono sistemi di prevenzione certi ovvero test rapidi per verificare e valutare le condizioni delle persone; modalità che ci permettano di effettuare verifiche sui grandi numeri. Sarebbe poi fondamentale non indebolire il sistema economico e tornare quindi nell’arco di poco tempo a riaprire le fabbriche, purché siano sicure. Infine, è necessaria una strategia comune, che porti a immettere una grande liquidità negli Stati, a favore di cittadini, famiglie e imprese, onde evitare che questa situazione si trasformi davvero in una crisi ingestibile».

Redazione Mondo Business
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