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lunedì 6 Aprile 2020
Artigianato: il fatturato crolla di oltre 7 miliardi
A causa del blocco imposto all'attività produttiva, l'artigianato italiano rischia l'estinzione. È il grido di allarme dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre
Quello del calzolaio è uno dei vecchi mestieri più a rischio

Almeno 7 miliardi di euro. A tanto ammonta la stima della perdita di fatturato che, a causa del coronavirus, le imprese artigiane subiranno a livello nazionale in questo mese di chiusura (dal 12 marzo al 13 aprile 2020). A fare i conti è stato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Le costruzioni, per esempio,  vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi; la manifattura di 2,8 miliardi e i servizi alla persona di 650 milioni di euro. «L’artigianato rischia di estinguersi o quasi», segnala il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo. «In particolar modo nelle piccole città e nei paesi di periferia, molte attività, a fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere. Se la situazione non migliorerà entro la fine del prossimo mese di maggio, è verosimile che entro quest’anno il numero complessivo delle aziende artigiane scenderà di almeno 300 mila unità: vale a dire che il 25% delle imprese artigiane presenti in Italia chiuderà i battenti».

Il primo crollo negli ultimi dieci anni

È una situazione molto difficile quella che sta vivendo l’artigianato in queste settimane e che si sovrappone a un quadro generale altrettanto pesante: negli ultimi dieci anni, il numero delle imprese in questo settore è infatti crollato. Tra il 2009 e il 2019, le aziende artigiane che hanno chiuso definitivamente sono state poco meno di 180 mila (per la precisione 178.664), pari al -12,2%. «Quasi il  60% della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi dieci anni», fa notare il segretario della Cgia, Renato Mason, «riguarda attività legate al comparto casa: edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, ecc. hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web, della comunicazione, si stanno imponendo, ma purtroppo le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell’artigianato e la vita di molti quartieri e città».

I vecchi mestieri che rischiano di scomparire

A fronte delle difficoltà che certamente si intensificheranno nei prossimi mesi, la Cgia ha elencato 25 vecchi mestieri artigiani che, già in forte agonia, rischiano di scomparire definitivamente dalle nostre città e dai paesi di campagna, tra cui: arrotino, barbiere, calzolaio, fotografo, norcino, mugnaio e sarto. Tornando alle chiusure imposte dalla legge in queste ultime due settimane, sono 752.897 le imprese artigiane che sono state costrette a sospendere l’attività (pari al 58,5% del totale); il conto sale a 799.462 se si considerano anche le attività per le quali è prevista la possibilità di fare solo somministrazione per asporto. A livello territoriale è il Mezzogiorno la macro area dove la caduta è stata maggiore.

 

Redazione Mondo Business
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