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venerdì 10 Aprile 2020
Assoindustria Cremona: è il momento della fase 2
Il presidente degli industriali cremonesi, Francesco Buzzella, torna a chiedere una veloce riapertura delle attività produttive, perché il rischio di una grave depressione economica incombe
Francesco Buzzella

In questa drammatica fase, caratterizzata dal fermo imposto a larga parte delle attività produttive, l’Associazione industriali di Cremona ha lanciato un’indagine per conoscere al meglio le esigenze e le difficoltà delle imprese associate e per raccogliere eventuali suggerimenti da parte loro. Ciò che ne è emerso è che il campione di aziende rispondenti – 150 in totale – nell’80% dei casi ricorrerà alla Cassa integrazione in deroga, laddove solo il 20% non prevede di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Rispetto al tema finanziario, poi, esistono preoccupazioni sulla liquidità, soprattutto per i prossimi mesi, così come sulle eventuali richieste di dilazione dei pagamenti. E, ancora, il 65% delle aziende intervistate vede situazioni di criticità per il futuro, nel senso che, se l’emergenza dovesse perdurare, vedrebbe compromessa addirittura la prosecuzione dell’attività. Infine, un ulteriore timore delle imprese è legato al posizionamento sul mercato: infatti la preoccupazione non riguarda tanto la perdita di fatturato nell’immediato quanto, piuttosto, il rischio di perdere clienti e, di fatto, quote di mercato.

Occorre salvare il sistema industriale dei singoli Paesi Ue

«Non voglio polemizzare con le scelte compiute dal Governo, sarebbe sterile», commenta il presidente degli industriali cremonesi, Francesco Buzzella. «Non è questo il tempo delle polemiche. Sicuramente ci siamo trovati tutti di fronte a un evento straordinario e senza precedenti per la nostra storia. L’unica considerazione critica che rivolgo al Governo riguarda il metodo degli annunci serali in tv, prima ancora di varare i relativi decreti, con l’effetto di generare molta confusione. Non tutto, peraltro, compete al nostro Governo. Pensiamo infatti all’Unione europea, che ancora una volta, trovandosi in una situazione complicata, non dimostra la necessaria unità. Al di là delle singole preferenze su questo o quell’altro strumento, ciò che va previsto è uno strumento di finanziamento, inevitabilmente a debito in senso lato, perché se non salviamo il sistema industriale dei singoli Paesi, avremo compromesso definitivamente la situazione economica europea»

La campagna di Confindustria #iopagoifornitori

Il presidente Buzzella si sofferma in particolare sul tema della liquidità. «Pensiamo solo al fatto che, dei 500 miliardi di euro dell’export del nostro Paese, il 50% deriva dall’industria metalmeccanica, che oggi è quasi del tutto ferma, con la conseguenza che in questo momento stiamo perdendo qualcosa come 100 miliardi di Pil al mese. Qualora il lockdown dovesse continuare e se le aziende non beneficeranno di un’iniezione sufficiente di liquidità per attenuare i colpi della crisi, la situazione diventerebbe molto preoccupante. Devo dire che le banche si sono dimostrate molto disponibili, prevedendo anche diversi strumenti di facilitazione del credito, ma ovviamente occorrerà passare dalle parole ai fatti e in questo caso, se sarà necessario, sapremo far sentire ancora la nostra voce. Ricordo che, come Confindustria, abbiamo lanciato la campagna #iopagoifornitori, proprio per evitare l’errore occorso durante la crisi del 2012, che vide l’interruzione del rapporto fornitore-cliente. Ricordo tanto alla pubblica amministrazione quanto alle aziende private che il fornitore non può essere utilizzato come fosse un istituto bancario; rispettare gli impegni presi, oltre che una misura fondamentale per l’equilibrio finanziario del sistema economico è anche un segno concreto del senso civico di chi fa impresa».

Le proposte di Assoindustria Cremona per rilanciare il territorio

«In questo gravissimo contesto la salute è certamente il bene primario e ogni contributo per alleviare e contrastare le conseguenze dell’epidemia è cruciale. E, tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che all’emergenza sanitaria seguirà una profonda crisi economica, che dobbiamo essere in grado di affrontare, perché non si trasformi in depressione. Le proposte che abbiamo in mente sono molte e vanno in diverse direzioni: in primis, avviare i cantieri di grandi e piccole infrastrutture. Per esempio, sul nostro territorio potrebbe essere vitale avviare velocemente l’autostrada Cremona-Mantova. Un secondo intervento, tra gli altri, riguarda il settore dell’automotive. Dobbiamo tener presente, infatti, che questo settore è cruciale per una filiera molto ampia e un indotto altrettanto ampio di piccole e piccolissime imprese. Far ripartire questa parte della meccanica avrebbe grandi vantaggi, ma per farlo occorrerebbero sistemi di incentivo, come quelli già visti in passato, che possono spingere all’acquisto di automobili».

Uscire dalla logica dei codici Ateco per decidere chi apre e chi no

«In generale, è il momento di costruire una fase due, con un percorso chiaro per ripartire. Sono d’accordo con quanto detto da Carlo Bonomi, leader di Assolombarda. Un metodo perseguibile è quello delle cosiddette tre D: dispositivi, dati e diagnostica. Più informazioni e dati abbiamo a disposizione e più riusciremo a mettere in campo un’azione preventiva rispetto alla diffusione del contagio. Le imprese che riaprono devono avere dispositivi adeguati per operare in sicurezza e lo Stato deve disporre di dati che gli consentano di identificare meglio l’ordine di grandezza del contagio, tramite tamponi a tappeto, indagini sierologiche e ricerche su cluster della popolazione, per procedere a misure restrittive mirate e tener monitorate le situazioni a rischio. Inoltre, uscirei sicuramente dalla logica dei codici Ateco, per decidere chi può aprire e chi no, seguendo piuttosto il criterio della sicurezza negli ambienti di lavoro. Nessuno più degli imprenditori ha a cuore che non ci sia una seconda ondata epidemica, perché comporterebbe il colpo di grazia definitivo alla domanda di mercato e quindi all’industria manifatturiera».

Redazione Mondo Business
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Associazione Industriali di Cremona
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